Salirà a così tanto? La risposta arriverà probabilmente a giugno. Nell’attesa ecco vari modi per proteggere i vostri soldi. Li valutiamo e diamo loro un voto. Infine un mini portafoglio con un rapporto rischio/rendimento adatto ai tempi.
Il report della domenica
È inutile giraci intorno: l’inflazione morde già pesantemente i costi del viaggiare e il carrello della spesa, rischiando di danneggiare potere di acquisto e risparmi degli italiani. Ed è solo l’inizio. Altrettanto superfluo spiegare il perché. Chi scrive si occupa di inflazione da una vita e può testimoniare come nessun Governo sia mai riuscito a trovare soluzioni concrete per smorzarla. L’inflazione sale e scende come vuole, perché per abbatterla sarebbero necessari interventi cui i politici non possono/vogliono/sono capaci di mettere mano.
Ogni cittadino faccia allora per sé, cominciando da un approfondito riesame del proprio portafoglio.
Intanto negli ultimi tempi gli asset anti inflation hanno cambiato volto. Riesaminiamoli allora.
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Bond indicizzati all’inflazione: voto 9, se… |
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Ne abbiamo già scritto ampiamente nelle ultime settimane e torniamo sul tema per evidenziare un aspetto, quello di utilizzarli cercando di non sbagliare. Lo si fa acquistando la scadenza soprattutto dei Btp Italia più prossima al rimborso, tenendola fino a quest’ultimo e poi magari - se l’inflazione permanesse - trasferendo il relativo capitale su un altro titolo dello stesso tipo. Occorre cioè adottare una specie di strategia “bond ladder” (investimento che prevede l'acquisto di diverse obbligazioni con scadenze scaglionate nel tempo) ma modificata a mo’ di rolling dei future, consistente nel lasciar chiudere a termine la posizione in essere e nell’aprirne una nuova. I Btp Italia sono perfetti in tal senso, offrendo ogni sei mesi una cedola maggiorata in base all’incremento percentuale dell’indice di inflazione nazionale. Scadenze? 2027, poi 2028 e infine 2030. Se l’effetto durasse però fino al termine del decennio ci sarebbero davvero poche speranze per i vostri soldi. I Btp Italia sono comunque complessi da gestire come “hedge” di un portafoglio, poiché il capitale a scadenza non viene rivalutato come avviene invece con i Btp€i. |
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Un portafoglio di bond “inflation”: voto 4 |
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È una soluzione che funziona bene nel caso l’inflazione sia duratura, come successo in tempi lontani. Se quella attuale – lo si spera – sarà solo transitoria, la costruzione di un portafoglio diversificato con Btp Italia, Btp€i e titoli €i esteri (tedeschi, francesi e spagnoli per esempio), dalle scadenze anche lunghe o molto lunghe, risulterebbe poco efficiente e perfino peggiore come rendimenti rispetto a un portafoglio di soli bond a tasso fisso. |
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Etf “inflation linked”: voto 5 |
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Replicano indici finanziari composti da titoli di stato indicizzati all’inflazione. Tuttavia – alla prova dei fatti – hanno spesso deluso. Vanno bene quando si intravede un incremento dell’inflazione ma molto meno quando questa si è già manifestata. Perché? I bond indicizzati al costo della vita sono pur sempre una soluzione di compromesso. Risentono quindi di eventuali interventi delle Banche centrali: se queste cambiano politica monetaria, passando da una espansiva a una restrittiva. In tal caso gli inflation ne patiscono e le loro quotazioni calano. Vanno quindi saputi gestire e non è semplice. |
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Conti deposito: voto 7 |
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Una gestione molto veloce di entrate e uscite sulle offerte delle banche è un modo abbastanza semplice di gestire i propri risparmi, con un rischio complessivo piuttosto modesto se si rispetta il limite dei 100.000 euro, massimo garantito dal Fondo interbancario per la tutela dei depositi. Quando l’inflazione sale infatti le banche devono via via riadeguare le proprie offerte, fornendo uno scudo al costo della vita. Questa strategia richiede però tempo e valutazione delle proposte. Si adegua soprattutto a chi è più giovane e ha una bassa conoscenza dei mercati finanziari. |
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Bond a tasso variabile: voto 3 |
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In tempi di incertezza sulle politiche monetarie future non avrebbe senso esporsi agli indicizzati all’Euribor, sebbene quello a 3 mesi sia tornato al 2,2% e quello a 6 mesi oltre il 2,4%. I titoli tv sono però meno liquidi e convenienti solo in presenza di un’inflazione strutturalmente elevata. Non è la situazione attuale, sempre che il quadro geopolitico torni presto a stabilizzarsi. |
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Un bel portafoglio di Etf: voto 8 |
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Diversificando i sottostanti e puntando su cloni a distribuzione di alti coupon ci si può proteggere, purché si accetti una non trascurabile volatilità delle quotazioni, per vari motivi. Come sempre la differenziazione degli asset si rivela vincente anche da questo punto di vista e un buon portafoglio di replicanti obbligazionari (anche emergenti), azionari e di asset reali si conferma scelta vincente. In che modo costruirlo? Ci sono varie possibilità, rapportandosi anche alle diverse propensioni al rischio. Torneremo presto sul tema. Un’ottica, comunque, di lungo termine – da tenere oltre le prospettive inflattive in corso - può comportare performance di assoluto rilievo. |
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La forza dei dividendi: voto 8 |
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Preferire azioni a elevata distribuzione di profitti significa mitigare gli impatti di eventuali recessioni e battere l'inflazione. I dividendi contribuiscono sia a preservare il reddito reale - depurato cioè dall’aumento del costo della vita - sia a rafforzare la performance grazie al meccanismo dell’interesse composto e pertanto possono svolgere un ruolo importante per i rendimenti di un portafoglio quando vengono sfruttati in modo efficace a lungo termine. Non tutte le azioni però ci riescono. Sono preferibili quelle che versano i profitti almeno due volte ogni anno – acconto e saldo – o ancor meglio trimestralmente. Proprio da questo punto di vista c’è chi preferisce gli Etf azionari, che in alcuni casi pagano il proprio coupon ogni mese. Ne abbiamo scritto tante volte in passato. Nella fase in corso prudenza poi per le finora iper generose società energetiche: la proposta di tassare gli extraprofitti si sta facendo strada e potrebbe penalizzare proprio dal punto di vista dei dividendi. Un consiglio infine: preferire azioni dai dividendi elevati ma caratterizzate da rapporti prezzi/utili relativamente bassi. |
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L’oro: voto 5 |
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Bene rifugio per eccellenza, sta incontrando attualmente difficoltà nel suo percorso rialzista delle quotazioni. Perché? In presenza di inflazione che si surriscalda vari motivi portano a vendere il gold e a preferirgli strumenti finanziari che pagano coupon. Sale quindi il rapporto cosiddetto “costi/opportunità”. C’è un modo per valutare in maniera semplice come evolverà la sua quotazione? Sì. Consiste nel tenere sotto osservazione il legame con il prezzo del petrolio. A inizio marzo – prima della guerra contro l’Iran - aveva raggiunto massimi storici, con un'oncia d'oro in grado di acquistare circa 50 barili di greggio (contro una media storica sui 20-22), evidenziando una sua netta sovraperformance rispetto al petrolio. Oro giallo quindi sopravvalutato e oro nero sottovalutato. Da lì è partita l’inversione. Portando alcuni Paesi a vendere le proprie riserve. |
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Le materie prime agricole: voto 4 |
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Dato che la crisi in atto è particolare nelle cause che la determinano, molti operatori ritengono che i suoi effetti saranno diversi rispetto a quelle passate. Si guarda in particolare all’ esito sulle materie prime agricole, penalizzate da mancanze di approvvigionamento di fertilizzanti e altro. Il settore è tuttavia esposto a una poderosa volatilità. Finora non ha reagito eccessivamente alle vicende iraniane, con i costi di produzione aumentati ma non troppo. Attenzione poi all’effetto contango per i future relativi agli Etf quotati per le singole commodities: indica una situazione di mercato dove il prezzo spot è inferiore ai prezzi futuri, impliciti nei corrispondenti contratti. L’incertezza resta quindi invariata. |
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Etc sul petrolio: voto 10 ma… |
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Visto che è stato il petrolio il fattore scatenante dell’inflazione è evidente che c’è una stretta correlazione fra l’uno e l’altra. Occorre però distinguere l’effetto panico da quello della variazione stabile e duratura dell’oro nero. Lo sgomento potrebbe sgonfiarsi se si arrivasse a un accodo fra Washington e Iran e l’impatto sarebbe immediato sul greggio. Inoltre è ancora tutta da approfondire la reazione in Borsa soprattutto delle quotazioni delle big oil Usa. Su questo tipo di asset meglio agire allora con un piano di acquisto nel tempo, sempre che non lo sia già attivato. |
Un esempio di portafoglio anti inflation con pochi titoli
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Settore |
Titolo |
Isin |
Rendimento |
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Obbligazionario con inflazione distribuita semestralmente |
Btp Italia Ot2027 |
IT0005388175 |
100,86 Eur Yield a scadenza (stima, mai come ora da considerare tale) oltre il 3% |
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Obbligazionario con inflazione indicizzata sul capitale |
Francia Oat€i Green Bond 0,1% Lg2038 |
FR001400AQH0 |
83 Eur Yield a scadenza (stima) 3,5% |
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Obbligazionario Corporate con Etf (tipologia a scadenza) |
iShares iBonds Dc 2030 Term Eur Corporate |
IE000Y2BJVK9 |
Sul 3% (da cedole) + possibile capital gain |
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Azionario |
Monte Paschi Siena |
IT0005508921 |
Yield da dividendi stimato fra il 10 e il 12% |
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Azionario petrolifero |
Etf Invesco US Energy Infrastructure MLP |
IE00B8CJW150 |
Sul 7,8% (da dividendi) |
Naturalmente tutti questi strumenti sono soggetti a variazioni dei corsi ma la loro volatilità risulta nel complesso accettabile per un ruolo di “hedge” inflattivo.
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