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Sequential e crisi economica spingono l'IRAN (e non solo l'Occidente) al compromesso


La fine della crisi del Golfo Persico (o arabico come mi ricorda un caro amico mussulmano) potrebbe essere vicina ed è quello su cui scommettono i mercati. Se dal lato di quello che succede a livello di prezzo e di energia nelle società occidentali sono piene le colonne dei giornali poco si sa di quello che sono le conseguenze in Iran. Ci ha pensato il Wall Street Journal con una voce fuori dal coro (come spesso fa) di cui riportiamo frettolosamente il riassunto.

La guerra sta imponendo all’Iran un prezzo economico pesantissimo.

Secondo le stime citate dalla giornalista Margherita Stancati del Wall Street Journal il conflitto avrebbe già lasciato senza lavoro circa un milione di persone in modo diretto e un altro milione in modo indiretto, su una forza lavoro complessiva di circa 25 milioni di occupati. A questo si aggiungono il forte aumento dei prezzi alimentari, il crollo della valuta nazionale, la chiusura prolungata di internet e la paralisi di molte attività produttive e commerciali. La vita quotidiana degli iraniani è diventata molto più difficile. Le entrate pubbliche si sono prosciugate proprio mentre aumentano i bisogni della popolazione.

L’inflazione annua, secondo la banca centrale iraniana, avrebbe raggiunto il 67% nel periodo concluso a metà aprile rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Anche i beni essenziali sono diventati proibitivi. La carne rossa, in gran parte importata via mare, ha raggiunto prezzi fuori dalla portata di molte famiglie, soprattutto in un Paese in cui il salario minimo mensile viene indicato intorno ai 130 dollari.

Nel frattempo, il rial ha toccato un nuovo minimo storico, arrivando a 1,8 milioni per un dollaro. Il disagio non riguarda soltanto i consumatori. Molte imprese, dai produttori industriali ai dettaglianti, stanno chiudendo o riducendo drasticamente l’attività. La scarsità di acciaio e materie prime blocca intere filiere produttive, mentre i beni elettronici, quasi tutti importati, sono diventati più rari e costosi. Per contenere l’impatto sociale della crisi, il governo ha aumentato il salario minimo e gli stipendi dei dipendenti pubblici. Ha continuato a sovvenzionare beni essenziali come pane, carburante e altri prodotti di base. Sono stati introdotti sussidi in denaro per le fasce più povere e coupon per l’acquisto di riso, pollo, olio da cucina e altri beni alimentari.

Le autorità hanno anche attinto alle riserve strategiche di prodotti domestici per attenuare il colpo sulle famiglie. Allo stesso tempo, il governo ha chiesto ai cittadini di ridurre il consumo di acqua, elettricità e gas. Agli abitanti di Teheran è stato suggerito di usare meno l’auto privata e ricorrere maggiormente ai mezzi pubblici.

Noi ovviamente non possiamo fare altro che segnalare le fonti più autorevoli di informazione e dal lato tecnico come su Saipem, Eni ed Enel incombano minacciosi ben 3 Sequential countdown con 13 barre. Cioè tecnicamente siamo a fine ciclo.

Questa è una delle ragioni per cui sono sempre molto restìo a cavalcare l’onda lunga dei prezzi energetici mentre mi sembra che quelli dei chips (vedi STM) abbiano più fiato da correre.

L’autore del presente articolo è iscritto all’Ordine dei Giornalisti e non detiene gli strumenti oggetto delle sue analisi.
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