Mercato obbligazionario: i rendimenti si consolidano in attesa della BCE

Dopo la recente salita – settimana scorsa – dei rendimenti impliciti sul mercato obbligazionario, in questa settimana abbiamo assistito ad una sostanziale stabilità con le obbligazioni che hanno mantenuto le posizioni in termini di prezzo. Le due ipotesi fatte a suo tempo sul mercato obbligazionario rimangono in piedi ma con questo consolidamento si fa via via più concreta quella che vede un mercato obbligazionario proteso verso rendimenti maggiori rispetto a quelli che hanno caratterizzato il reddito fisso da molto tempo a questa parte.

La nostra consueta lettura del mercato obbligazionario attraverso la ZC-Yield Curve, ci mostra questa settimana una curva con rendimenti impliciti sostanzialmente stabili rispetto alla scorsa rilevazione. Sul tratto a lunga rimaniamo sopra area 1,50% per le scadenze dal 2037, e area 1,40% è stabile dalle scadenze 2034; sulla scadenza a 10 anni sempre in area 1% come nella precedente rilevazione. stabile anche la parte a breve che conferma la conformazione più ripida mantenendo la quasi totale linearità di salita su tutto il tratto, come osservato nella scorsa rilevazione. Conseguentemente stabili anche i forward su Euribor 6 mesi, sia sul tratto a lunga che rimane stabile oltre area 2,00% sia sulla parte a breve che continua ad indicare l’allontanamento progressivo dai tassi negativi puntando allo zero.

Compatibili con i movimenti della ZC-Yield Curve anche gli aggiustamenti dei rendimenti dei benchmark governativi decennali “core”, mentre sui rendimenti e gli spread dei periferici si evidenziano differenze, dovute ad una maggior forza dei periferici che ha portato a riduzioni in alcuni casi significative. Il decennale tedesco rimane quindi a 0,58% di rendimento, seguito dall’Irlanda sempre in area 1% e dalla Francia a 0,86%; traggono invece buon beneficio Italia, Portogallo e soprattutto Spagna che sui dieci anni rendono rispettivamente l’1,92%, l’1,70% e l’1,37% con spread a 134 bps, 112 bps e 79 bps rispettivamente.

Osservando – a livello di analisi integrata – le curve dei rendimenti dei benchmark decennali dei principali mercati, notiamo come la situazione non sia molto diversa da quanto già analizzato nelle scorse settimane, su tutte le principali aree analizzate. L’area UK prosegue a mostrare il modello Trendycator sempre in area neutra con spinta moderata dei rendimenti verso area 1,40%; l’area USA ha Trendycator verde ormai da quattordici settimane consecutiva ed ha allungato con decisione sopra area 2,50% di rendimento; stabile il rendimento del Bund che dopo il rimbalzo deciso della scorsa settimana consolida su quei livelli con Trendycator neutrale/moderate long. Infine, il nostro Btp che abbandona area 2% di rendimento e si riporta verso il “supporto” tra area 1,75% - 1,70% con l’evidenza del potenziale BOTTOM che per ora stenta ad essere confermato.

Il quadro generale del mercato obbligazionario, quindi, sta consolidando i cambiamenti osservati la scorsa settimana, e come detto ci invita ad iniziare a valutare modifiche potenzialmente importanti sia in ottica tattica sia in ottica strategica. I driver del mercato rimangono sempre gli stessi – e vorrete perdonarmi se li ripeto, ma questa è la situazione – e cioè le attese di ripresa dell’inflazione che andrebbe a condizionare le politiche monetarie delle Banche Centrali, unitamente agli aggiustamenti dovuti alla riduzione seppur moderata dei QE. Domani importante appuntamento con la riunione BCE, dove il governatore Draghi dovrà confrontarsi su temi che sono potenzialmente una sfida.

Tanto per iniziare Draghi dovrà fornire indicazioni più precise su quanto intende fare con il piano di QE, poiché diversi strategist di mercato hanno manifestato chiaramente di voler capire meglio le prossime mosse della BCE oltre a ritenere che sia giunto il momento di normalizzare la politica monetaria dell’Eurozona. Non di meno, il Governatore dovrà rispondere anche sul rialzo dell’Euro, soprattutto sotto il profilo del potenziale rischio per l’economia dell’Eurozona. Non è infatti mistero che il trend dell’Euro stia preoccupando alcuni funzionari della BCE, tra i quali il vice Presidente Constancio, il quale si è detto preoccupato poiché il tasso di cambio troppo forte rischia di scombinare i piani della Banca Centrale, mettendo sotto pressione l’inflazione che, se da un lato è attesa in rialzo, è al momento ancora debole.

Domani vedremo cosa deciderà Draghi, ascolteremo le sue dichiarazioni e vedremo come reagiranno i mercati, in modo da valutare bene come proseguire il lavoro strategico e tattico su un portafoglio in obbligazioni, mantenendolo aderente non solo alle situazioni contingenti ma anche a quelle prospettiche basate sulle aspettative.

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