Aggiornamento portafoglio: e sei…


Mentre si scatena il risiko bancario, con Intesa-Sanpaolo che vuole comprare UBI Banca, il nostro portafoglio vola letteralmente e si porta su un nuovo massimo storico, il sesto consecutivo. Impressionante il tasso di crescita del nostro asset da metà gennaio, che ha inanellato sempre e solo nuovi massimi; i nuovi ingressi già danno soddisfazione e certamente è anche merito loro se la performance si incrementa. E, come se non bastasse, abbiamo ancora liquidità da investire.

Ed è in questi momenti che si deve alzare la guardia, anziché gongolarsi sugli allori, perché sappiamo bene come il mercato sia imprevedibile ed insidioso. Per cui occhi bene aperti e massima attenzione sui movimenti, anche se è indubbio che il momento sia per ora disteso e ben impostato.

Dicevamo di Intesa che vuole fare shopping e già si vocifera sulla stampa specializzata che anche MPS sia un obiettivo di Carlo Messina. Intanto, la notizia è piombata senza preavviso sul mercato, e pare che nemmeno Victor Messiah fosse al corrente dei piani di Intesa, avendo appreso la notizia mentre si trovava a Londra per presentare il nuovo piano industriale agli investitori. E così il CdA di Intesa-Sanpaolo ha formalizzato un’offerta di scambio azionaria con UBI Banca: 17 azioni di Intesa ogni 10 di UBI portate in adesione.

Facendo due rapidi calcoli, visto che al termine della seduta di venerdì scorso, UBI ha chiuso a 3,31 euro e Intesa a 2,48 euro, l’offerta è a premio di oltre il 27% rispetto ai valori di Borsa e di fatto capitalizza UBI a 4,86 Mld di euro. Naturale che le azioni siano decollate, trascinando ovviamente tutto il settore bancario. Chiaro che il mercato abbia preso molto bene la notizia, visto che l’aggregazione porterebbe ad un utile annuale per 6 Mld di euro, stando alle prime stime.

E ora tutti si domandano: che fine farà MPS?
Bella domanda, certamente. Sappiamo che nelle scorse settimane diversi rumors ventilavano una possibile fusione tra MPS e UBI Banca – addirittura forse coinvolgendo soggetti come BancoBPM e Bper – e quindi potrebbe anche essere che MPS si “sposi” con UBI, nei fatti da controllata di Intesa. Tutte illazioni naturalmente, su cui la stampa specializzata chiosa abbondantemente. Certo è che Messina non è nuovo a operazioni di salvataggio sistemiche in Italia, come quando nel 2017 rilevò – praticamente a costo zero – le due popolari venete in crisi, ricevendo inoltre dallo Stato una “dote” di 5 Mld per neutralizzare l’impatto sul patrimonio dell’acquisizione.

Una cosa comunque è certa: Intesa si sta consolidando come principale istituto bancario nazionale, in netta controtendenza e opposizione alla strategia di Unicredit, che con Mustier sta allentando il legame con il nostro Paese. Infatti, Messina ha sempre speso buone parole per i nostri titoli governativi e le sue mosse di questi anni confermano il suo intento di voler colmare gli spazi lasciati scoperti proprio dalla progressiva “fuga” di Unicredit.

Tornando al nostro portafoglio, siamo su un nuovo massimo storico, il sesto consecutivo con la striscia positiva iniziata ormai il 15 gennaio scorso, dopo le avvisaglie di nuova spinta con il massimo registrato nella seconda metà di dicembre 2019. Il nostro NAV vale oggi, ai prezzi correnti di mercato, 119,82 contro i 119,39 del precedente massimo storico registrato il 12 febbraio scorso. La performance cumulata è ormai prossima all’11%, considerando che a febbraio del 2016 il NAV iniziale del portafoglio valeva 107,99 e che contro i 119,82 attuali porta ad un risultato complessivo del 10,95%.

Portafoglio come di consueto aggiornato nell’apposita sezione.

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