Prime indicazioni dalla non facile lettura


Torniamo ad aggiornare le nostre consuete curve, che sono la nostra guida per provare ad interpretare gli sviluppi del mercato obbligazionario. Tra giovedì e venerdì, a seguito della marea di dati macro unitamente alle decisioni delle BCE, sono arrivate le prime indicazioni a livello di movimenti sul mercato, che hanno visto una correzione dei prezzi e quindi un rialzo dei rendimenti impliciti.

La correzione dei prezzi è stata, tutto sommato, contenuta in valore assoluto, ma in valore relativo non può essere trascurata. Ora, che sia l’inizio della fine è ancora ben prematuro poterlo affermare, ma io personalmente interpreto le due giornate come un primo evento non trascurabile, dopo mesi e mesi di sostanziale stabilità.

Sia chiaro, non sto dicendo che sia suonato il Game Over sull’obbligazionario, così come non sto dicendo che sia il caso di scappare a gambe levate da tutti i bond, ma certamente il livello di attenzione (o di guardia, se preferite) si alza.

Passando all’esame delle nostre consuete curve, sulla ZC Yield Curve osserviamo un ampliamento dei rendimenti di poco più di 10 bps sul tratto a lunga. Infatti nell’ultimo aggiornamento si viaggiava poco sotto area 0,80% mentre ora siamo a 0,91%. La curva ha anche assunto sul tratto medio-breve una conformazione lievemente più ripida.

Anche i forward su Euribor 6 mesi, impliciti nella curva ZC Yield Curve, seguono la stessa dinamica, con un incremento di circa 20 bps, passando da un top poco sopra 1,20% ad un top in area 1,40%.

Ovviamente, anche sul fronte degli spread e dei rendimenti dei benchmark governativi non poteva andare diversamente, anche se in questo caso sono meno evidenti su lato spread. Degno di nota il fatto che la Germania torna a pagare un tasso positivo per i suoi decennali.

Proseguendo il monitoraggio dei differenziali dei rendimenti per area valutaria, in particolare il differenziale di rendimento USD vs EUR (sempre in base alle scadenze benchmark), notiamo anche qui variazioni nell’ordine di una decina di bps. Questi i valori odierni:

  • Maturity 10 Yr     USA 1,53% - EUR 0,37%
  • Maturity 20 Yr     USA 1,80% - EUR 0,86%
  • Maturity 30 Yr     USA 1,87% - EUR 0,90%

E’ singolare notare che sia i rendimenti area EUR sia i rendimenti area USA si siano incrementati, nonostante parrebbe abbastanza chiaro che la politica monetaria della FED viaggia su un binari diverso da quello della BCE. Infatti, se in USA si tratta di capire quando si alzeranno i tassi, in Europa siamo ancora in regime di QE almeno sino al marzo 2017, per altro con la possibilità di estensione al 2018.

A me personalmente, quindi, risulta un po’ difficile comprendere questa strana equazione: politiche monetarie diverse = stessa dinamica di prezzo/rendimento sui bond. Ma d’altra parte non sono un economista, per cui prendo atto dei numeri e cerco di regolarmi di conseguenza.

Ora, il dubbio che molti avranno è: sarà il caso di vendere tutti i bond? Siamo arrivati al fatidico scoppio della Bond-Bubble?

Difficile a dirsi: un paio di giornate di correzione non modificano nella sostanza il quadro generale che persiste da molto tempo. Come dicevo poco sopra, semplicemente oggi abbiamo un motivo in più per tenere bene aperti gli occhi; i portafogli obbligazionari di lunga data hanno le “spalle grosse”, poiché il margine che hanno accumulato tra upside di prezzi e incasso cedole è congruo.

Gli ultimi articoli di Massimo Gotta