La Russia invade sé stessa: è guerra ?


L’astuto giocatore russo di poker continua a gestire con abilità la sua partita contro gli altri inesperti giocatori occidentali.

Vi sarà capitato nella vita di dover fronteggiare qualcuno o qualcosa di più grosso di voi senza sapere come e dove e perché attaccherà e solo dopo nel corso del suo attacco piano piano riuscire a capire il suo obiettivo.

Ecco in quella situazione avete la prova di fronteggiare qualcuno che la sa più lunga di voi e comunque andrà a finire sarete voi a subire il danno maggiore. Questa è la situazione dell’Occidente nella partita dell’Ucraina e solo ieri finalmente il giocatore russo ha calato la prima carta. Non sappiamo quali altre carte calerà domani e dopodomani sappiamo solo che la situazione non è come appare perché dall’altra parte abbiamo un giocatore che la sa lunga, molto lunga, sicuramente più di noi. In queste situazioni c’è solo una difesa: essere coscienti che se tu pensi che lui faccia l’azione A allora è quello che lui in quel momento vuole da te. Quindi non è mai l’azione A la sua direttrice d’attacco, c’è sempre un piano B nascosto dietro le sue spalle e non è quello che tu pensi. Questo atteggiamento deriva da una premessa: riconoscere che lui è più forte, più abile, più scaltro, più navigato. E sa quello che fa. In questo caso abbiamo da una parte le democrazie occidentali e dall’altra parte un dittatore che ha saputo compattare il suo paese dietro di lui: secondo voi chi è più agile sul campo di battaglia ? La nostra allegra brigata di democrazie caciarone o il dittatore ?

Putin non vuole la guerra e quella in corso almeno nella realtà dei fatti non è una guerra: la Russia invade sé stessa, ovvero invade due provincie che sulla carta appartengono all’Ucraina ma che sono a stragrande maggioranza russofone. E che la Russia già indirettamente controlla militarmente. Che poi sempre sulla carta questa sia una violazione della sovranità dell’Ucraina siamo d’accordo: l’Ucraina si rivolgerà al Consiglio delle Nazioni Unite che come al solito non concluderà niente e finirà lì. Qualcuno protesterà da qualche parte ma francamente il mondo non sembra interessato a due pezzi russofoni dell’Ucraina che cambiano frontiera. Purtroppo funziona così, è successo con la Transnistria 30 anni fa e poi è successo con la Crimea o oggi succede con quelle due provincie autoproclamatesi stati. Possiamo o non possiamo essere d’accordo ma questa è la realtà dei fatti.

Mi sono chiesto e mi chiedo che cosa voglia Putin. Se la guardate da fuori la vicenda non ha senso. Morire per Danzica non aveva senso nel 1940 ma ha senso oggi morire per il Donbass ? Perché la Russia si accanisce sul Donbass quando ha almeno altri 100 territori contesi ai suoi confini ?

Piano piano che l’astuto giocatore di carte russo cala i suoi assi appaiono all’orizzonte le vere ragioni di questa mossa che non ha senso apparente per Mosca.

Il gioco è rischioso per Mosca ma potenzialmente fruttuoso. E non è l’Ucraina l’obiettivo perché anche per i russi il disegno supera i confini del Donbass.

Dopo l’Afganistan gli USA hanno mostrato il loro lato debole: mai come oggi la presidenza USA di Biden si dimostra flaccida. Storicamente sono i presidenti di sinistra che fanno le guerre, i conservatori di solito le evitano o le combattono a distanza o nascostamente. Si aggiunga che gli USA sono seduti su una bolla monetaria che rischia di deflagare paurosamente tra colli di bottiglia nelle catene di fornitura, massa monetaria in circolazione e mercati azionari a dei livelli che sono intenibili.

Poi abbiamo l’Europa che con la pandemia si è dimostrata sicuramente scollata e in preda ad una agonia istituzionale senza pari: non solo Erdogan si permette di fare stare in piedi la signora Ursula von der Leyen ma anche il presidente dell’Uganda manco la saluta in un incontro ufficiale. E questa debolezza la si vede da come l’Europa abbia reagito subito alle mosse di Mosca prima che il babbo americano non ricompattasse le fila: il tedesco Sholz timidamente cercava di fare i fatti suoi, i francesi menavano il can per l’aia e gli italiani scodinzolavano a Putin abbaiando gioiosamente mentre già iniziavano a sentire i geloni ai piedi dopo decenni di insipienza nella gestione della politica energetica.

Ma torniamo a bomba: Putin non vuole la guerra, anzi la teme più di quello che la temiamo noi. Putin ha visto il vuoto davanti a sé e ha semplicemente messo il piede nella porta per saggiare la reazione delle democrazie occidentali. In mano non ha una pistola, ha il gas di cui noi europei abbiamo terribilmente bisogno.

E semplicemente vuole vedere che effetto che fa. Se Putin riesce a umiliare l’Occidente ha davanti a sé sotto il profilo diplomatico e sotto il profilo politico una opportunità unica per acquistare peso nel mondo, per portare a casa ricchi dividenti per i prossimi decenni.

Per questo ha calato la carta della ri-conquista o annessione o usurpazione delle due province autonome ucraine autoproclamatesi stati. Ma pensare che questo fosse l’asso che ha in mano è sbagliato, questo piano A nasconde un altro piano B. In altri termini le colonne di tank che entrano nelle due province dell’Ucraina sono solo il pugno sinistro che l’Orso russo mette davanti alla faccia dell’avversario prima di colpirlo con il pugno destro.

E il pugno destro è il gas.

O almeno dovrebbe essere questo.

Che sia in corso una partita di poker dove quello che appare non è quello che è lo testimonia il fatto che il presidente Biden appresa l’occupazione delle due provincie autoproclamatesi stati in Ucraina ha imposto sanzioni solo su queste due provincie che è come dire che non ha fatto niente riservandosi maggiori sanzioni (quelle vere) solo se i russi supereranno il confine (quello vero diciamo così) con l’Ucraina.

Poi mi attendo di essere smentito dall’abile giocatore russo.

Confesso che il poker non è mai stato il mio forte e quindi di questo articolo forse la premessa è l’unica cosa vera al 100%: con Putin la realtà non è mai come lui te la vuole fare credere.