Il direttore responsabile Emilio Tomasini è apparso su:

C’è tecnologia e tecnologia: in Borsa non tutto il tech è uguale


La tecnologia non è cara. O meglio: non è tutta cara.

Parlare di “tech” come se fosse un blocco unico oggi è quasi un errore professionale.

Nel grafico qui sotto sull’asse verticale abbiamo il P/E atteso sui prossimi 24 mesi. Sull’asse orizzontale abbiamo invece il percentile del P/E rispetto agli ultimi 5 anni. Ovvero, quanto un settore è caro in assoluto e quanto è caro rispetto alla propria storia recente.

E qui viene fuori la parte interessante.

Il settore Tech Hardware è chiaramente nella zona alta del grafico: P/E vicino a 27 volte e percentile intorno al 65%. Significa che il mercato lo paga caro sia in termini assoluti sia rispetto alla sua storia. È il classico punto in cui l’investitore deve chiedersi: sto comprando crescita futura oppure sto pagando già oggi un futuro meraviglioso?

Anche le Communication Equipment viaggiano su multipli elevati, sopra le 25 volte, con valutazioni non particolarmente a sconto rispetto al passato.

Poi però arriva la sorpresa.

Il Software ha un P/E superiore a quello dell’S&P 500, ma si colloca su un percentile bassissimo rispetto agli ultimi 5 anni. In altre parole: sembra caro se guardiamo solo il numero secco, ma è relativamente conveniente se confrontato con la sua storia. Ancora più interessante il comparto IT Services, che si trova in basso a sinistra: multipli contenuti e valutazione storicamente compressa.

E i semiconduttori? Qui il messaggio è più sottile. Il P/E forward è inferiore a quello dell’S&P 500, quindi in apparenza sembrano economici. Ma il percentile a 5 anni è già oltre la metà della distribuzione storica. Non sono cari in assoluto, ma non sono più regalati rispetto a loro stessi.

La conclusione è una sola: nel tech non basta più comprare il tema. Non basta dire “intelligenza artificiale”, “cloud”, “semiconduttori”, “software” e sentirsi dalla parte giusta della storia.

Oggi il lavoro vero è distinguere.

Distinguere tra settori che sono cari perché hanno già corso troppo e settori che invece il mercato continua a trattare con una certa diffidenza. Distinguere tra multipli alti ma storicamente compressi e multipli bassi ma già tornati nella parte alta della propria normalità.

Perché in Borsa non si guadagna comprando le storie più belle.

Si guadagna comprando le storie giuste al prezzo giusto.

L’autore del presente articolo è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non detiene gli strumenti oggetto delle sue analisi.
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