NASDAQ100 WEEKLY - Continua la discesa dell'indice !


SEGNALI DI ENTRATA E DI USCITA DEL MODELLO QUANTITATIVO LOMBARD PER IL TRADING SULLE AZIONI NASDAQ TIME FRAME SETTIMANALE. ESCE OGNI INIZIO SETTIMANA.

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Il vecchio detto inglese per quanto riguarda i mercati azionari internazionali “SELL IN MAY AND GO AWAY” anche quest’anno ha colpito in pieno. Quarta settimana di ribassi sui mercati finanziari internazionali e quindi anche sui 3 maggiori indici statunitensi con perdite, nella ultima settimana tra il – 2,4% ed il – 3,0%.

Passato il mese funesto la discesa si fermerà, magari lateralizzando ?

Con Mago Merlino in ferie in montagna, Prometeo alle terme e Cassandra al mare è impossibile fare previsioni, la nostra sensazione, o meglio, quello che ci auguriamo per il nostro portafoglio azionario è una planata “dolce” verso il prossimo supporto e da lì una lateralizzazione di qualche mese (il generale estate avanza) per una ripresa consistente dei corsi.

Questo quadro “fantasioso”, ma possibile, va a scontrarsi con le aspettative di una recessione economica mondiale, provocata dal rarefarsi dei commerci e delle tensioni internazionali che hanno zavorrato le materie prime ed hanno messo le ali ai beni rifugio, vedi Petrolio WTI -14%, dopo quattro mesi di rialzo, Oro +1,5%, dopo tre mesi di ribasso, Treasury Note a 2,16% di rendimento, a inizio mese era a 2,50%.

Su queste basi, il mercato è arrivato a mettere in conto tre ribassi dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve. Se questo avviene, è perché si punta su un drastico peggioramento dell’economia, provocato dallo scatenarsi della guerra commerciale. Gli indicatori di recessione stanno suonando: il differenziale tra il rendimento del bond governativo a tre mesi e l’omologo a dieci anni, è sui minimi degli ultimi dodici anni, a -12 punti base. Ovvero, la curva si è di nuovo invertita: il bond a tre mesi rende di più di quello a 10 anni. Questa anomalia, di solito anticipa il peggioramento del quadro macroeconomico. Morgan Stanley ha depurato la curva dagli effetti del riacquisto titoli della Federal Reserve, arrivando alla conclusione che siamo in negativo, senza soluzione di continuità, da sei mesi.
A ciò aggiungiamo che i dati macroeconomici più importanti sono in frenata, la guerra sui dazi sempre più aspra tra le due super-potenze mondiali (USA-CINA) alla quale si è aggiunta anche quella (USA) contro il Messico e sullo sfondo si profila anche quella (sempre USA) contro l’Europa. Se così fosse, la globalizzazione si fermerà, il protezionismo aumenterà e ci saranno buone possibilità che finiremo con un sistema economico completamente diverso dall’attuale. Invece di un mercato globale, ci saranno diversi grandi mercati regionali con le proprie regole, valute dominanti, standard tecnici e sistemi finanziari.

Prima di approfondire questi temi, diamo un po' di numeri agli indici statunitensi della settimana appena passata che ha visto registrare la peggiore performance dal DOW JONES che ha chiuso le contrattazioni a 24815 con un bel – 3,0% seguito dall’S&P500 che ha chiuso a 2752 con una perdita del – 2,6% ed infine il “nostro” NASDAQ100 che ha chiuso a 7128 facendo registrare un ribasso del – 2,4%. Di seguito i relativi grafici:

Passiamo ora ad analizzare i principali dati macroeconomici usciti in settimana iniziando dalla fiducia dei consumatori americani, misurata dal Conference Board, che è salita in maggio a 134,1 punti da 129,2 di aprile. Il dato è stato superiore alle attese degli analisti, fermi a quota 130, di contro il passaggio in territorio negativo dell’indice delle imprese manifatturiere del Texas, a cura della FED di Dallas, relative al mese di maggio, uscito a – 5,3 contro attese per un + 5,8 dal + 2,0 del mese precedente, sorte un po' più favorevole per quelle della Virginia, a cura della FED di Richmond, uscito a + 5 contro attese per un + 6 dal + 3 di aprile. Dato in frenata anche quello, molto importante, sul Pil del primo trimestre 2019 rispetto al trimestre precedente (+3,1% annualizzato contro +3,2% precedente) ed in linea con le attese degli analisti a +3%, in frenata anche il dato preliminare sulla spesa per consumi personali del primo trimestre 2019 uscito a + 0,4% contro attese per un + 0,6% e rispetto al +0,6% del trimestre precedente.Infine positivi i dati sul reddito personale che ad aprile è aumentato dello 0,5%, percentuale superiore alle attese (+0,3%) e al dato precedente (+0,1%) e cresce anche la spesa personale, che aumenta dello 0,3%, superiore al consensus (+0,2%) ma inferiore al +1,1% rivisto del mese di marzo.
 

Dicevamo della guerra sui dazi tra Stati Uniti e Cina. Si sta profilando un lungo periodo di guerra a bassa intensità. Gli Stati Uniti hanno inserito la Cina, nella lista dei nove paesi sospettati di manipolare la valuta e stanno aumentando la pressione sui clienti di Huawei: oggi la giapponese Softbank ha comunicato di aver scelto Ericsson e Nokia per lo sviluppo della telefonia 5G. I cinesi minacciano di usare le TERRE RARE (a tal proposito riportiamo in fondo alla pagina un interessante articolo del Global Times), sostanze basilari per l’elettronica e tutte le nuove tecnologie informatiche, come arma nello scontro con gli Stati Uniti. La Cina è il primo produttore al mondo di questo materiale e la maggior parte viene comprato proprio dagli Stati Uniti. Il Quotidiano del Popolo, in un editoriale molto duro avverte Washington con la dicitura: “e poi non venite a dirci che non vi abbiamo avvisato”; un titolo usato in passato prima dello scoppio delle ostilità con il Vietnam.

Inoltre hanno fatto seguito due dichiarazioni abbastanza importanti, la prima da parte di Donald Trump che, durante un incontro a Tokio col premier giapponese, Shinzo Abe, ha dichiarato che gli Stati Uniti “non sono ancora pronti ad un accordo con la Cina”, la seconda uscita ieri da parte dell’agenzia cinese Xinhua ha detto che nella giornata di domenica 2 giugno la Cina diffonderà un 'white paper' riguardante la sua posizione in merito alle trattative commerciali con gli Stati Uniti. Il documento verrà diffuso alle 10 del mattino di Pechino. Attendiamo di conoscerne i contenuti visto che non sapevamo dell’esistenza di un documento chiamato “white paper”. Come non bastasse, Trump ha minacciato il Messico di alzare i dazi fino al 25% se non saranno prese misure per arginare l’immigrazione clandestina verso gli Stati Uniti. Il provvedimento verrà introdotto il 10 giugno con un primo rialzo del 5% poi di un altro 5% ad inizio luglio e così andare fino a raggiungere il 25% ad inizio ottobre, sempre che il Messico nel frattempo non attui i provvedimenti richiesti.

Così dopo aver penalizzato moltissime Società americane orientate all'esportazione in CINA ora anche colossi del mercato automobilistico, come FORD, GENERAL MOTORS e consociate, verranno ampiamente penalizzate in quanto hanno delocalizzato stabilimenti in Messico.

Chissà ?? Se ne renderà conto oppure dovranno fargli un disegnino ?? Mahhh……….

Uno sguardo ora al nostro Portafoglio azionario nel quale in settimana abbiamo preso un altro target 100% sul titolo COGNIZANT, di contro ben due STOP sui titoli JB HUNT e KRAFT HEINZ che hanno, de facto, abbassato le percentuali di guadagno fin qui prodotte. In sofferenza anche il titolo MYLAN trascinato dalla brutta performance del settore farmaceutico.

Titoli sotto la lente in settimana:

ALIGN TECHNO – 10,5%. Consistente perdita settimanale nonostante la Società specializzata in apparecchiature e materiali dentali nonostante abbia un solido bilancio ed una forte liquidità per coprire abbondantemente i livelli di debito.

COSTCO WHOLESALE -3,5%. La Società di vendite retail a basso costo perde valore nonostante abbia riportato un dividendo superiore alle attese 1,89 $/az. contro 1,83 $/az. con fatturato in linea a 34,7 mld $.

DOLLAR TREE +3,2%. Catena di discount americana, ha tagliato le previsioni sull’utile per azione relative al secondo trimestre a 0,64/0,73 $/az. contro previsioni di 1,01 $/az., il fatturato di 5,8 mld $ è in linea con il consensus.

NVIDIA –6,6%. La Società soffre la politica dei dazi. Un importante ETF per semiconduttori a maggio ha liquidato titoli di società del settore per il 16%.

WESTERN DIGITAL -9,0%. Continua la fase di discesa del valore del titolo che nel giro di un mese ha perso circa il 22,6%. Le vendite non già brillanti nell’ ultimo trimestre economico, si stanno ulteriormente contrendo a causa dell’attuale situazione commerciale. La Società continua a subire il crollo dei prezzi della memoria NAND flash dovuta alla sovrabbondanza di produzione di detto componente.

Scendono, infine, anche le società del settore farmaceutico, tra le quali MYLAN, in calo del -11% che tocca i minimi dal 2011 ed ALEXION PHARMA -10,5%.

Global Times: In mezzo all'escalation della guerra economica tra Stati Uniti e Cina, le discussioni si sono intensificate su come Pechino potrebbe resistere alla potenza economica dell'America, soprattutto considerando che l'economia globale dipende sempre più dal dollaro USA come valuta principale per il commercio internazionale, e la chiusura dei mercati statunitensi potrebbe danneggiare seriamente le società orientate all'esportazione della Cina. La principale pubblicazione di politica estera della Cina, il Global Times , indica tre carte vincenti che Pechino potrebbe utilizzare per almeno livellare il campo di gioco nella sua lotta con l'amministrazione Trump e causare danni apprezzabili all'economia statunitense, forse costringendo il suo avversario a scalare temporaneamente ritorna alle sue ambizioni.

 Secondo un articolo del  Global Times di un professore dell'Università Renmin della Cina, le tre carte vincenti sono:

1) vietare l'esportazione di terre rare negli Stati Uniti;

2) bloccare l'accesso delle aziende americane ai mercati cinesi; e

3) utilizzando il portafoglio cinese di buoni del tesoro statunitensi per abbattere il mercato del debito del governo degli Stati Uniti.

Ognuna di queste carte vincenti merita di essere esaminata nei dettagli, sia in termini di impatto sull'economia statunitense, sia in termini di eventuali ritorsioni dagli Stati Uniti e delle ripercussioni per l'economia globale nel suo complesso.

Bandire l'esportazione di terre rare negli Stati Uniti sarebbe in realtà un duro colpo per i produttori di elettronica statunitensi e, in verità, per i produttori statunitensi di alta tecnologia in generale. Questo perché le terre rare sono una materia prima chiave per la produzione di smartphone, chip vari e altri prodotti ad alto valore aggiunto che sono le più grandi mucche da mungere di società statunitensi come Apple e Boeing.

Reuters, un'agenzia che difficilmente potrebbe accusare di simpatizzare con Pechino, riferisce: "Gli Stati Uniti hanno ancora una volta deciso di non imporre tariffe su terre rare e altri minerali critici dalla Cina, sottolineando la sua dipendenza dalla nazione asiatica per un gruppo di materiali usati in tutto dall'elettronica di consumo alle attrezzature militari ".

La Cina non detiene esattamente un monopolio su tali materiali, ma il mercato sarebbe sicuramente scarsamente disponibile senza le esportazioni cinesi, con tutte le implicazioni sui prezzi che ciò comporterebbe. Inoltre, è probabile che alcune posizioni in deficit saranno impossibili da chiudere, indipendentemente da quanti soldi ci siano.

Non tutto è così semplice, comunque. Se questo divieto venisse introdotto, allora Pechino incontrerà alcune difficoltà tecniche. Se le sanzioni vengono imposte solo alle società statunitensi, saranno comunque in grado di acquistare i materiali necessari tramite acquirenti di paglia giapponesi o europei, rendendo inutile l'embargo. Ma se la Cina impone un divieto totale alle esportazioni, allora non saranno solo le compagnie statunitensi a soffrire, ma anche quelle europee, portando a rappresaglie dell'UE contro gli esportatori cinesi verso l'Europa. Ciò sarebbe molto doloroso per la Cina, soprattutto vista la guerra economica con gli Stati Uniti che sta rendendo l'accesso ai mercati europei inestimabile per l'economia cinese.

Sembra che il divieto delle esportazioni di terre rare sia un'arma potente, ma il suo uso richiederà la massima delicatezza e seri sforzi diplomatici per evitare effetti collaterali estremamente spiacevoli.

La seconda carta vincente citata dal Global Times sta bloccando l'accesso delle aziende americane al mercato cinese in rapida crescita ed esteso. Questo dovrebbe essere considerato da un punto di vista politico, piuttosto che economico (sebbene quest'ultimo possa sembrare logico). Lo scopo di tali misure restrittive non è quello di infliggere danni inaccettabili all'economia degli Stati Uniti, ma di fare in modo che tutta la potenza della lobby delle multinazionali americane funzioni contro Donald Trump e sostenga i suoi avversari politici.

Secondo gli indici S&P Dow Jones, l'Asia rappresenta solo il 14% circa delle vendite delle società S&P 500. Se ipotizziamo che la Cina costituisca la maggioranza di questo, allora nemmeno una chiusura completa dei mercati cinesi sarebbe un disastro. Ci sono alcuni dettagli importanti, tuttavia.

Innanzitutto, la Cina è l'unico (e definitivo) mercato per la crescita delle vendite di molte società statunitensi. Quindi, se la Cina si chiuderà, i grafici delle presentazioni aziendali non mostreranno alcun tipo di crescita.

  • In secondo luogo, la Cina svolge un ruolo chiave in molte catene di produzione che si concludono con le vendite negli Stati Uniti e in altri mercati. Una perdita di accesso alla produzione cinese danneggerebbe quindi gravemente la competitività delle imprese americane sul mercato mondiale (e anche sul mercato statunitense), soprattutto se i loro concorrenti europei e giapponesi conservano un accesso completo agli impianti di produzione della Cina.

Di conseguenza, i profitti delle società statunitensi e il futuro del mercato azionario americano (che è un importante barometro politico dato che molti americani hanno investito i loro risparmi in azioni) sarebbero a rischio. Potrebbe essere possibile compensare questi problemi trasferendo la produzione in altri paesi asiatici con manodopera a basso costo e condizioni favorevoli, ma ciò non potrebbe essere fatto rapidamente e sarebbe rischioso, dato che Trump sta conducendo guerre commerciali con tutti, dall'Unione Europea a fedeli alleati degli Stati Uniti come il Giappone e l'India. Alla luce di questo, le aziende statunitensi avranno un enorme incentivo a impedire a Trump di essere eletto per un secondo mandato, e le capacità di lobbying e politica di quella parte del settore aziendale statunitense che più soffriranno di questa carta vincente potrebbero davvero giocare ruolo chiave nella vittoria politica degli avversari di Trump.

La terza carta vincente coinvolge la Cina che scarica il suo portafoglio di buoni del tesoro statunitensi. Il Global Times scrive: "La Cina detiene più di $ 1 trilione di buoni del Tesoro USA. La Cina ha dato un grande contributo alla stabilizzazione dell'economia USA comprando il debito americano durante la crisi finanziaria del 2008. Gli Stati Uniti sarebbero miserabili se la Cina dovesse colpirlo quando è al ribasso. "Si può concludere che Pechino probabilmente salverà il suo portafoglio di buoni del tesoro statunitensi per dessert - in quanto avrà il maggiore impatto quando il mercato azionario statunitense sta vivendo la sua prossima crisi.

La mossa non rischia di causare danni catastrofici di per sé (anche se il valore delle obbligazioni americane cadrà definitivamente), ma se viene fatto nel momento in cui l'America è più vulnerabile, allora il portafoglio della Cina potrebbe benissimo essere la goccia che spezza la schiena del cammello

Pechino non mostra un atteggiamento particolarmente cocente. Come il redattore capo del Global Times ha giustamente notato su Twitter:

"La maggior parte dei cinesi concorda sul fatto che gli Stati Uniti sono più potenti della Cina e Washington è d'iniziativa nella guerra commerciale. Ma non vogliamo semplicemente crollare e crediamo che gli Stati Uniti non possano in nessun modo distruggere la Cina. Siamo disposti a sopportare un po' di dolore per dare agli Stati Uniti una lezione."

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Pagina a cura di Sandro Mancini.

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