Molti lettori ci chiedono perché il mondo vada a rotoli e Wall Street sia sui massimi. E il nostro Paese sia sui massimi nonostante una economica a zero e un bilancio pubblico che tra poco tornerà a fare paura.
E’ un apparente controsenso.
Wall Street è sui massimi perché gli indici americani sono pieni di società che il mercato considera vincitrici strutturali dell’AI, non perché l’economia reale stia benissimo. E in questo articolo ve ne presenteremo una proprio in fondo …
Diciamo che Wall Street sta scommettendo su tre ipotesi:
Ipotesi 1: lo shock energetico sarà temporaneo.
Se il petrolio resta alto qualche settimana o qualche mese, l’impatto sugli utili può essere assorbito. Se invece resta alto per due-tre trimestri, cambia tutto.
Ipotesi 2: la Fed non tornerà aggressiva.
Il mercato spera che la banca centrale guardi oltre il rincaro energetico, considerandolo uno shock temporaneo. Il mercato attende una Fed ferma al range 3,5%-3,75%, con alcuni investitori ancora speranzosi in tagli più avanti nell’anno.
Ipotesi 3: la crescita degli utili tech batte il danno macro.
Se Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta, Apple, Nvidia e i semiconduttori continuano a mostrare crescita, cash flow e investimenti AI, gli indici possono salire anche mentre il consumatore medio soffre alla pompa.
Il petrolio alto è recessivo e inflazionistico.
Il diesel alto è ancora peggio, perché entra nel prezzo finale di quasi tutto.
Ma finché gli investitori credono che lo shock sia temporaneo, che la Fed non debba rialzare i tassi e che Big Tech continui a macinare utili, il mercato può ignorare il problema.
Il controsenso diventa pericoloso quando il petrolio smette di essere “rumore geopolitico” e diventa nuovo livello permanente dei costi mondiali. A quel punto la Borsa dovrà scegliere: o gli utili confermano il miracolo, o i massimi storici diventano un eccesso di ottimismo.
Il rischio non è il petrolio alto in sé. Il rischio è la persistenza.
Se petrolio, benzina e diesel restano alti, prima arriva l’inflazione headline; poi arrivano i costi logistici; poi arrivano i listini più alti; poi arrivano richieste salariali; poi la Fed diventa più rigida; poi i multipli azionari, soprattutto quelli tech, iniziano a soffrire.
Vediamo cosa comprare a Wall Street che preferiamo alla Borsa di Milano per le ragioni che abbiamo appena accennato.
Piazziamo sugli USA i seguenti buy:
CATERPILLAR: Caterpillar è il principale produttore mondiale di macchinari per l’edilizia e l’industria mineraria, motori diesel e a gas naturale per veicoli fuoristrada, turbine industriali a gas e locomotive diesel-elettriche. I suoi segmenti di rendicontazione sono: costruzioni, risorse naturali, energia e trasporti. La quota di mercato si avvicina al 20% in molte categorie di prodotto. Struttura patrimoniale solida con un Piostroski 6 su 9, interest coverage 22, debt to equity 2,03. A livello reddituale mostra un MOL sul fatturato del 16.5%, un ROE del 45% e un tasso di crescita medio composto 3 anni a 11.3%. Il ROIC – WACC è negativo di poco meno dell’1%. Tecnicamente siamo sui massimi storici con un trend a 90 gradi ma dovrebbe essere a titolo settoriale l’azione che si apprezza di più in un contesto in cui la manifattura USA vola.
Buy Caterpillar (simbolo CAT NYSE) 839,50, stop loss 723, target 1065
BAKER HUGES (BKR): mai cancellare un ordine, lo abbiamo fatto e mal ce ne incorse. Guardate il grafico qui sotto … ora siamo costretti a rincorrere l’azione. Se ritorna un poco in basso compriamo, diciamo verso 66
DIAMONDBACK ENERGY (simbolo FANG Nasdaq): società statunitense quotata al Nasdaq Global Select Market e attiva nell’esplorazione, sviluppo e produzione di petrolio e gas naturale, con focus quasi esclusivo sul Permian Basin, soprattutto Midland Basin e Delaware Basin. È una società esplorazione e produzione indipendente, quindi molto sensibile a petrolio, gas, NGL, costi di estrazione, capex e disciplina del capitale. Stato patrimoniale non eccezionale, cash to debt a 0.01, interest coverage a 18.56, Piotroski 5 su 9. A livello reddituale MOL in % fatturato del 32.94%, ROE al 4,35%, tasso di crescita EPS medio composto a 3 anni 21,3, ROIC – WACC negativo di poco. Tecnicamente sfruttiamo l’uncino poco sotto i massimi storici e lo stop loss sotto una barra di rovesciamento potentissima. Utili il prossimo 4 maggio che si prevedono al rialzo.
Buy DiamondBack Energy (simbolo FANG Nasdaq) 195,95 stop, stop loss 170, target 250
Monolithic Power Systems Inc., (simbolo MPWR, Nasdaq): azione semplicemente apocalittica. E’ una società “fabless” (senza fabbrica) di semiconduttori: non possiede direttamente grandi fabbriche produttive, ma progetta soluzioni elettroniche di potenza e si appoggia a terzi per produzione, assemblaggio e test. È specializzata in chip e moduli per power management, cioè conversione, regolazione e gestione dell’energia elettrica nei dispositivi elettronici. I suoi mercati principali sono storage & computing, enterprise data, automotive, comunicazioni, consumer e industriale. La storia di Borsa oggi è chiarissima: MPWR è diventata una delle azioni più cercate nel tema AI data center / power chips. Barron’s ha segnalato che l’attenzione degli investitori si sta spostando anche sui semiconduttori di potenza per data center AI, con MPWR indicata tra i nomi più rilevanti del comparto. L’ultimo dato ufficiale disponibile è quindi il Q4 2025 / FY 2025. Nel quarto trimestre 2025 la società ha registrato ricavi per 751,2 milioni di dollari, +20,8% anno su anno, con EPS non-GAAP di 4,79 dollari, +17,1% rispetto al Q4 2024. Ovviamente sta volando e stiamo fuori ma il prossimo uncino è nostra.
L’autore del presente articolo è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non detiene gli strumenti oggetto delle sue analisi.
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