Aggiornamento portafoglio

Scenari in rapida evoluzione. Questo è il filo conduttore di questo fine 2018 in modo particolare per la ormai consumata diatriba tra Italia e UE. E’ bastato un esecutivo dai toni ben più concilianti rispetto al passato per far rimbalzare con vigore tutto il nostro comprato obbligazionario, con lo spread che è letteralmente sprofondato di oltre 30 bps in una manciata di sedute.

Quali che siano le ragioni di questo ammorbidimento del nostro Governo, la risultanza è che il clima trova un minimo di distensione a beneficio delle quotazioni che tirano il fiato. Di questo ne giovano anche chiaramente le nuove emissioni che hanno visto nelle aste odierne di Ctz e Btp-ei con tassi in ribasso su tutte le scadenze.

Nello specifico, le emissioni di stamattina vedono il Ctz a 24 mesi sotto l’1’%, con l’asta chiusa ad un tasso di interesse dello 0,995%, in calo di 63 bps rispetto al precedente collocamento quando lo spread era abbondantemente sopra i 300 bps. Buona la domanda (3,9 Mld Euro a fronte di 2,5 miliardi offerti e assegnati). Il Tesoro ha collocato anche 1 Mld Euro di Btp indicizzati all’inflazione europea a 5 anni con un rendimento all’1,45% e una domanda di 1,65 Mld Euro.

Ragionando in termini globali, al di fuori del solo contesto Italia-Europa, è ad ogni buon conto evidente che il 2019 sarà un anno in cui le politiche delle Banche Centrali saranno fondamentali. Ma si badi bene, sarà l’interazione tra le diverse politiche monetarie a fare la differenza.

Come sappiamo la Fed ha già iniziato ad alzare i tassi e la Bce terminerà gli acquisti di titoli obbligazionari a fine anno – salvo necessità di urgenze dovute a crisi interne all’area Euro – cui dovrebbe seguire un moderato ma inevitabile aumento del tasso di sconto.

Alcuni analisti stanno tuttavia osservando che sul debito USA “la parte a lungo termine della curva dei rendimenti ha mostrato una certa resistenza a salire, cosa che storicamente indica un’aspettativa di rallentamento per l’economia”. E infatti i principali dati macro – ed alcune proiezioni – mostrano che se da un lato è vero che le principali economie sono entrate in accelerazione nel 2018, ora ci sono i sintomi che stia accadendo l’inverso.

Tornando al nostro portafoglio, la distensione sul fronte spread ha portato indubbi beneficio, facendo registrare al nostro asset un salto non da poco dai precedenti 108,84 ai 109,45 di NAV odierno ai prezzi correnti di mercato. Tra la scadenza del certificato con sottostante Volkswagen e la vendita dell’ETF sull’indice CRB siamo ora di nuovo forti di 5.000 Euro di liquidità, che come sappiamo è comunque destinata ad aumentare con le prossime scadenze.

Per ora riteniamo di attendere prima di riprendere il giro di acquisti, per valutare bene alcune situazioni che potrebbero essere di interesse. Tra cui resta comunque valida l’ipotesi della diversificazione valutaria, compresa l’idea del collega Bellosta in merito al bond danese. Vero che ha rendimento negativo ma vero che a volte un piccolo premio per essere assicurati contro il peggio può rivelarsi denaro ben speso.

Portafoglio aggiornato nell’apposita sezione.

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