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La BCE sorprende i mercati e taglia tutti i tassi di riferimento del costo del denaro, mentre il programma d'acquisto di titoli di Stato, lanciato un anno, fa sale di 20 miliardi al mese, raggiungendo quota 80 miliardi. La Bce, inoltre, potrà acquistare anche bond emessi dalle aziende non finanziarie più solide, e quindi non solo titoli di Stato.

La reazione è stata immediata, come sempre accade a margine dell’uscita delle notizie, con le Borse che decollano, insieme al futures obbligazionari; crolla lo spread BTP/BUND, scivola l'euro contro il dollaro e storna l’Oro, salvo poi vedere un deciso ridimensionamento dell’euforia iniziale.

Ad imprimere, ad ogni buon conto, una forza rialzista sono anche i dettagli sulle nuove operazioni di finanziamento agevolato (le c.d. aste Tltro), che saranno quattro, a partire dal prossimo giugno, e avranno scadenze più lunghe delle precedenti (si passa da tre a quattro anni) e – udite udite –con tassi che potranno essere negativi. Di fatto, un bel regalo alle Banche, le quali potranno prendere denaro a prestito e saranno pagate (!!!) per farlo; ovvio, solo a patto di mettere il denaro in circolo e non chiuderlo nei caveau della BCE o investirlo in titoli di Stato. Va da sé che i controlli in questo senso saranno ridissimi…

Tutto questo per la gioia dei mercati, drogati da questa stagione di politica monetaria ultra-accomodante che non sembra avere fine, e che fa passare in secondo piano il fatto che ciò accade alla luce di una revisione al ribasso di tutti i principali indicatori macroeconomici sullo stato di salute dell'economia europea.

Ma forse qualcuno ha fatto questa riflessione, posto che dopo la fiammata iniziale con tanto di levar di calici, i mercati stanno ritornando sui loro passi…

Nella conferenza stampa Draghi ha spiegato come le nuove mosse sono pensate per "agevolare ancora le condizioni di accesso al credito" e riportare l'Eurozona vicino all'obiettivo di inflazione al 2% (a febbraio, stando all’ultima rilevazione Eurostat, i prezzi erano negativi e pari al -0,20%). "Vogliamo sfruttare le sinergie tra diversi strumenti", ha spiegato sottolineando quanto la crescita dell'Eurozona sia inferiore alle aspettative di inizio anno e quanto gli emergenti e la volatilità dei mercati pesino sulla ripresa.

Rivolgendosi alla politica, Draghi ha chiesto ai Governi di "applicare le raccomandazioni della Commissione Ue", cosa avvenuta in maniera limitata nel 2015. Quanto alle critiche per la scarsa propensione all'azione della Bce, il Governatore ha rivendicato come la giornata di oggi dimostri, al contrario, la prontezza all'intervento e la disponibilità del Direttorio, che ha votato a larga maggioranza proprio "fugando i dubbi sulla capacità di agire delle banche centrali".

Venendo ai numeri, la BCE non ha agito solo sul tasso sui depositi ma anche su quello delle operazioni di rifinanziamento principale, ovvero il tasso applicato alla maggioranza delle operazioni con le quali la BCE offre liquidità al mercato. Il primo, come da attese, passa da -0,3% a -0,4%, mentre il secondo scende di cinque bps allo zero tondo tondo. Anche il tasso di rifinanziamento marginale – che riguarda i prestiti straordinari a brevissimo termine che le banche chiedono alla BCE – è stato tagliato allo 0,25% dal precedente 0,30%, pur non essendo nelle attese. Draghi non ha mancato di sottolineare che i livelli saranno questi "o più bassi a lungo". Ha tuttavia precisato che la BCE "non prevede di abbassare ancora i tassi" a meno di importanti scossoni nel quadro macro.

Il nuovo QE, tanto atteso, è arrivato, e non solo in quantità ma anche in qualità. Infatti anche su questo fronte la Bce ha stupito: il consensus era per una crescita degli acquisti a 70 Mld al mese, mentre il ritmo è stato portato a 80 Mld rispetto ai 60 Mld del QE precedente. Draghi ha spiegato che l'orizzonte temporale del QE è marzo 2017, ma si potrà andare oltre "se la Bce lo riterrà necessario". Inoltre sale "al 50% dal 33% il limite acquistabile di ciascuna singola emissione di bond attraverso il Quantitative Easing", dopo che a settembre era stato portato dal 25 al 33%.

Per ciò che concerne le aste di liquidità, la BCE ha anche dato via libera a quattro "Targeted Longer-Term Refinancing Operations", cioè le aste di liquidità attraverso le quali le Banche possono prendere denaro a prestito a condizioni estremamente favorevoli, a patto che lo impieghino non per acquistare titoli di Stato o fare altri investimenti, ma per sostenere il credito. Rispetto alle operazioni del passato, la durata di questi prestiti – con cadenza trimestrale a partire dal prossimo giugno – sale da 3 a 4 anni (quindi le banche avranno più tempo per restituirli e per sfruttarli…), ma, soprattutto, avverranno ad un tasso negativo che potrà arrivare fino al nuovo tasso sui depositi, quindi fino a -0,40%. Draghi ha chiosato dicendo che il tasso sarà tanto più favorevole alle banche, quanto più faranno credito alle imprese e potranno chiedere finanziamenti agevolati fino a un ammontare pari al 30% dei prestiti iscritti a bilancio alla fine di gennaio 2016 e validi come collaterale presso la BCE. Il tasso di base sarà lo 0% del rifinanziamento principale.

Infine, la revisione delle stime macroeconomiche della Bce vede ora una crescita del Pil ad un +1,4% per quest'anno, poi +1,7% e +1,8%, e infatti non a caso Draghi ha parlato di un pacchetto contro "incertezze maggiori". L'inflazione è vista ancora a livelli bassi, se non addirittura negativi, nei prossimi mesi, per poi risalire nella seconda parte dell'anno. La Bce ha tagliato drasticamente le sue stime sull'inflazione dell'Eurozona, portandole per il 2016 da +1% a +0,1%; per il 2017 le previsioni scendono da +1,6% a +1,3% e per il 2018 a +1,6%.

Stando a questi numeri, delle due l’una: o i QE hanno davvero scongiurato (come dice Draghi) peggiori catastrofi, oppure nonostante tutto la politica ultra-espansiva è un’arma spuntata e forse si deve agire altrove…

Gli antichi dicevano “In medio stat virtus”, e come sempre saranno l’economia e i mercati – nel medio termine – a sancire il successo o il fallimento delle politiche monetarie.

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