Uno sguardo oltre i nostri confini


Del momento di relativa sofferenza della curva dei rendimenti italica e delle pressioni sullo spread abbiamo già parlato recentemente, per cui può valere la pena fare un breve confronto su quanto succede oltre i nostri patrii confini, giusto per capire se siamo solo noi a fare sempre l’uovo fuori dal cesto.

Iniziamo con la Francia, che ha collocato 7 Mld Euro di titoli con scadenze 2020 e 2022, ove riscontriamo – anche lì – un rialzo dei rendimenti sul tratto a medio termine. Il peso per le elezioni presidenziali di aprile si fa sentire (e quindi non sono solo i nostri venti elettorali a tenere banco…): infatti i risultati del collocamento vedono l’assegnazione di 3,2 Mld Euro di OAT con scadenza febbraio 2020  con rendimento medio ponderato pari -0,34%, in crescita dal -0,43% precedente, e con un bid to cover pari a 2,06; assegnazione di 3,75 Mld Euro di OAT con scadenza maggio 2022, rendimento allo 0,09%, in crescita dal -0,04% precedente e bid to cover pari a 2,05 volte.

Vero che lo scarto rispetto al nostro ultimo collocamento è inferiore, e vero è che lo spread FRA/GER viaggia all’invidiabile quota di 72 bps circa, seppur in netto aumento dai 43 bps di fine 2016, ma la tendenza è comunque chiara con un aumento di rendimento dei TdS e dello spread vs Germania anche per un Paese come la Francia che – a torto o a ragione – è considerato di seria A come la Germania.

La Spagna viaggia con uno spread in area 127 bps, mentre il Portogallo si trova a quota 370 bps, tanto per fare un paragone con Stati “periferici” più simili a noi. L’andamento dello spread spagnolo è più regolare e indica che i mercati conferiscono maggior credibilità alla Spagna, mentre il Portogallo più nervosamente si muove sotto area 400 bps che corrisponde psicologicamente largo circa ai nostri 200 bps.

I tassi si muovono anche in USA (e questa non è una novità) e in UK, dove pare sia previsto un aumento dei tassi di sconto, sulla scorta dei dati macro che giungono dal Regno Unito. Pare che quest’anno i trend dell’inflazione dei diversi Paesi sviluppati siano destinati a divergere: mentre alcuni Stati stanno andando incontro ad una reale pressione sui prezzi, altri stanno vivendo un aumento dell’inflazione che potrebbe essere temporaneo. Secondo alcuni analisti UK e USA rientrano nella prima categoria, mentre l’Eurozona nella seconda.

Nello specifico, in Gran Bretagna è visto in prosecuzione il trend di crescita dell’inflazione ed è possibile che venga superato il target di inflazione al 2%, evento che potrebbe ripercuotersi sulla politica monetaria della Bank Of England, in una fase non semplice di negoziati sulla Brexit. Le dinamiche sugli USA sono già abbastanza delineate, poiché l’economia americana è ormai prossima alla piena occupazione cui si aggiungono le intenzioni di Trump in merito all’aumento degli stimoli fiscali che eserciteranno una pressione rialzista sui salari.

Come comportarsi quindi con i bond?
Anche qui, la strategia di base è già stata ampiamente delineata nel corso degli articoli di questi ultimi mesi, e cioè da quando i mercati obbligazionari hanno iniziato a correggere e le curve hanno iniziato a dirci che qualcosa stava cambiando.

Ecco quindi che si confermano valide, in base a queste proiezioni, le idee di puntare sulla ripresa dell’inflazione e dei tassi variabili su bond USA, così come puntare sugli HY a stelle e strisce piuttosto che su quelli europei; valida anche l’idea di tenere sul breve la duration media del portafoglio poiché nel contesto è evidente che i rendimenti impliciti si sono alzati e si alzeranno ancora quando il QE in salsa Draghi vedrà la sua conclusione.

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