Fuga dei capitali (piccoli o grandi) all’estero, dove, come e qualche trucco

E’ l’effetto di una scelta emotiva, che si manifesta all’apice delle fasi di incertezza politica. Attenzione ai rischi che comporta. Una serie di consigli per non sbagliare e pagarne le conseguenze.

Cedole & dividendi

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E’ un fenomeno ciclico, che porta gli italiani di tutte le Regioni ma soprattutto del nord a cercare vie di fuga per i propri capitali, specialmente se detenuti in liquidità. Si tratta di una tendenza che si ripete ogni “tot” anni quando l’Italia rischia di più. Inutile sottolinearne i motivi: questa volta la spingono i timori per una crisi economica del Paese e per l’adozione di una patrimoniale, in realtà da noi poco ipotizzata ma “consigliata” da nordici, Bce, Troike varie e politici stranieri che odiano il Bel Paese. Sul tema di una tassa sul patrimonio torneremo nelle prossime settimane. Oggi affrontiamo l’argomento della fuga di capitali facendo il punto sulla situazione. Quali pro e quali contro? Soprattutto dove e come?

Portare i capitali all’estero protegge o non protegge?

Non certo dal fisco

Lo scambio automatico di informazioni relative al movimento di capitali fra la maggior parte dei Paesi del mondo (tutti quelli occidentali e alcuni ex paradisi fiscali) rende la scelta assolutamente azzardata da parte di chi lo faccia al di fuori dei canali regolamentati

Non da una patrimoniale

Colpirebbe indistintamente capitali detenuti in Italia e capitali detenuti all’estero, salvo che si segua il rischiosissimo percorso di una detenzione extra vie ufficiali, ormai complessa, anzi ipercomplessa, data la tracciabilità dei flussi bancari

Non dalle difficoltà di gestione

Chi cerca alternative all’estero ha in molti casi capitali in nero. Per trasferirli deve utilizzare percorsi paralleli, che costano ed espongono a rischi non marginali. Nelle ultime settimane gli “spalloni” della finanza telematica hanno aumentato i propri costi di intermediazione. Le metodologie applicate sono talvolta raffinate ma comportano incognite da prendere in considerazione. Su questi pericoli non c’è una casistica perché si tratta di un mercato fuori controllo. Le banche straniere sono poi diventate molto sospettose rispetto ai capitali che giungano attraverso canali non ufficiali. Si dice che solo alcune minori tedesche e austriache (guarda un po’, proprio quelle dei Paesi più duri nei nostri confronti!) chiudano talvolta entrambi gli occhi rispetto a certi flussi in arrivo dall’estero

Sì da un prelievo forzoso e soprattutto da eventuali controlli su cassette di sicurezza o quant’altro

Stiamo passando a un’ipotesi estrema, possibile però con l’arrivo di una Troika, che riporterebbe l’Italia a una situazione di Governi non eletti dai cittadini. In questo caso la detenzione di capitali all’estero proteggerebbe, data la quasi impossibilità di obbligare istituti bancari stranieri a esercitare prelievi o altro su posizioni di propri clienti. Le esperienze della Grecia (2015 – plafond a 1.800 euro per i prelievi di liquidità dai conti correnti, da quest’anno aumentato a 2.500 euro) e di Cipro (2013 – blocco della libera circolazione dei capitali) sono ferite aperte, che hanno giustamente sollevato timori anche da noi

Sì rispetto a un’uscita dall’area euro

Altra situazione estrema, che non viene però esclusa dai risparmiatori più apprensivi. Corretto per chi lo pensa agire ora

Ni, nel caso di una crisi bancaria

E’ un ni, visto che la situazione delle grandi banche straniere è meno solida di quanto spesso si creda, come gli stress test dell’Eba hanno confermato proprio negli ultimi giorni. Meglio evitare quindi le “big” e preferire magari quelle intermedie

Prima sintesi – I sì e i no alla fin fine si compensano. Sul tema fuga dei capitali interviene però una scelta emotiva difficilmente gestibile. Da decenni gli italiani guardano all’estero come a un’ancora dagli occhi del fisco ma da decenni si pentono poi di averlo fatto per i costi elevati, per le difficoltà di gestione, per l’obbligo di aderire forzatamente alle varie “voluntary disclosure”, per le evoluzioni normative nonché delle controparti bancarie straniere e per tanti altri motivi. La fuga dei capitali appartiene a un pezzo di cervello degli uomini e lo dimostra il fatto che si manifesti in quasi tutti i Paesi del mondo: perfino negli Usa e in Germania, sebbene solo in ottica fiscale. Essendo – come si diceva – una scelta emotiva, va gestita con grande freddezza. Spesso si realizza invece sull’onda dei “tam tam” e dell’impulsività. Commettendo clamorosi errori. Lo evidenzia la realtà che insorga all’apice delle varie e ripetitive crisi politiche.

E ora passiamo al dove e al come.

In Paesi dell’area euro con canali in chiaro (fiduciarie italiane di primo piano) che operano in qualità di sostituti di imposta

E’ la scelta più tranquilla in assoluto, poiché protegge da tutti i rischi. Il problema sta nell’identificare le banche più affidabili: nella fase attuale sono soprattutto quelle olandesi e alcune belghe e francesi. Attenzione alle tedesche e alle austriache. Da valutare con attenzione tutti i costi da sopportare e la barriera linguistica. Non tutte accettano però l’intermediazione di una fiduciaria per questioni di compliance interna

Voto 9

In Paesi dell’area euro in chiaro attraverso la gestione in proprio

Si identifica la banca (valgono i consigli di cui sopra) e poi si trasferisce il capitale, ufficializzando il tutto con la relativa dichiarazione nel quadro RW del modello dei redditi di anno in anno se la consistenza media è superiore a certi valori. L’RW assolve anche agli obblighi legati al pagamento di imposte su immobili all’estero (Ivie) e su attività finanziarie sempre all’estero (Ivafe)

Voto 5

In Paesi dell’area euro mediante stratagemmi societari

I metodi sono tanti e la casistica molto ampia. Si è però soggetti a possibili severi controlli perché ormai gli organi fiscali monitorano (giustamente) questi sotterfugi, da quelli di società fittizie – poi fatte fallire – all’utilizzo per esempio di brevetti. Operazioni complesse che richiedono capitali ingenti e collaboratori fedeli. Da evitare nel modo più assoluto

Voto 0

In Paesi area euro attraverso le banche digitali

Stanno crescendo come funghi. Offrono servizi diversificati a bassi costi e chiedono solo di scaricare le relative app. Propongono per esempio carte di credito monetarie o digitali, bonifici internazionali gratuiti, sottoconti in diverse divise, acquisto di criptovalute e tanto altro ancora. Fidarsi? Se si esportano capitali per il timore di inaffidabilità dell’Italia è sconsigliabile consegnarsi a realtà ancora poco conosciute e comunque non soggette ad accertamenti di solidità dagli organismi di controllo. Vale comunque sempre l’obbligo di dichiarare poi quanto detenuto sull’RW nella dichiarazione dei redditi. Qualche nome? La tedesca N26, le inglesi Revolut e Monzo oppure varie specialiste attive nel settore del trasferimento di denaro. Sono state create con obiettivi di servizi “low cost” e non si prestano alla gestione di capitali

Voto 3

In area euro con la soluzione più semplice

Andate in Austria piuttosto che in Lussemburgo o in Irlanda (a seconda delle vostre preferenze linguistiche), aprite un conto corrente presso una banca molto solida e versate un importo minimo. Tale da non richiedere la dichiarazione in RW. Poi dimenticatevi del tutto fino al giorno in cui il vostro personale indice di rischio vi porterà a liquidare le posizioni detenute in Italia e a trasferire parte o tutto nel c/c estero. Da allora dovrete seguire le vie formali, come sopra indicato

Voto 10

In Svizzera attraverso intermediari autorizzati

Situazione troppo rischiosa per ipotizzare canali in nero. Quindi solo con intermediari autorizzati (fiduciarie bancarie o comunque molto solide). Poi però sorge il problema dei costi. Oneri bancari, cui si aggiungono quelli della fiduciaria e la tassazione elvetica sui proventi, si porteranno via tanto quanto in prospettiva potrebbe mangiarsi una patrimoniale. Certo restano la solidità e soprattutto la risposta all’aspetto emotività che incide pesantemente sulla fuga dei capitali

Voto 6

In Svizzera in chiaro attraverso la gestione in proprio

In questo caso è meglio lasciare le grandi banche e preferire quelle popolari (Post Finance delle Poste – Bank Coop – Migros Bank), i cui costi sono nettamente inferiori rispetto agli istituti tradizionali. Più facile poi la gestione dei conti attraverso l’online. Questi intermediari difficilmente accettano l’utilizzo di fiduciarie e pretendono che il conto sia a nome del cliente. Inevitabile la dichiarazione in RW di quanto detenuto all’estero

Voto 7

In Svizzera o diversi ex paradisi fiscali attraverso intermediari non ufficiali (spalloni telematici, finte aziende di import/export o altro)

Un suicidio!

Voto 0

Dove volete con le polizze intelligenti

Trovate un broker assicurativo italiano specializzato in private insurance e fatevi costruire una polizza Ramo 1/3 di diritto estero (per esempio irlandese o lussemburghese o di altri Paesi) adatta alle vostre esigenze. Utilizzate poi una banca depositaria italiana, che svolge ruolo di sostituto di imposta, e vivrete notti più tranquille. Il rischio Italia scompare ma non quello di una patrimoniale, sebbene sul tema ci sia molta incertezza. E’ offerta anche la possibilità di strutturare la parte Ramo 3 non solo con prodotti gestiti (fondi) ma anche con obbligazioni, azioni o Etf scelti dal cliente o dal proprio consulente. E’ una strada nuova tutta da seguire, sebbene (naturalmente) molte banche si opporranno alla sua diffusione

Voto 8

Seconda sintesi – Soluzioni semplici, trasparenti e soprattutto non costose. Sottostare a oneri rilevanti e a tortuosità burocratiche ha poco senso e lo dimostra l’esperienza degli ultimi dieci anni di frequenti e inutili fughe all’estero. Lugano docet.

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