Come andrà il resto del 2020, indici e numeri per scrutare i mercati


Una panoramica di indicatori e di sentiment per cercare (il termine è più che appropriato) di interpretare i prossimi sei mesi. Predomina l’incertezza con qualche novità inattesa.

Hot markets

Affidarsi una volta di più alle cifre per studiare il futuro? Quanto accaduto negli ultimi mesi ha indebolito la credibilità di certe valutazioni economiche. Alcune correlazioni sono infatti saltate di colpo, data l’eccezionalità della situazione. Uno degli esempi più clamorosi riguarda il Pmi composite (Purchasing managers index, indice composito dell'attività manifatturiera), attestatosi nel secondo trimestre 2020 per il contesto europeo a quota 31 come valore medio, passando dai 14 di aprile ai 48 di giugno. Nel frattempo il Pil europeo trimestre su trimestre sarebbe (il condizionale è d’obbligo poiché per recuperare tutti i dati occorrono molte settimane) crollato di oltre il 10%. In una simile situazione – mai vista – il Pmi avrebbe dovuto essere negativo, il che non è avvenuto e non poteva avvenire data la struttura dell’indice. In effetti alcuni settori si sono bloccati e altri hanno continuato a lavorare, pur fra mille difficoltà. La conseguenza è che la correlazione di solito lineare fra i due valori è esplosa poiché è scoppiata l’economia. Ciò sta portando alcuni analisti a ritenere che anche in ambito finanziario si stia entrando in una fase difficile da comprendere per tre motivi:

1°) siamo in un territorio sconosciuto in cui non è né la politica né l’economia a trainare i mercati ma fattori esterni, che si identificano in buona parte nell’isteria da pandemia, tuttora in corso, e nella psicologia dei consumatori, semplicemente imperscrutabile per la seconda metà dell’anno

2°) la decorrelazione fra economia (in crisi) e finanza (in apparente perfetta salute) provoca una volatilità anomala, confermata da Vix che restano mediamente alti;

3°) tutto sta nella curva della ripresa, di cui si discute da settimane senza alcuna conferma di come vorrà attuarsi.

Una simile panoramica porta a riflettere in maniera diversa fra i due assiomi della diversificazione e della protezione dei portafogli, in assenza di nessuna certezza su quale strada seguire.

Abbandonare allora i numeri? Torniamo alla domanda iniziale, con una risposta chiara: no, perché – malgrado tutto – fotografano nella loro completezza una situazione in piena evoluzione, che comincerà a trovare riscontri nel secondo semestre dell’anno in corso. Riprendiamo allora il già più volte utilizzato vecchio schema di indici, parametri e quant’altro per capire cosa sta succedendo.

La vera novità

Us Treasury spread 10-2 anni

Rispetto ai minimi negativi del 2019 c’è un inedito segnale, che sta nella risalita del relativo spread allo 0,52% (-0,04 a fine agosto dello scorso anno). Potrebbe confermare una voglia di ripresa dell’economia Usa. Attenzione però al fatto che il ruolo della Fed con il suo Qe non è marginale negli spostamenti della yield curve dei Treasuries

Non si muove

S&P 500 Usa Earnings Yield

(media degli utili delle società quotate rispetto a valore indice borsistico)

Resta sostanzialmente stabile al 4,46%, sempre comunque inferiore al valore medio storico del 6,74%. Ciò conferma come Wall Street sia carissima

Sale veloce

Shiller P/E

(ratio

di sottovalutazione o sopravvalutazione degli indici azionari e in particolare dell’S&P500)

E’ uno dei termometri più preoccupanti. A 29,35 si colloca molto vicino al livello che i puristi interpretano come punto quasi obbligato di vendite. Corrisponde a quello del Black Tuesday del 1929 ma allora non c’erano tutti gli interventi salvifici della Banca centrale. Ora qualcuno lo ipotizza così a 40 o 50 (forse per burla!)

Oltre ogni limite

Inflation Adjusted S&P 500 Usa

(valore dell’indice in termini reali, cioè corretto in base all’inflazione)

A 3.130 $ ha stravolto i massimi dei vari lunedì, martedì e venerdì neri del passato. In altre parole è altissimo

Sotto controllo

Bofa Usa High Yield Bonds

(rendimento obbligazioni ad alto rischio)

Era salito quasi al 12% e ora è ridisceso al 6,6%. I suoi minimi di inizio anno sono stati ancora una volta anticipatori di tempesta ma pochi li hanno realmente interpretati come tali

Ricarica, ricarica

Usa 5-Year, 5-Year Forward Inflation Expectation Rate

(aspettative inflazione futura)

Lentamente sale verso l’1,6%, valore che comincia a preoccupare gli economisti e (si dice) la Fed

Indietro

Prospettive inflazione area euro

Misurata dall'indice armonizzato dei prezzi al consumo, è attualmente stimata allo 0,2 % nel 2020 e all'1,1 % nel 2021

Andrà così?

Debito europeo

Dopo la tendenza alla diminuzione registrata dal 2014, il rapporto debito pubblico/Pil è destinato a crescere: nella zona euro si prevede che aumenterà dall'86 % del 2019 al 103 % del 2020, per poi calare al 99 % nel 2021, mentre nell'Ue aumenterà dal 79,4 % del 2019 al 95 % circa di quest'anno per poi scendere al 92 % nel 2021

Ce ne vuole!

Bund

(rendimento)

Al negativo 0,44% da qualche tempo si muove poco e darebbe un avviso di inversione solo al ritorno sopra il negativo 0,20%. In realtà non pochi lo prevedono al negativo 0,60%

Follie

Tassi negativi per il Bund

Fino alla scadenza a 25 anni. Solo il trentennale tenta un timido positivo 0,03%

In sintesi – Potremmo proseguire con tanti altri dati ma il riepilogo non sarebbe diverso, con molti numeri contraddittori fra loro. Gli aspetti lampanti sono l’eccessiva carica di Wall Street e un’inflazione Usa in risveglio. Dall’Europa non arrivano segnali chiari. In questa situazione ecco allora alcune valutazioni dell’industria finanziaria rispetto alle prospettive di breve e medio termine

► Gli analisti indipendenti

Temono la settimana del 13 luglio quando inizieranno trimestrali da fuoco e fiamme. In realtà a preoccupare non sono tanto i numeri quanto la probabile assenza di prospettive future. La replica dei trend del passato (“quando il primo trimestre è negativo e il secondo positivo di solito la statistica porta a prevedere un rialzo dell’8% nella seconda parte dell’anno) potrebbe non valere per il 2020. Sperano intanto nell’arrivo di un vaccino, nella progressiva diminuzione della pandemia negli Usa e in nuovi aiuti al mondo del lavoro e ai consumatori. Se tutto questo si concretizzerà Wall Street sarà salva.

► Gli investitori “retail”

La maggior parte è negativa: il 45,9% - secondo la più recente indagine della loro associazione negli Usa – vede Orso, contro il 32% di neutrali e il 22,2% di rialzisti. L’ottica temporale è però di breve periodo.

I grandi gestori

Per Amundivale sempre l’orientamento positivo sulle emissioni obbligazionarie Investment grade, mentre l’esposizione all’azionario resta prudenziale. Cautela anche sui mercati emergenti, pur prevedendo opportunità sul fronte azionario asiatico e sulle emissioni creditizie anche in tale contesto”.

Per Vontobella strada da seguire è quella di prendere le distanze dalla classica allocazione core su azioni e titoli di Stato dei mercati sviluppati, cercando maggiori rendimenti nei comparti del reddito fisso societario, dei mercati emergenti e di altre obbligazioni più remunerative. Questa modifica dell’asset allocation avviene a discapito della diversificazione e, di conseguenza, della resilienza alla crisi”.

Per Axagli investitori, alla luce della recente rivalutazione dei prezzi degli strumenti finanziari e delle prospettive ancora estremamente incerte, si trovano di fronte a decisioni difficili. Le valutazioni si sono fatte più costose in termini assoluti. Gli yield del credito investment grade sono vicino ai minimi degli ultimi 20 anni, con l’eccezione delle obbligazioni societarie europee investment grade, dove gli yield sono bassi da tempo. Il segmento high yield e il debito dei mercati emergenti presentano rendimenti nel percentile del 30%-40% rispetto agli ultimi vent’anni, un dato che comunque comprende qualche impennata spettacolare (2000-2002, 2008-2009 e 2015-2016).  Anche le valutazioni azionarie sono alte, soprattutto negli Stati Uniti, mentre la volatilità è ancora sopra la media a lungo termine (almeno secondo l’indice Vix). Ora serve prudenza”.

Per Pictetla pandemia ha posto numerosi interrogativi sulla globalizzazione, driver di diffusione del virus e causa di fragilità di un mondo interconnesso anche a livello di produzione industriale. Se dunque gli effetti del virus si stanno facendo sentire in termini di mobilità delle persone e delle merci tra i vari continenti, la conseguenza più profonda ha investito le filiere produttive, mettendo in crisi aziende e settori più esposti alle limitazioni. Intere filiere dovranno essere ripensate, anche per garantire il funzionamento dei settori strategici. Ma si impone una riflessione profonda sulle opportunità e sfide poste da questa nuova globalizzazione basata sulla regionalizzazione del pianeta, più sostenibile e solida anche nei confronti dei possibili shock esogeni. Le numerose conseguenze in termini di organizzazione del lavoro rappresentano così grandi opportunità di investimento”.

Per BlackRocknelle ultime settimane la preferenza sugli Stati Uniti è venuta meno e attualmente prediligiamo il mercato azionario europeo. Da una parte i nuovi contagi rendono l’America più rischiosa, e dall’altra il rischio di frammentazione in Europa sembra inferiore, perché i fondamentali della periferia sono migliori che nel 2011-2012, poi perché le reazioni dal centro (Commissione Ue e Bce) sono state pronte e importanti e infine perché le valutazioni sono più attraenti. Infine sugli emergenti siamo cauti per il relativo debito, soprattutto in ‘hard currency’ ($), dove vediamo valore solo in alcune aree tipo la Russia, mentre siamo ancora più prudenti sull’America latina (tranne il Messico). Sul versante azionario, le nostre preferenze vanno alla Cina, asset strategico interessante con caratteristiche che la rendono più vicina al mondo sviluppato che emergente”.

Per Carmignacformulare previsioni economiche in questo contesto è molto pretenzioso, poiché in parte ciò presuppone di poter prevedere l’andamento del virus stesso, cosa che la maggior parte degli esperti in questo campo evita di fare nella fase attuale. Elaborare previsioni sui mercati azionari potrebbe invece sembrare molto più semplice, poiché ovviamente in tale ambito l’incertezza economica riveste scarsa importanza, dato che il costante sostegno delle Banche Centrali è più che mai sia driver, paracadute e barometro dei mercati”.

In sintesi – Le Borse dovranno passare sotto nuove Forche Caudine? Dato per scontato del pessimismo – che fa parte delle regole del gioco – il consiglio prevalente è di una certa prudenza in generale dopo però la prova di forza delle trimestrali riferite al periodo aprile-giugno. Se dovessimo sintetizzare con dei numeri i sentiment registrati dalla lettura di tantissimi report e da vari colloqui si potrebbe dire che un Orsetto è prevalente, seguito da una valutazione neutrale che però appare molto tattica o di convenienza. Mai come questa volta infatti l’incertezza la fa da padrona.

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