Dal crollo del 2008 al washout del 2020: una mappa strutturale del petrolio per capire dove siamo e — forse — dove andremo.
Il crude oil non è solo materia prima. È il mercato che forse più di tutti porta scritto in faccia come si muove il denaro istituzionale: dove raccoglie liquidità, dove costruisce posizioni, dove poi le smonta. Leggerlo sul mensile con il metodo ICT significa trattare il grafico come un documento storico — non per prevedere il futuro, ma per capire da dove veniamo e quali zone contano davvero.
Una storia a episodi, con capitoli ben riconoscibili
Prima del 2008 il crude vive una corsa al rialzo prolungata. Il prezzo sale, gli investitori si accumulano sul lato lungo, gli stop si moltiplicano sotto ogni minimo. Quella concentrazione di ordini in attesa — la sell-side liquidity in gergo ICT — diventa il magnete per i grandi operatori. Che ci arrivano sopra, e poi scaricano. Il crollo del 2008 è il risultato. Quel movimento lascia sul grafico una vasta zona di squilibrio ribassista: un FVG (Fair Value Gap) ribassista, cioè un'area dove i venditori hanno dominato senza incontrare acquirenti, e dove il prezzo ha buone ragioni per tornare prima o poi a "riempire lo spazio".
La storia non finisce lì. Dopo la ripresa post-2008, il mercato costruisce un secondo capitolo: una fase di ridistribuzione che culmina nel 2014 con un nuovo FVG ribassista, questa volta ancora più ampio, che apre la strada a un ribasso esteso. Il punto di arrivo è aprile 2020, quando i futures del crude toccano territorio negativo in una delle giornate più anomale della storia dei mercati. Washout totale. L'ultimo venditore getta la spugna.
Fig_1 Grafico mensile future Crude Oil
(clicca sul grafico per ingrandire)
Dal 2020 in poi: il mercato riscrive il copione
Dal fondo del 2020 partono due FVG rialzisti consecutivi — zone dove i compratori hanno preso il controllo netto, senza lasciare venditori sul campo. Sono le aree dove il prezzo ha senso di tornare in caso di correzione, trovandoci supporto strutturale. Questi due blocchi — il FVG rialzista del 2020–2021 e quello del 2021–2022 — disegnano la mappa del nuovo ciclo e restano i punti di riferimento più importanti per chiunque guardi il mensile oggi.
Il crude si trova ora nella metà inferiore del grande dealing range costruito tra il minimo del 2020 e il massimo del 2014. Il dealing range è il corridoio entro cui il mercato si è mosso nell'arco di un ciclo: la metà inferiore è storicamente zona di domanda, quella superiore di offerta. Non è una certezza assoluta, ma è il modo in cui il mercato ha funzionato storicamente — e ignorarlo significa operare senza mappa.
La geopolitica agita le acque, ma la struttura resta la bussola
Il quadro tecnico di lungo periodo convive con una variabile che il grafico non mostra ma che muove il prezzo ogni settimana: la geopolitica. Tensioni nel Golfo, revisioni sull'offerta OPEC+, rischi sulle rotte di esportazione — tutto questo genera onde di paura e sollievo che agitano il prezzo nel breve. Ma la struttura mensile non cambia con un comunicato. Le zone costruite in anni di storia sono i posti dove il denaro istituzionale torna, sempre.
I livelli che contano e le prospettive di lunghissimo termine
Sul mensile i livelli rilevanti sono pochi ma netti. Il primo punto di attenzione è 75 USD, zona corrispondente al gap aperto tra febbraio e marzo 2026. Un gap non colmato è un'inefficienza: il mercato tende a tornarci. Una eventuale discesa verso quell'area, seguita da una reazione dei compratori evidente su base mensile o weekly, aprirebbe — in una prospettiva di lungo periodo — un'ipotesi rialzista con primo obiettivo nell'area 120–130 USD, dove resistenze strutturali di medio termine potrebbero rallentare il movimento.
Più in profondità, 47.11 USD rappresenta la vera sell-side liquidity storica: la concentrazione degli stop di chi ha comprato nel grande ciclo rialzista aprile 2020 - marzo 2022. Un'eventuale discesa fino a quella zona potrebbe innescare una caccia alla liquidità prima di un rimbalzo strutturale. I FVG rialzisti del 2021–2022, compresi tra 41.22 e 43.81, sono l'ultima linea di difesa del ciclo positivo partito dal 2020.
Va detto chiaramente: questi scenari appartengono alla dimensione del lunghissimo termine. Su un grafico mensile ogni "movimento" può richiedere anni. Non sono indicazioni operative di breve — sono la cornice entro cui leggere quello che il mercato fa settimana dopo settimana.
Lo scenario positivo regge finché il prezzo non rompe con una chiusura mensile netta sotto 41.22. Conferma: tenuta di 75 USD con reazione dei compratori. Invalidazione: chiusura mensile sotto 41.22, che cambierebbe il regime strutturale in modo significativo. Lo scenario negativo — meno probabile ma non da ignorare — si attiva esattamente con quella rottura, e richiederebbe un approccio molto più cauto sull'esposizione long.
Conclusione: una mappa, non una profezia
Il grafico mensile del crude racconta una storia lunga più di vent'anni. I FVG ribassisti del 2008 e del 2014 segnano i capitoli della distribuzione; i FVG rialzisti del 2020 e del 2021 aprono quello della ri-accumulazione. Oggi siamo dentro quel capitolo, con i livelli chiave ben visibili: 75 USD come primo snodo, 47.11 come zona di liquidità profonda, 41.22–43.81 come baluardo strutturale, 120–130 come primo obiettivo di lungo.
Trattate questi livelli per quello che sono. Non previsioni. Mappe di probabilità costruite sulla storia del prezzo. Il mercato delle commodity premia chi conosce il territorio e punisce chi ci entra senza cartina.
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Disclaimer: L'analisi ha finalità educative e informative. Non costituisce sollecitazione all'investimento né consulenza finanziaria personalizzata.
L'autore del presente articolo è un trader privato e detenendo gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi potrebbe essere in conflitto di interesse con i lettori.
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