Il mercato mondiale non è mai stato così concentrato. E quando il mercato si concentra troppo, il rischio cambia faccia.
Questo grafico ci racconta che la capitalizzazione media dei primi 20 titoli dell’MSCI AC World è oggi circa 60 volte superiore alla capitalizzazione media degli altri 2.500 titoli dell’indice.
Sessanta volte.
Non due. Non cinque. Non dieci.
Sessanta.
Questo non significa automaticamente che domani il mercato crolla. I mercati possono restare squilibrati molto più a lungo di quanto noi possiamo restare razionali davanti a uno squilibrio. Ma significa che oggi l’indice mondiale è sempre meno “mondiale” e sempre più dipendente da un manipolo ristretto di grandi titoli.
È il trionfo della concentrazione. È il trionfo delle mega cap. È il trionfo del denaro passivo che compra ciò che pesa di più, e comprando ciò che pesa di più lo fa pesare ancora di più.
Questo è il paradosso degli indici moderni: più un titolo sale, più entra nei portafogli passivi. Più entra nei portafogli passivi, più viene comprato. Più viene comprato, più pesa. E più pesa, più condiziona tutto il resto.
Nel 2006-2017 questo rapporto oscillava grosso modo intorno a 20 volte. Oggi siamo arrivati a tre volte tanto.
Ci sarebbe dunque da domandarsi: quanto del mio portafoglio dipende, direttamente o indirettamente, dagli stessi 20 titoli?
Perché magari pensi di essere diversificato.
Hai l’ETF globale. Hai il fondo internazionale. Hai il piano di accumulo. Hai il portafoglio bilanciato.
Poi vai a guardare dentro e scopri che la diversificazione è molto più sottile di quanto sembri. Cambia l’etichetta, cambia il contenitore, ma spesso il motore è sempre lo stesso: le grandi capitalizzazioni americane e globali.
E finché il motore tira, tutti sono contenti.
Il problema nasce quando il motore perde colpi.
Non è un invito al pessimismo. È un invito alla prudenza intelligente.
Perché nei mercati non si guadagna soltanto trovando ciò che sale. Si sopravvive, e poi si guadagna, capendo dove si sta accumulando il rischio prima che diventi evidente a tutti.
E oggi il rischio non è nascosto nei titolini dimenticati. È esposto in piena luce. Solo che è talmente grande che molti hanno smesso di vederlo.
L’autore del presente articolo è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non detiene gli strumenti oggetto delle sue analisi.
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