Analisi delle azioni petrolifere e dei loro dividendi. Oggi tocca a Chevron

Il crollo del petrolio è un’occasione per valutare le azioni del settore con maggiori prospettive di “upside”. In chiave anche di distribuzione dei profitti.

Cedole & dividendi

Nelle ultime sedute l’azione Chevron (simbolo CVX al Nyse) ha ritrovato smalto, non subendo impatti dal forte calo del prezzo del petrolio. Il motivo deriva da un “cash flow” in miglioramento, al punto tale che per il 2017 si prevede un suo valore per azione in fortissimo aumento (+70%) secondo stime dei risultati del primo trimestre, sebbene un recente studio di Brandon Dempster, specialista nell’analisi di azioni a elevato dividendo, sostenga l’opposto, ovvero che nell’anno in corso potrebbe restare negativo, benché concluda che è il momento giusto per un acquisto di lungo termine. I numeri della società sono i seguenti:

Quotazione

+ / - da 1/1/17

Eps

P/E

Dividend yield

108,3 $

-7,9%

4,37 (stima 17)

21,3 (stima 17)

4,0%

Eps = Utili per azione  - P/E = Rapporto presso/utili

Range 52 settimane: 97,5 – 119 $

L’Eps viene visto in crescita anche nel 2018, quando dovrebbe salire a 5,7, con un forte passo avanti. Il P/E potrebbe scendere sotto quota 20 e forse anche sotto 18. Nell’analisi delle azioni petrolifere Chevron è quindi ben collocata. E lo dimostra il giudizio quasi unanime degli analisti, che dispensano un “buy”, anzi uno “strong buy”, con prezzo target possibile a 125 $, sebbene altri specialisti del titolo lo vedano più basso e ritengano che i margini di “upside” siano contenuti.

Il dividendo di Chevron resta allineato da molto tempo su 1,07-1,08 $ al trimestre, con pagamento “cash”. E’ superiore, per esempio, a quello del gigante Exxon Mobil (simbolo XOM al Nyse), che si ferma al 3,8%.

La volatilità media dell’azione è nel complesso accettabile, fermandosi al 14%, mentre per una speculativa Noble Energy (sigla NBL al Nyse), di cui scriveremo nei prossimi giorni, sale per esempio al 26%, che corrisponde sostanzialmente al valore medio del settore. Ciò significa che Chevron è meno impattata dai movimenti del petrolio, anche perché sta diversificando in altri comparti energetici, con nuovi investimenti soprattutto in Australia.

Analisi grafica: da inizio anno il titolo è inserito in un canale ribassista, di cui si è però avuta una rottura al rialzo nelle ultime sedute. La tenuta dell’area 106 $ è decisiva per l’inversione in atto e proprio ieri è stata superata la resistenza di breve periodo di 107,3 $. Un supporto chiave è collocato a 103 $, livello sui cui si può porre uno “stop loss” nella fase attuale.

Punti forti

Non eccessiva correlazione con il prezzo del petrolio ● Profittabilità in crescita nel 2017 ● Diversificazione in atto delle attività ● Debiti a lungo termine stabili ● Il dividendo futuro dovrebbe essere sicuro, anche nel caso di marginalità in calo

Punti deboli

● E’ una big Usa e una crisi sistemica la colpirebbe ● Flussi di cassa in forte miglioramento nel primo trimestre 2017 ma incertezza per i dati annuali ● Alcuni analisti sostengono che i profitti futuri sono già prezzati nella quotazione attuale

Strategy

Chevron, nell’ambito dell’analisi delle azioni petrolifere va vista in una strategia di breve periodo. Se il trend evidenziatosi in termini di solidità patrimoniale e redditività nei primi tre mesi del 2017 si consolida, i target più ambiziosi sono possibili. In caso contrario non ci sono che modeste prospettive. L’attuale livello di dividendi dovrebbe comunque essere confermato.

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