Il grafico è impressionante.
Il rapporto tra indice dei semiconduttori e settore IT dell’S&P 500 è arrivato a circa 1,98, segnando un nuovo massimo storico. In altre parole: i semiconduttori non stanno semplicemente salendo. Stanno salendo più del resto della tecnologia.
E questo è il punto vero.
Per anni abbiamo parlato di tecnologia come se fosse un blocco unico: software, cloud, internet, cybersecurity, hardware, intelligenza artificiale. Ma il mercato, come sempre, fa selezione. E oggi sta dicendo una cosa molto precisa: il cuore pulsante della nuova tecnologia non è più soltanto il software, ma il chip.
L’intelligenza artificiale, i data center, il cloud, l’automazione industriale, la difesa, l’automotive, la robotica: tutto passa da lì.
Il dato più interessante è che il movimento relativo dei semiconduttori rispetto all’IT l’11 giugno ha avuto la miglior giornata dal dicembre 2008. Non parliamo quindi di una normale oscillazione settoriale, ma di uno strappo di forza relativa che racconta una rotazione interna molto potente.
Naturalmente, quando un grafico sale in verticale, il buon investitore non deve farsi prendere dall’euforia. La forza è forza, e contro la forza non si combatte. Ma un’accelerazione così violenta invita anche alla prudenza: chi è già dentro gode del trend, chi è fuori deve evitare di comprare solo perché ha paura di restare indietro.
La lezione è semplice: oggi il mercato sta premiando i semiconduttori come infrastruttura strategica dell’economia digitale. Ma quando tutti scoprono la stessa storia nello stesso momento, il rischio non sparisce. Cambia solo forma.
I semiconduttori restano il centro del mercato tecnologico, ma dopo uno strappo verticale servono metodo, pazienza e livelli di ingresso. Non entusiasmo da ultimo arrivato.
L’autore del presente articolo è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non detiene gli strumenti oggetto delle sue analisi.
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