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Wall Street prepara una valanga da 600 miliardi di dollari: il 2026 sarà l’anno delle IPO?


Wall Street prepara la più grande emissione di azioni della storia recente. E questa non è una notizia da leggere distrattamente.

Secondo la previsione riportata nel grafico, Goldman Sachs stima per il 2026 circa 600 miliardi di dollari di nuove emissioni azionarie negli Stati Uniti, di cui 160 miliardi tramite IPO.

Ovvero, le società americane si preparano a vendere una montagna di azioni al mercato.

Il grafico è interessante perché mostra tre fasi molto chiare. La prima è quella della bolla Internet, tra fine anni ’90 e inizio 2000: tante IPO, tanta euforia, tanta “carta” venduta agli investitori. La seconda è quella del 2020-2021, quando liquidità, tassi a zero, SPAC e tecnologia hanno prodotto un’altra ondata impressionante di emissioni. La terza è quella che Goldman vede arrivare nel 2026: un nuovo massimo storico.

E qui nasce la domanda vera: è un segnale di forza o un campanello d’allarme?

Da un lato, un mercato capace di assorbire 600 miliardi di nuove azioni è un mercato vivo, liquido, con appetito per il rischio. Le IPO tornano quando gli investitori hanno voglia di comprare crescita, futuro, tecnologia, storie nuove.

Dall’altro lato, quando le aziende fanno la fila per quotarsi o per raccogliere capitale, bisogna sempre ricordarsi una cosa: chi vende azioni spesso sa molto bene perché le sta vendendo.

Non significa che il mercato debba crollare. Ma significa che il 2026 potrebbe essere un anno in cui la selezione diventa fondamentale. Non basterà comprare “perché è una IPO”. Non basterà comprare “perché il settore è caldo”. Non basterà comprare “perché Wall Street sale”. Bisognerà guardare bilanci, margini, crescita reale, debito, uso dei capitali raccolti e valutazioni.

Perché il mercato può anche assorbire molta carta. Ma prima o poi distingue sempre tra oro e coriandoli.

L’autore del presente articolo è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non detiene gli strumenti oggetto delle sue analisi.
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