I “modelli” hanno una sede con un garage molto capiente e cambiano spesso la macchina. Prima la Ferrari, poi la Panda; adesso viaggiano con una del segmento D. Il trattore può aspettare. Beati loro che non
devono giustificare nulla, semplicemente hanno cambiato idea. Il 10 aprile quelli che avevano un’esposizione azionaria del 50/60% sono tornati al 75%, altri hanno spinto fino all’80%. Non hanno ego, né
identità da difendere; non sono incoerenti semplicemente si aggiornano.

“Quando i fatti cambiano, io cambio idea” J M keynes. Però non è sempre così semplice in quanto il nostro cervello è progettato per fare l’opposto; cioè per cercare conferme, coerenza, evitare
contraddizioni, difendere ciò che già si pensa (bias di conferma). E poi modificare le idee è faticoso, basta e avanza lo stress giornaliero fra impegni, aggiornamento, giardino, animali.
In realtà conviene studiare, adeguarsi, perfezionarsi, trasformarsi; queste non sono attività separate ma fanno parte dello stesso processo e servono per comprendere di sapere di non sapere (scomodando Socrate). Quando i fatti cambiano, cambiare idea non è debolezza, è manutenzione della mente.
Il nobel D Kahneman spiega che esistono due modelli per processare la realtà: uno rapido, intuitivo, compressivo per euristiche; l’altro lento, analitico, costoso in termini cognitivi. Il pensiero rapido permette di creare una reazione immediata a uno stimolo. L’approfondimento, invece, ha un costo. Richiede tempo, alfabetizzazione, accesso a fonti e la capacità di navigare tra esse, ma soprattutto una disposizione ad accettare l’incertezza e tollerare
l’ambiguità.
Quando una notizia ci colpisce emotivamente dovremmo sospendere il giudizio, perché in quel momento non siamo nella condizione migliore per valutarla. È il pensiero lento che ci fa capire, mentre quello veloce ci fa solo reagire. Infatti in un primo momento si sceglie con il pensiero rapido, successivamente si razionalizza una scelta già presa col pensiero lento tramite confirmation bias. Riguardo alle notizie relative ai mercati si dovrebbe passare dal “mi fido perché ti conosco e mi piaci” al “mi fido e mi piaci perché vedo come lavori: mi fido dei processi”.

E poi c’è un livello ancora più profondo: l’identità. Alcune opinioni non sono solo idee ma pezzi di come ci definiamo in quanto abbiamo il vizietto di scambiare i fatti con le interpretazioni che poi difendiamo come fossero verità assolute. Pertanto metterle in discussione può sembrare quasi una minaccia personale. In realtà i tranquilli fatti in sé sono molto più poveri di quanto pensiamo, sono eventi, dati, osservazioni. Siamo noi ad aggiungervi automaticamente significato e una volta costruita quella narrazione il cervello tende a difenderla. Per questo cambiare idea richiede energia mentale, tempo, accettazione dell’errore. Così, quando incontriamo idee che
contraddicono le nostre, proviamo disagio, un senso di minaccia al nostro equilibrio.
Insomma accettare il responso dell’algoritmo ci è indigesto. Con quell’aria di chi non deve dire ”scusa ma ho cambiato idea” dall’alto della sua grande neuro plasticità. Però, obtorto collo, dobbiamo ammettere che cambiare idea non è segno di debolezza ma una forma di intelligenza pratica; è la capacità di adattare il proprio pensiero
quando arrivano nuove informazioni o prospettive. È alla base del pensiero critico.
Abbiamo in testa certe parolacce tipo “Orsi e Tori”, che forse non sono categorie oggettive ma interpretazioni organizzate in narrazioni. Gli “orsi” vedono crepe, valutazioni alte, debito, rallentamento macro e pensano di camminare su una lastra di ghiaccio che man mano si assottiglia. I “tori” guardano gli stessi dati e raccontano altro:
innovazione, liquidità, utili resilienti, capacità di adattamento, nuovo massimo della Advance-Decline Line. Entrambi, come i politici, hanno argomenti concreti cui appigliarsi ma una bella fetta di mercato reagisce più a pattern, flussi e segnali che a convinzioni narrative.
Allora quella lastra di ghiaccio per gli algoritmi non ha ancora una dimensione tale da preoccupare, consapevoli che le rotture accelerano pericolosamente. Come al solito, con tutti gli strumenti che hanno a disposizione e con la semplicità che li contraddistingue, possono agevolmente andare avanti. Hanno potenti mezzi anfibi in garage.






