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S&P 500: perché il margine di profitto netto è uno degli indicatori più importanti da monitorare


Questo grafico va guardato con molta attenzione.

Il margine di profitto netto dell’S&P 500 è sulla via per attestarsi al 13,4%.

Detto in parole semplici: le grandi aziende americane, ogni 100 dollari di ricavi, riescono a trasformarne oltre 13 in utile netto.

È un dato enorme.

La Borsa vive di utili. E gli utili dipendono dai margini. Se i margini salgono, gli EPS vengono sostenuti. Se gli EPS crescono, le valutazioni elevate diventano più facili da giustificare. Se invece i margini si comprimono, allora anche il mercato più forte può iniziare a scricchiolare.

Il dato quindi ha due letture.

La prima è positiva: le grandi società americane dimostrano ancora una capacità straordinaria di produrre profitti.

La seconda è più prudente: margini così elevati non possono essere dati per scontati.

Salari, tassi, energia, materie prime e rallentamento dei consumi possono comprimere la redditività. E quando i margini scendono, gli utili tremano. Quando gli utili tremano, la Borsa prima o poi ascolta.

Quindi la vera domanda non è soltanto: “L’S&P 500 è caro?”

La vera domanda è: “Questi margini sono sostenibili?”

Perché da lì passa una parte importante del futuro di Wall Street.

L’autore del presente articolo è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non detiene gli strumenti oggetto delle sue analisi.
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