I numeri sono impietosi. L’isteria però lo è altrettanto. Salgono di molto i rendimenti dei nostri titoli di Stato, soprattutto sulla parte corta. E’ il caso di agire? Alcune riflessioni in merito e una selezione dei titoli più remunerativi.
Cronache dai mercati
L’aumento di rendimento del decennale italiano è stato in un solo mese del 12,7% e quindi per la relativa quotazione – inversamente proporzionale – il calo è risultato equivalente. Nessuno se lo sarebbe atteso, visto che veniva data per scontata una corsa al ribasso per lo yield almeno fino al 3%, naturalmente da parte dei soliti analisti istituzionali, che poi non azzeccano mai una!
Il nostro dieci anni ha chiuso invece ieri al 3,8%. Numeri alla mano come pivot point (che possiamo tradurre con “punti cardine”) le evoluzioni possibili potrebbero essere queste:
|
Ulteriore debolezza |
Alla rottura al rialzo dell’area 3,94% - 3,97% |
|
Rafforzamento |
Alla rottura al ribasso del 3,47% e poi del 3,35% |
Inutile sottolineare che tutto questo dipende dai timori inflattivi da esplosione dei prezzi petroliferi.
E’ il caso di analizzare allora la curva dei rendimenti dei Btp:
|
Scadenza |
Yield ieri |
Yield 1 mese fa |
|
1 anno |
2,40% |
2,05% |
|
3 anni |
2,86% |
2,36% |
|
5 anni |
3,14% |
2,67% |
|
7 anni |
3,45% |
3,01% |
|
10 anni |
3,80% |
3,38% |
|
20 anni |
4,40% |
4,09% |
|
30 anni |
4,59% |
4,30% |
|
50 anni |
4,29% |
4,14% |
Tradotti in variazione percentuale questi i movimenti:
|
1 anno |
+17,0% |
|
3 anni |
+21,0% |
|
5 anni |
+17,6% |
|
7 anni |
+14,6% |
|
10 anni |
+12,4% |
|
20 anni |
+7,6% |
|
30 anni |
+6,7% |
|
50 anni |
+3,6% |
La curva insomma indica tassi a breve che aumentano più di quelli a lungo termine. Ciò avviene di solito quando si pensa che le Banche centrali inaspriranno la politica monetaria per combattere inflazione.
Tutto come prevedibile quindi! Un arco temporale di un solo mese non è però sufficiente per confermare che ciò avverrà effettivamente. Si è infatti sospesi a una variabile troppo sfrenata quale quella delle quotazioni petrolifere da evento bellico, esasperatamente volatili.
Inevitabile la domanda allora su che fare? Le risposte possono essere varie e le ipotizziamo qui di seguito.
|
Non fare nulla, attendendo l’evoluzione delle vicende. L’inflazione certamente salirà nei prossimi mesi ma di quanto? Impossibile valutalo. C’è chi dice fino al 5-6% su base annua. Sarebbe uno choc terribile, insostenibile per l’Italia e per gli italiani. Meglio così non credere ai numeri improvvisati e aspettare quelli ufficiali |
|
Muoversi sulla curva, in base ai prezzi di carico dei propri Btp in portafoglio. Vendendo per esempio quelli meno remunerativi e spostandosi su quelli più remunerativi, pur sopportando delle minusvalenze |
|
Incrementare le posizioni già in portafoglio in ottica tattica, puntando su un rimbalzo delle quotazioni nel breve/medio termine e cogliendo soprattutto l’eccessiva debolezza delle scadenze fino a 5 anni |
|
Acquistare degli “inflation linked” (in prima linea Btp Italia) in presenza tuttavia di dati che confermassero un surriscaldamento inflattivo |
|
Diversificare ancor più su altri emittenti governativi europei, per ridurre il rischio Italia, che in presenza di un’eventuale inflazione alle stelle potrebbe soffrire non poco |
|
Vendere Btp e collocarsi - sfruttando la debolezza anche dell’azionario - su titoli forti dell’economia globale, meglio se ad alti dividendi: per esempio Generali, Enel, Snam e pochi altri. Il rendimento distribuito può essere comunque soddisfatto |
|
Approfittare dell’eventuale debolezza di nuovi collocamenti, che in alcuni casi convengono rispetto ai titoli già quotati sul secondario |
|
Memorizzare l’esperienza e trarre la conclusione che solo un’elevata diversificazione di asset e di emissioni obbligazionarie (anche in termini di duration) copre realmente dai rischi |
|
Evitare infine bond minori a taglio 100.000, che in queste condizioni diventano illiquidi |
E ora una selezione di Btp, ovvero di quelli più remunerativi al momento sui vari tratti della relativa curva. Si notano alcune diversità rispetto ai dati della prima tabella, il che deriva da marginali differenze delle scadenze prese in considerazione.
|
1 anno |
Btp 2,65% Dc27 |
IT0005500068 Quotazione 100,08 Eur Yield 2,62% |
|
3 anni |
Btp 5,25% Nv29 |
IT0001278511 Quotazione 108,1 Eur Yield 2,88% |
|
5 anni |
Btp 3,15% Nv31 |
IT0005619546 Quotazione 99,8 Eur Yield 3,22% |
|
7 anni |
Btp 4,35% Nv33 |
IT0005544082 Quotazione 105,7 Eur Yield 3,51% |
|
10 anni |
Btp 2,25% St36 |
IT0005177909 Quotazione 86,9 Eur Yield 3,8% |
|
20 anni |
Btp 3,25% St46 |
IT0005083057 Quotazione 85,5 Eur Yield 4,37% |
|
30 anni (non esiste una scadenza 2056) |
Btp 4,65% Ot55 |
IT0005668238 Quotazione 101,7 Eur Yield 4,6% |
|
50 anni (non esiste una scadenza 2076) |
Btp 2,15% Mz72 |
IT0005441883 Quotazione 58,1 Eur Yield 4,27% |
= = = = = = = = =
L’utilizzo delle informazioni e dei dati come supporto di scelte personali è nella completa autonomia del lettore e pertanto solo quest’ultimo è responsabile delle proprie decisioni.
Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica clicca qui >>
Informativa metodo clicca qui >>






