Per la serie "gap" da chiudere: Saipem e la barriera a 1.58 euro


La settimana è stata completamente dedicata ed indirizzata dalle banche centrali e precisamente il mercoledì sera dedicato alla Fed e il giovedì alla Bce.

Entrambe, come noto ormai, hanno deciso di incrementare di ulteriori 0.25 punti percentuali i relativi tassi d'interesse portandolo rispettivamente per la Fed al 5.25% e al 3.25% per la Bce.

Evidentemente la spesa per i consumi personali elevata ha avuto la meglio rispetto alla caduta del Pil nelle preoccupazioni del board della Fed, dando una risposta al dilemma con cui abbiamo chiuso il precedente articolo la scorsa settimana.

Diverso il discorso per la Bce che ancora sembra avere margini di manovra, ma che ha visto inaspettatamente crescere il livello della massa monetaria M3 ( vedi articolo https://www.lombardreport.com/2023/3/26/c-era-una-volta-l-inflazione-causata-dai-rialzi-del-settore-energetico/ ) e che, per ammissione della Lagarde, i rischi inflattivi causati dalle tensioni belliche restano elevati.

La reazione dei mercati è stata tutto sommato tiepida.

Il Nasdaq continua a mantenersi in un canale rialzista, mentre il Dow Jones risulta più incerto nella direzionalità.

NASDAQ

DOW JONES

Per quanto attiene invece alla reazione europea alla decisione della Lagarde lo sintetizziamo con il Dax e qui la festa continua in una corsa verso i massimi  che ha ragion d'essere esclusivamente se inquadrata in una finanza di guerra senza troppi giri di parole.

DAX

Si vola verso i massimi storici e solo uno storno Made in Usa potrebbe scalfire l'ottimismo.

Probabilmente, come è stato per i precedenti due contratti scaduti rispettivamente a dicembre 2022 e a marzo 2023, in cui "le pulizie di portafoglio" sono arrivate copiose solo negli ultimi 2 giorni prima della scadenza, vendite tali da poter riportare il derivato a ridosso dei 14900-15000 punti arriveranno in prossimità della scadenza degli attuali contratti prevista per il 16 giugno, con l'estate alle porte.

Sul versante azionario italiano torniamo ad analizzare la dinamica di Saipem. 

SAIPEM

Tempo fa, durante un webinar, eseguimmo l'analisi del titolo Saipem, quando il prezzo si aggirava sui 0.96 centesimi di euro.

Ciò che emerse dall'analisi fu decisamente un approccio positivo con l'individuazione di due gap grafici, al tempo, da chiudere.

Il primo era visibilissimo a 1.07€ mentre il secondo era, ed è tuttora posto a livelli stratosferici, al livello di 1.90€.

Da una nuova analisi congiunturale dell'azione, si vede chiaramente come il titolo abbia trovato una resistenza importante a 1.6€ che non è riuscita a distruggere ed a lasciarsi alle spalle.

Ciò che sostiene la possibilità di tornare a cercare di rompere il livello più volte indicato agli 1.58€ è la tenuta in basso, degli 1.22€ circa.

La rottura della resistenza a 1.58€ deve essere affrontata con un allarme impostato come abbiamo già fatto per altri titoli, poichè, se il prezzo riuscisse a trovare la grinta per sfondare anche la soglia psicologica degli 1.60€, in grado di fornire forza e sostanza al movimento, poco potrebbe impedire al titolo di andare a chiudere un gap che solo qualche mese fa sarebbe sembrata pura utopia. 

Nel frattempo si susseguono fallimenti bancari qua e là negli States, spesso risolti in una nottata con l'acquisizione da parte di qualche altro grande istituto finanziario.

Un tempo, fatti di tale rilevanza avrebbero fatto tremare i polsi di tutti i mercati finanziari mentre ora vengono agli onori della cronaca solo quando si è già trovata una soluzione che vede altri attori privati ma a ben guardare, in ognuno di questi salvataggi c'è lo Stato nascosto dietro che va a tamponare immediatamente ogni buco per evitare che si crei il panico tra i clienti scatenando la corsa agli sportelli, e giustamente aggiungo, ma, per chiudere in bellezza, alla faccia della tanto declamata economia di mercato!

(L'autore del presente articolo non è iscritto all'ordine dei giornalisti e potrebbe detenere i titoli oggetto dei suoi articoli)