Costi dei conti correnti e commissioni di trading, il “discount” si è messo in moto

Nuove iniziative “no cost” sul primo fronte e un trend ribassista – che parte dall’estero – sul secondo. Si annuncia una rivoluzione.

Cedole & dividendi

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State tranquilli! Non vogliamo certo fare i gilet gialli della finanza. Oggi puntiamo solo il dito contro lo strisciante innalzamento dei costi dei conti correnti e il permanere di costose politiche di “pricing” per il trading. Pochi ne parlano e l’effetto è inevitabile: istituti di credito e intermediari delle contrattazioni di Borsa lentamente e accortamente (per loro) riescono ad aumentarne il peso, spesso senza che il cliente nemmeno se ne accorga. Bisogna allora agire rivolgendosi al nuovo che avanza. Eccome se avanza!

Esempi pratici

I conti corrente online italiani hanno riservato amare sorprese, con forti accelerazioni nel 2018 per alcuni servizi accessori: in crescita gli oneri per il versamento di contanti e assegni (in media da 0,55 a 0,88 euro), le commissioni per i prelievi agli sportelli (più o meno da 1,77 a 2,62 euro) e dagli Atm nonché per i movimenti eseguiti senza l’ausilio di sistemi informatici. La cosa strana è che all’opposto le banche tradizionali stanno riducendo i costi a carico dei correntisti, soprattutto per quanto riguarda prelievi di contanti agli sportelli e in Atm di altri Paesi Ue e per i canoni annui delle carte di credito. E’ naturalmente la dinamica di un settore in piena evoluzione. Lo si può comprendere ma sui metodi comunicativi ci sarebbe da ridire.

Arriva il cambiamento

Se il sistema del credito vuole scaricare sulle vostre spalle il peso della sua gestione spesso elefantiaca ecco che nuovi modelli organizzativi consentono di stravolgere un approccio commerciale basato appunto nell’addossare le inefficienze sui clienti. Con risparmi eccezionali. N26, giovane banca tedesca, ha già quasi un milione di correntisti. Tutto online, con costi zero. Per prelievi, commissioni di apertura, canone mensile, carta di credito, bonifici e imposta di bollo non si paga nulla. L’operatività avviene via app per smartphone e l’account prevede l’impronta digitale. Situazione simile per Hype di Banca Sella. La sua app è compatibile con Apple, Android e Windows Phone. Anche Hello Bank! di Bnp Paribas offre un conto corrente che non prevede nessun costo per apertura, operazioni di prelievo, bonifici, carte di debito e altro ancora. Conto Adesso di Crédit Agricole segue la stessa direzione con alcune marginali variazioni, per esempio per i prelievi presso Atm di altre banche, limitati a 14 ogni anno ma in più prevede un buono omaggio Amazon per 150 euro. La lista potrebbe proseguire e naturalmente occorre tenere conto che, trattandosi di iniziative nuove, spesso non prevedono servizi più complessi - per esempio quelli fiscali - e che occorre magari adeguarsi a un’autogestione operativa quasi totale. Presenti solo all’estero (non se ne esclude però l’arrivo in Italia) fra le tante la statunitense Bank Mobile, già definita la Uber delle banche, Simple emanazione della spagnola BBVA, Soon Bank appartenente alla francese Axa e l’inglese Atom Bank. Insomma un approccio diverso e di totale “discount” sta entrando in scena, proponendosi soprattutto alla clientela giovane, mentre già si guarda all’abbinamento con robo-advisor per le forme più semplici di investimento, con portafogli standard di Etf e fondi.

Nuova concorrenza per il trading

Passiamo ora all’altro aspetto, che più interessa i lettori di Lombard Report. E’ quello delle commissioni di trading o comunque di investimento. Le piattaforme online presenti sul mercato costano troppo e il 2018 ha così visto emergere un timido fenomeno: nuovi protagonisti, di fatto piccole e medie banche tradizionali, si aprono al trading offrendo piani commissionali molto più concorrenziali e soprattutto flessibili rispetto ai leader del mercato. Nomi? Difficile farli, perché spesso si tratta di iniziative locali e rivolte a una clientela selezionata. Un’indagine condotta a livello europeo ha evidenziato in ogni caso che in media i costi sopportati da chi opera in Borsa si colloca a 26,4 euro per ogni singola transazione presso le banche tradizionali e a 7,7 euro per quelle online. Eccolo un punto di riferimento per verificare se ci si colloca sopra o sotto, sebbene la forchetta appaia maggiore di quanto la riprova nei diversi Paesi attesti. E comunque anche qui ci sono novità. L’olandese Degiro, per esempio, si sta proponendo in Italia con un tariffario ultra competitivo: per le azioni su Borsa Italiana espone 0,50 euro + 0,058% dell’importo transato. Il suo sito pubblica un confronto diretto con i concorrenti, dal quale si nota che acquistando 1.000 euro di azioni Telecom Italia si risparmia l’85% e per 2.000 euro di Fca l’esborso è inferiore dell’80%. Attenzione però al fatto che per alcune piattaforme con strutture commissionali a scaglione si è tenuto conto del valore massimo riferito a chi ha un’operatività molto bassa, scelta ammessa dallo stesso broker nelle note della tabella comparativa. C’è poi l’aspetto fiscale: i new entrant non sono quasi mai sostituti di imposta.

Confronti macchinosi

In realtà i raffronti risultano macchinosi, poiché in alcuni casi vengono articolate offerte flessibili. Directa per esempio per il mercato italiano (Mta-Sedex-Mtf-Tah-EuroTlx e Certificati) propone a scelta le tre opzioni variabile (1,9 per mille) o fissa (da 5 a 7 euro per tipologia di prodotto) o degressiva (da 8/9 euro per un eseguito al giorno a 1,5 euro dal 51° eseguito “daily” in poi). Banca Sella per le piattaforme SellaXTrading e Sella SellaExtreme prospetta un sistema degressivo in base alle commissioni mensili (per l’azionario italiano da 8 euro standard a 5 euro per commessioni superiori a 1000 euro). Alcuni big del mercato sono invece più rigidi e soprattutto con primi livelli decisamente elevati (per esempio 19 euro fino a 10 eseguiti e poi 9,95 euro per Fineco; 12 euro per Webank con progressivo decrescente per il profilo fisso e 0,19% - minimo 2,75 euro e massimo 18,9 euro - con progressivo decrescente per il profilo variabile; 11 euro per Binck Bank fino a 10 operazioni per trimestre, con progressivo decrescente fino a 5 euro per oltre 1.000 operazioni a trimestre). Traspare l’evidenza di come effettuare confronti sia difficoltoso, data la varietà di pricing adottati, il che si complica ancor più nel caso di altri operatori e per la possibilità di trattative personali in presenza di movimentazioni elevate. Intanto alcuni “private” adottano le commissioni zero per l’operatività, incluse in “fee” complessive sul patrimonio detenuto. Si era partiti da 0,80% ma già c’è chi è sceso a 0,20%, grazie all’intermediazione di Sim collegate. In quest’ambito la concorrenza si fa sentire e in misura vistosa.

E all’estero che succede?

La pressione al ribasso delle “trading fee” salpa certamente dagli Usa, dove le commissioni per l’acquisto di azioni, Etf, fondi e opzioni sta scendendo a ritmo incessante. Interactive Brokers offre “flat rate” di 0,005 $ per l’azionario e di 0,70 $ per lotto di opzioni. Considerando tutti i costi si stima che per un “buy” di 100 azioni si paghino 1 $ nel caso appunto di IB, mentre altri importanti intermediari si collocano su livelli più alti: 4,95 $ per Fidelity e Schwab, 6,95 $ per E Trade e TD Ameritrade e 7 per Vanguard. Sul fronte titoli di Stato Usa IB prevede commissioni dello 0,002%, con un minimo per ordine di 5 $, e per i bond corporate dello 0,1%, con minimo di 1 $.

Molto più articolata la situazione in Germania. Abbiamo effettuato una simulazione di acquisto azionario su alcune delle principali piattaforme. Per l’acquisto di 10.000 euro di un qualsiasi titolo del Dax il risultato ha evidenziato 5 euro di commissioni per Finanzen.net e poi via via 5,90 euro per flatex, 10 euro per Deutsche Kreditbank (DKB) fino ai 29,9 euro per gli operatori più cari.

In Gran Bretagna il broker Halifax Share Dealing, filiale di una divisione di Bank of Scotland, prevede 12,5 £ per operazione, indipendentemente dal numero di transazioni effettuate, importo che sale a 25 £ nel caso di ordini telefonici. Saxo Capital Markets, succursale di Saxo Bank, ha un commissionale a percentuale che per i mercati europei contempla lo 0,10%, con minimo di 12 euro (l’importo è espresso nella valuta della Borsa in cui si opera). Hargreaves Lansdown, con oltre un milione di clienti, adotta invece un sistema a scalare, che parte da 11,95 £ (fino a 9 transazioni al mese) per scendere a 5,95 £ (per oltre 20 transazioni).

In Francia è particolarmente complesso il sistema previsto da Boursorama: per gli esordienti si applica una commissione di 1,99 euro per transazioni fino a 500 euro di controvalore e oltre si passa a un meccanismo con percentuale (0,6% sull’ordine); per l’operatività standard 5,50 euro relativamente a transazione fino a 1.000 euro, mentre oltre interviene il variabile allo 0,48% con minimo di 8,95 euro; per i trader meno attivi 16,65 euro per transazione fino a 7.750 euro ma oltre si passa al variabile dello 0,22%; per gli scalper 9,90 euro per transazione fino a 10.000 euro e oltre scatta il variabile allo 0,12%. Binck Bank ha il doppio tariffario, uno base a scalare in funzione dell’importo dell’ordine (da 2,5 a 10 euro) e uno più evoluto per chi opera con almeno 30 eseguiti al mese (9 euro per ordine indipendentemente dall’importo ma se superiore a 10.000 euro si trasforma in variabile allo 0,09%).

Tendenza al ribasso

La rivoluzione per il trading sta partendo dagli Usa, dove si ipotizzano perfino le commissioni zero, già introdotte per i Ter degli Etf da alcuni operatori e che potrebbero estendersi al brokeraggio azionario. In Europa ogni Paese fa a sé ma si verifica un trend in discesa, di cui ha finora goduto solo marginalmente l’Italia. Certamente i volumi contano molto e ipotizzare “fee” come quelle di Interactive Brokers negli Usa sarebbe irrealistico. I margini per una riduzione però ci sono e si può auspicare che quanto sta avvenendo nel sistema bancario tradizionale, con l’entrata in scena di nuovi attori, si estenda al più ristretto circolo degli specialisti del trading. Una valanga si è messa in moto. Presto ne vedremo gli effetti?

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