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Obiettivo reddito – I bond giusti al momento giusto: gli “anti inflazione” alla prova dei numeri


Sono loro i protagonisti assoluti del periodo in corso. Vi spieghiamo di cosa si tratta (anche se probabilmente già li conoscete!) ma soprattutto ne verifichiamo l’efficienza. Con in più un’attenta analisi da parte di un’esperta del settore.

Il report della domenica

Sono sei quelli quotati sul secondario ma di fatto si riducono a cinque, dato che uno di loro è ormai prossimo a scadenza. Si tratta dei Btp Italia. Qualcuno dirà: sai che fantasia! In realtà si tratta della risposta giusta al momento attuale ma occorre comprenderne le caratteristiche e l’adeguata risposta all’inflazione vista in crescita. Da questo punto di vista l’analisi diventa un po' più complessa.

Cominciamo con l’opinione di un’esperta

Sentiamo quella di Elida Rhenals, Senior Portfolio Manager e Head of Inflation di BNP Paribas Asset Management.

Ecco cosa dice: “Già nel giorno successivo alle prime incursioni statunitensi in Iran, abbiamo raccomandato di acquistare obbligazioni a breve termine indicizzate all'inflazione, poiché ritenevamo che le aspettative in tal senso fossero troppo prudenti riguardo alle implicazioni a breve termine dell'aumento dei prezzi del petrolio: avevamo ragione.
I tassi d’inflazione di breakeven hanno generato una performance del +1,04% e la performance assoluta delle obbligazioni a breve termine indicizzate “inflation linked” è stata pari al +0,10%, in linea con le nostre aspettative.
La domanda chiave è: continuiamo a sostenere questa asset class? La risposta è sì, ma non per le stesse ragioni.
A nostro avviso, i tassi d’inflazione di breakeven prezzano perfettamente prezzi dell'energia più elevati nel breve termine e, di conseguenza, un'inflazione più alta per il resto dell'anno. In altre parole, i prezzi attuali sono coerenti con quotazioni dell’oro nero che si attesteranno in media intorno agli 80/90 dollari al barile per il resto dell'anno. Ciò significa anche che, affinché i breakeven continuino a salire, è necessario un aumento sostenuto dei prezzi dell'energia rispetto ai livelli attuali, a causa di qualsiasi altro shock inflazionistico (tariffe, interruzioni della catena di approvvigionamento, aumenti dei salari ecc..).
Nelle attuali condizioni di mercato, stimiamo che il reddito derivante dalle obbligazioni a breve termine indicizzate all'inflazione si attesterà tra il 3% e il 3,5% tra ora e fine anno, trainato principalmente dal meccanismo d’indicizzazione.
Riteniamo che l'entità di quest’ultima nei prossimi mesi sarà sufficientemente elevata da fornire protezione contro un calo significativo dei rendimenti reali, come accaduto nel 2022, periodo che ricorda quello che stiamo affrontando oggi: uno shock inflazionistico e il timore che le Banche centrali siano costrette poi a inasprire la politica monetaria.

Tuttavia, non siamo nel 2022: i livelli d’inflazione risultano significativamente più bassi, la domanda aggregata sta rallentando e i tassi d’interesse di riferimento sono ancora restrittivi nelle economie avanzate. Di conseguenza, riteniamo improbabile che le Banche centrali reagiranno a un'inflazione più elevata, trainata dal settore energetico, con ulteriori misure restrittive, dato il rischio di un errore di politica monetaria in un contesto di crescita fragile. Questa visione contrasta con le attuali aspettative di mercato di un ulteriore inasprimento delle politiche monetarie.
In un simile contesto, confermiamo di privilegiare le obbligazioni a breve termine indicizzate all'inflazione, in particolare dell'Eurozona. Questo segmento si è dimostrato efficace nel fornire una protezione contro un'inflazione effettiva più elevata, limitando al contempo l'esposizione alle oscillazioni dei tassi d’interesse. Allo stesso tempo, riteniamo che beneficeranno di una potenziale riduzione dei prezzi dovuta ad aspettative di politica monetaria eccessivamente restrittive, diventando la copertura più efficace contro un quadro macroeconomico stagflazionistico.

La promozione degli inflation quindi è evidente ma quali bond di questo tipo preferire? Prima di rispondere alla domanda ecco le previsioni di una fonte attendibile fra le mille che in queste settimane assicurano ai noi giornalisti materiale a iosa sulle prospettive inflattive.

Le profezie dell’Ocse

2026

+2,4%

Stima precedente +1,7%

2027

+1,8%

Stima invariata

C’è tuttavia chi è ben più pessimista!

I Btp Italia vincono alla grande

Torniano allora sul tema inflation linked, ricordando che l’emittente Italia prevede due tipi di tali titoli, i Btp Italia e i Btp€i.

Btp Italia

Sono indicizzati all’inflazione italiana. Prevedono semestralmente una cedola composta da due parti: la prima si riferisce al tasso minimo garantito e la seconda alla rivalutazione del capitale in base all’inflazione misurata dall’Istat attraverso l’indice nazionale dei prezzi al consumo. Quindi, grazie al meccanismo di indicizzazione utilizzato, ogni sei mesi è riconosciuto al detentore il recupero della perdita del potere di acquisto realizzatasi in quel periodo, attraverso il pagamento della rivalutazione semestrale del capitale sottoscritto. Alla scadenza finale viene garantita la restituzione del valore nominale sottoscritto (a 100).

Btp€i

Indicizzati all’inflazione europea, attraverso l’indice Eurostat armonizzato dei prezzi al consumo. Pagano una cedola fissa (come i Btp) - detto tasso cedolare reale annuo - per tutta la durata del titolo. Capitale e cedole sono però riadeguati per tenere conto dell’inflazione attraverso coefficienti moltiplicativi, detti coefficienti di indicizzazione. Il capitale (è quanto più interessa) viene via via moltiplicato per questo coefficiente, che terrà conto dell’inflazione maturata dal debutto all’estinzione del titolo.

In una fase di inflazione presumibilmente corta i Btp Italia appaiono come la risposta più adeguata a questa probabile fiammata veloce di rialzo del costo della vita, sempre che il Governo faccia qualcosa di concreto per non trasformarla in una nuova vampata anche di medio e lungo periodo.

I cinque Btp Italia a confronto

Scadenza

Prezzo

Yield stimato in corso

Yield Btp tasso fisso su scadenza similare

Break-even inflation

Btp Italia 0,65% Ottobre 2027 (IT0005388175)

100,8 Eur

1,57% (pagamento cedola 15/5/2026)

3,02%

1,45%

Btp Italia 2,0% Marzo 2028 (IT0005517195)

102,2 Eur

1,95% (pagamento cedola 22/5/2026)

2,96%

1,01%

Btp Italia 1,60% Novembre 2028 (IT0005517195)

101,7 Eur

2,22% (pagamento cedola 22/5/2026)

3,03%

0,81%

Btp Italia 1,60% Giugno 2030 (IT0005497000)

101,27 Eur

2,55% (pagamento cedola 28/6/2026)

3,34%

0,79%

Btp Italia 1,85% Giugno 2032 (IT0005648255)

100,75 Eur

2,99% (pagamento cedola 4/6/2026)

3,64%

0,65%

Adottato il concetto di breakeven inflation (differenza tra rendimento di un bond convenzionale a tasso fisso e quello di un bond inflation-linked) si deve precisare che esso esprime una misura dell’inflazione attesa. Di fatto se l'inflazione reale è superiore al breakeven, conviene l'inflation-linked; se è inferiore, conviene il titolo a tasso fisso. Riassumiamo in termini meno tecnici:

● Inflazione maggiore breakeven: i titoli indicizzati sovraperformeranno quelli a tasso fisso.

● Inflazione minore breakeven: i titoli a tasso fisso sono preferibili.

Nella fase in corso l’inflazione è superiore al breakeven, sebbene ciò potrebbe manifestarsi solo in un periodo transitorio.

Di qui a vendere Btp a tasso fisso e a switciare su inflation linked ce ne vuole ma certamente appare oggi preferibile – se si vuole investire in titoli di Stato – preferire degli indicizzati fino a quando gli effetti della crisi iraniana non si saranno stemperati.

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