Aggiornamento portafoglio: siamo semplicemente basiti e gongoliamo


Sta diventando imbarazzante. Non era mai successo prima, in tutta la storia del nostro portafoglio Rischio Contenuto. Siamo al quinto massimo storico consecutivo nel volgere di appena un mese, con un balzo i questi ultimi giorni di un certo spessore.

E così, mentre la Germania si agita per la crisi politica sempre più acuta, scatenata – a detta di molta stampa specializzata – dall’Euro e dalle bugie raccontate nel corso di un ventennio, e mentre le Banche Centrali più forti stanno ragionando sul lancio combinato di rispettive monete digitali stile “bitcoin”, il nostro portafoglio ingrana la sesta e vola.

Sulla crisi politica tedesca non ci dilunghiamo, vista la copiosa mole di notizie in merito sul web, così come non ci dilunghiamo oltremodo sul progetto “bitcoin” di BCE & Company. Diciamo solo che, a parte il primo momento di ilarità che suscita tale notizia, subito dopo si realizza che la questione è forse più seria di quanto non possa apparire e a ben pensarci fa tremare i polsi.

La stampa specializzata se ne sta occupando e in questa sede ci basti ragionare in prospettiva sui motivi che spingono le Banche Centrali a tutto questo e, soprattutto, sulle potenziali conseguenze nelle nostre tasche. Perché, se tanto ci dà tanto, già con l’Euro reale abbiamo avuto le nostre belle sorprese e non vi è ragione per non pensare che anche con la valuta elettronica si voglia bissare il successo…

In estrema sintesi, la “digitalizzazione” delle monete servirebbe a ridurre più velocemente l’uso del contante, ancora preponderante in larghissima parte del mondo. Per capire perché, bisognerebbe leggere uno studio recentemente pubblicato dall’FMI, in base al quale con l’arrivo di una prossima crisi, le economie mature avranno l’esigenza di abbassare ulteriormente i tassi d’interesse.

E qui nasce il problema: i tassi sono già stati azzerati se non addirittura negativi sia in Europa sia in Giappone, ed è chiaro che è impossibile ridurli ancora, altrimenti i risparmiatori reagirebbero spostando la liquidità depositata sui conti bancari e portandosela in casa. Ed ecco i due stratagemmi individuati in questi ultimi anni: primo, cessare la stampa di banconote da 500 Euro, che di fatto agevolano lo spostamento di grosse somme dalla banca a un luogo ritenuto sicuro; secondo, contrastare l’uso del contante con limitazioni normative e una campagna mediatica terroristica.

Se le valute ufficiali digitali vedessero davvero la luce e se i risparmiatori cadessero nel tranello delle Banche Centrali, convogliando parte della loro ricchezza cash nelle monete digitali ufficiali, si ritroverebbero senza quasi più armi per resistere a tassi sempre più negativi. In questo modo, le Banche Centrali potrebbero tagliare i tassi con la scure, mentre le banche commerciali trasferirebbero i costi per intero sui clienti, senza temere alcuna fuga dei capitali, non essendovi più alcuna alternativa pratica agli euro digitali. Infine, ciliegina sulla torta, i governi – nel caso dovessero fare cassa – imporrebbero un prelievo forzoso sui conti bancari, riuscendo a contenere i rischi sul piano finanziario.

Vedremo quello che succederà, ma a occhio e croce possiamo dire che questa novità poco ci piace (molto poco…) e ci auguriamo che sia un fuoco di paglia o che comunque non sia realizzabile.

Tornando al nostro portafoglio, come dicevamo prima, siamo su un nuovo massimo storico e anche i tre recenti ingressi già iniziano a dare il loro contributo positivo all’intero asset. Mentre i mercati a livello generale si sono ben ripresi dopo i primi timori legati al virus cinese, il nostro spread prosegue la sua lenta ma costante diminuzione e pertanto continua a favorire i titoli governativi italiani. Il nostro NAV vale oggi, ai prezzi correnti di mercato, 119,39 contro i 118,65 del precedente massimo storico registrato il 5 febbraio scorso. La performance cumulata ha sfondato la soglia del 10%, considerando che a febbraio del 2016 il NAV iniziale del portafoglio valeva 107,99 e che contro i 119,39 attuali porta ad un risultato complessivo del 10,56%.

Portafoglio come di consueto aggiornato nell’apposita sezione.

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