Siamo apparsi regolarmente su:

Aggiornamento portafoglio: dobbiamo giocare in difesa


Carissimi lettori di Rischio Contenuto, ben ritrovati.

Terminata la pausa estiva, riprendiamo in mano le fila dei mercati e del nostro portafoglio, cercando di imbastire la strategia che, presumibilmente, ci guiderà per buona parte degli ultimi mesi di questo 2022. Mettiamo quindi in ordine gli ultimi eventi importanti di queste ultime settimane per avere il quadro completo prima di formulare delle ipotesi conclusive.

Dopo il dato sull’inflazione USA in discesa a luglio, attestatosi a +8,5% rispetto al 9,1% precedente, che aveva dato un po’ di sollievo e speranza ai futures americani, le parole dure di Powell al simposio di Jackson Hole hanno fatto virare prontamente in negativo i mercati mondiali, con cali nella giornata di venerdì 26 agosto scorso tra il 2% e il 4% circa.

Per altro, il dato sull’inflazione nell’area euro non era stato buono come quello statunitense, poiché a luglio ha registrato un +8,9% rispetto al +8,6% di giugno, lasciando ben pochi margini di ottimismo sul ripiegamento del caro prezzi. E, le attese non sono particolarmente positive nemmeno per il dato che sarà comunicato oggi, visto al record del 9%, quindi ancora in crescita rispetto a luglio, seppur di poco.

Dal fronte USA, la curva dei rendimenti continua ad essere invertita facendo presagire una recessione nei prossimi mesi. Certo, non è una regola – e ne abbiamo parlato diffusamente su queste colonne – ma è quello che sta accadendo sulla curva dei Treasury statunitensi dopo le parole non proprio rassicuranti del presidente della FED, con gli investitori che ora credono in un aumento aggressivo dei tassi fino al 2023.

Infatti, le dinamiche sui mercati hanno visto il Nasdaq Composite e l’S&P500 precipitare rispettivamente del 4% e 3,4%, mentre il benchmark decennale si è portato intorno al 3,10% mentre il titolo a 2 anni è balzato al 3,47% ai massimi dal novembre 2007. A ben guardare, comunque, le parole di Powell non hanno fatto altro che riportare gli investitori con i piedi per terra, dopo l’illusione che il bottom fosse stato raggiunto e che un mese di agosto sostanzialmente al rialzo fosse l’incipit della ripresa.

Così, dopo un mese di relativa calma i listini hanno ripreso il trend dominante, cioè al ribasso e compatibile con la fase del ciclo in cui ci troviamo. È plausibile immaginare che l’azionario presenterà un potenziale di maggiore volatilità rispetto ai mesi precedenti, con gli investitori che ora hanno rivalutato le aspettative sui tassi avendo ben compreso che i tassi resteranno elevati nell’immediato futuro e che la FED non fornirà indicazioni prospettiche ma che baserà la sua azione esclusivamente sui dati macro, senza cedere di un millimetro.

Ciò che è ora piuttosto chiaro è che la FED è disposta ad accettare una certa misura di recessione che, unita alla politica monetaria restrittiva, aiuterebbe a piegare l’inflazione in maniera strutturale. Non molto diversa la posizione della BCE, che tuttavia ha ben altri grattacapi e non possiede certo il cipiglio della principale Banca Centrale mondiale. Infatti, non è un buon momento per la Germania, ormai ex locomotiva economica dell’Europa, almeno stando agli ultimi dati e alle forti preoccupazioni espresse da Francoforte.

Non di meno, gli ultimi dati dell’economia teutonica non sono buoni e la fiducia tra gli imprenditori tedeschi, di fatto, sta scemando sempre più a causa della crisi energetica in corso, che in Germania è ancora più dura rispetto al resto d’Europa. Infatti, la Germania da decenni cresce grazie alle importazioni di gas e petrolio dalla Russia a basso costo. Ora, però, la necessità di allentarne la dipendenza sta costringendo il governo Scholz a rimpiazzare le materie prime con quelle esportate da altri fornitori, tra cui il Qatar, ma la transizione si sta rivelando assai costosa.

Con queste premesse, a noi pare abbastanza evidente che stante questa situazione generale, i presupposti per pensare di puntare sull’azionario sono proprio pochi per non dire del tutto inesistenti. Cioè, immaginare un mercato azionario al rialzo con tassi in salita ed economie in recessione è davvero esercizio per coraggiosi, anche perché come diciamo da tempo a questa parte siamo nella fase del ciclo economico che non è compatibile con rialzi di Borsa e che non è pensabile che questa possa esaurirsi in un batter d’occhio.

Siamo quindi propensi a mantenere una linea di portafoglio molto prudente e attendista, salvo concederci qualche sortita in ottica tattica se si creassero le condizioni o se si manifestassero particolari opportunità. Ma il trend rimane negativo, compatibilmente con il ciclo economico, per cui sino a che non si vedrà un’inversione di tendenza sui dati macro i mercati non potranno invertire il trend e tornare strutturalmente positivi.

Tornando al nostro portafoglio, la volatilità negativa ha mollato un po’ la presa nel mese di agosto spingendo il nostro asset in una sorta di trading range. Dai minimi di giugno abbiamo registrato un discreto progresso, ma è evidente che la vera forza, la vera spinta, per ora non possiamo aspettarcela.

Il nostro portafoglio, all’ultimo close disponibile, valorizza un NAV a 105,07 in buona crescita rispetto al precedente 140,76 dell’ultima rilevazione a fine luglio. Migliora anche la performance storica su base annua ora al +2,12 rispetto al +2,07% della scorsa valorizzazione. Sale leggermente la volatilità totale, ora all’1,93% mentre cala quella negativa che ora si porta all’1,07%. 

Restiamo investiti per poco più del 40% del totale disponibile, senza apportare per ora modifiche ai titoli presenti in portafoglio che, nonostante tutto, stanno contenendo dignitosamente la volatilità negativa e presentano dei ribassi assolutamente tollerabili.

E naturalmente ci teniamo da conto la liquidità, risorsa essenziale per caricare il portafoglio quando le condizioni di mercato ci permetteranno di sfruttare trend positivi che riporteranno in alto il nostro NAV di portafoglio. Ora si deve giocare in difesa ed essere pazienti. Siamo investitori avveduti e non speculatori suicidi, per cui il nostro portafoglio, il nostro capitale, i nostri risparmi non devono correre rischi inutili.

Portafoglio ed equity line aggiornati nell’apposita sezione.