Negli anni delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, l’S&P 500 tende a rendere meno rispetto agli altri anni del ciclo presidenziale. I dati storici dal 1930 al 2025 mostrano una fase particolarmente delicata tra giugno e ottobre, prima del recupero finale di novembre e dicembre.
A Wall Street la politica non determina ogni movimento di mercato, ma qualche impronta sui listini la lascia. E quando negli Stati Uniti arrivano le elezioni di midterm, cioè le consultazioni di metà mandato, l’S&P 500 tende storicamente a tirare il freno.
Il grafico elaborato da Barclays Research su dati Bloomberg, riferiti al periodo compreso tra il 1930 e il 2025, mette a confronto il rendimento progressivo dell’S&P 500 negli anni di midterm con quello registrato negli altri anni.
Source: Barclays Research
La differenza è difficile da ignorare.
Negli anni che non coincidono con le elezioni di metà mandato, l’indice americano costruisce mediamente una progressione piuttosto regolare: parte con un guadagno contenuto nei primi mesi, supera il 3% in aprile, si porta intorno al 5% a giugno e termina dicembre con un rendimento vicino al 10%.
Negli anni di midterm, invece, la traiettoria è assai più tormentata. I guadagni dei primi mesi sono modesti e, con l’arrivo dell’estate, il rendimento cumulato scivola in territorio negativo. Il punto più debole viene raggiunto mediamente a settembre, quando l’S&P 500 presenta una perdita da inizio anno superiore al 2%.
È importante capire bene che cosa rappresentano le colonne del grafico. Non si tratta del rendimento del singolo mese, ma della performance progressiva dall’inizio dell’anno. Una colonna negativa in settembre significa quindi che, mediamente, alla fine di settembre l’indice si trova ancora sotto i livelli di partenza di gennaio.
Perché l’S&P 500 soffre negli anni delle elezioni di midterm
Il mercato non ha paura delle urne in quanto tali. Ha paura dell’incertezza.
Nei mesi precedenti alle elezioni, gli investitori devono valutare la possibilità che cambi la maggioranza al Congresso, che l’amministrazione perda capacità di manovra e che alcune scelte su spesa pubblica, tassazione, regolamentazione e politica industriale vengano rinviate o modificate. Poi, in vista delle elezioni, il confronto tra maggioranza e opposizione diventa più aggressivo, mentre il Congresso può trovarsi bloccato su provvedimenti economicamente importanti. Wall Street, che può convivere con quasi tutto tranne che con l’incertezza prolungata, tende così a ridurre l’esposizione al rischio.
Il dato interessante è che la debolezza non dura per tutto l’anno. Dopo la fase critica compresa tra giugno e ottobre, il quadro storico migliora sensibilmente. In novembre, una volta conosciuto il risultato elettorale, il rendimento medio dell’S&P 500 torna positivo; a dicembre sale oltre il 3%.
Il recupero finale esiste, ma non è sufficiente a colmare il divario con gli anni normali. Alla fine di dicembre, infatti, la performance media negli anni di midterm rimane inferiore rispetto a quella degli altri anni.
Il periodo più delicato va da giugno a ottobre
Il cuore del grafico non è tanto nella debolezza dei primi mesi, quanto nel vuoto che si apre durante l’estate.
Negli anni non elettorali, l’S&P 500 tende ad accelerare proprio da giugno in avanti. Negli anni di midterm accade il contrario: il rendimento progressivo diventa negativo e rimane debole fino a ottobre.
Questo significa che il rischio stagionale si concentra soprattutto nel terzo trimestre, quando l’incertezza politica si somma spesso a volumi più bassi, revisioni delle stime sugli utili e maggiore sensibilità del mercato ai dati macroeconomici.
Il grafico, tuttavia, non deve essere interpretato come un orologio svizzero. Non basta sapere che si avvicinano le elezioni di metà mandato per vendere tutto in giugno e ricomprare in novembre. Una media costruita su quasi un secolo comprende guerre, recessioni, crisi petrolifere, bolle speculative, politiche monetarie espansive e restrittive. Ogni ciclo ha una sua storia e ogni anno può discostarsi anche molto dal comportamento medio.
La statistica non è una profezia, ma nemmeno un soprammobile da osservare distrattamente. Serve a capire dove il terreno è storicamente più scivoloso.
L’autore del presente articolo è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non detiene gli strumenti oggetto delle sue analisi.
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