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Oro e petrolio, la grande frustata: i livelli chiave e il weekend di Pasqua più lungo del decennio


La settimana che ci siamo lasciati alle spalle resterà nei libri di storia finanziaria non tanto per i numeri, ma per il modo in cui sono stati raggiunti. Se fino a pochi mesi fa si parlava di "atterraggio morbido" e di una Fed pronta ad abbassare le armi, oggi ci troviamo a navigare in un mare completamente diverso. Le acque sono agitate, la visibilità è ridotta a zero, e il timoniere – per usare un eufemismo – sembra più interessato a testare la resistenza dello scafo che a evitare gli iceberg.

Non voglio annoiarvi con teorie economiche astruse. Siamo qui per parlare di dati, di livelli, di quei movimenti che hanno trasferito (o distrutto) ricchezza in pochi secondi. Analizziamo punto per punto cosa è successo, perché è successo, e soprattutto cosa ci aspetta in questo interminabile weekend di Pasqua.

Il rimbalzo dell’Oro: $4.400 non è più un supporto

Partiamo dal metallo prezioso, perché la sua storia in queste ultime due settimane è la fotografia perfetta del panico istituzionale.

Cosa è successo? Il future sull’oro ha subito una frustata di quelle violente. Dopo aver toccato picchi significativi, il mercato ha subito una liquidazione tale da portare il prezzo a testare il fondo vicino a $4.100.

Tuttavia la brutalità di questo movimento si è verificata nelle primissime ore del giorno in Europa con tutto sommato pochi operatori nel ring e un eccesso di panico che poi, andando verso l'apertura di Wall Street è rientrata. 

Chi ha seguito i miei precedenti interventi sa che avevo indicato in $4.400 un livello di "switch", un valore di rimbalzo critico.

Beh, quel livello è stato rotto al ribasso. E non stiamo parlando di un piccolo squillo: il muro dei $4.400 è stato sfondato, trasformando quella che doveva essere una piattaforma di lancio in un soffitto di resistenza. Attualmente l’oro si è riportato in area $4.700, confermando un rimbalzo tecnico notevole. Tuttavia, la chiusura weekly sopra o sotto la media mobile a 4.701 dollari sarà il vero spartiacque: una chiusura settimanale sotto quella soglia confermerebbe che il trend rialzista degli ultimi due anni è finito, o quantomeno in pausa forzata.

Perché è successo? Di solito, con una guerra in Medio Oriente, l’oro dovrebbe volare. Invece ha subito una delle correzioni più rapide della sua storia. Il motivo è semplice: davanti al panico sistemico, la liquidità è regina. Gli investitori istituzionali hanno dovuto vendere oro per coprire le perdite altrove (margin calls) e per fare cassa. A questo si aggiunge un forte dollaro e l’incognita tassi: se la Fed deve alzare i tassi per combattere l’inflazione da petrolio, l’oro, che non paga interessi, diventa improvvisamente meno appetibile.

Silicon Motion (SIMO) e la volatilità da manuale

Passiamo ai mercati azionari, prendendo come proxy un titolo che molti di voi seguono e di cui avevo parlato nel precedente articolo. Anche qui, i livelli chiave hanno retto? Qui si.

Il movimento: Avevamo indicato un supporto psicologico a $99. Il titolo ha bucato, ed è affondato fino a toccare un minimo di $86 prima di rimbalzare in modo altrettanto violento fino a risalire verso i $113.

Lo ha fatto però in un movimento a mercato chiuso che come avevo spiegato, può essere sfruttato solo con alcune piattaforme professionali.

Questo movimento a "V" è il classico "vacuumer" (liquidazione seguita da short covering immediato). Per chi ha avuto il fegato di comprare a 86, la gioia è stata immensa in poche ore. Tuttavia, segnalo che un ritorno sopra i 99 non basta a sanare la ferita. La tendenza di fondo è cambiata: la volatilità implicita è esplosa e qualsiasi notizia geopolitica nelle prossime 72 ore può spazzare via questi guadagni.

Il grande paradosso della Casa Bianca

E qui arriviamo al nodo della questione. C’è un evidente cortocircuito nella strategia attuale.

Non si può, da un lato, aver mandato a casa la precedente amministrazione accusandola di aver distrutto il potere d’acquisto con l’inflazione, e dall’altro, attuare politiche che stanno facendo esattamente l’opposto. In queste ultime settimane abbiamo visto:

  1. Dazi e tariffe: L’amministrazione ha ripreso la sua offensiva commerciale, imponendo tariffe e minacciandone altre su Giappone e Corea. Questo non è deflattivo. Questo è un carburante diretto per i prezzi al consumo.

  2. Il collo di bottiglia di Hormuz: Si è parlato molto di "guerra lampo" e di "pace", ma la realtà dei fatti è che lo Stretto di Hormuz è di fatto bloccato o seriamente compromesso.

Il dato concreto: Circa il 20% del petrolio globale transita da quella sottile striscia d’acqua tra Iran e Oman. Con le navi ferme, i premi per il rischio salgono, e l’inflazione, che doveva essere domata, sta ripartendo come un razzo anche negli Stati Uniti. Il mercato del lavoro mostra ancora segni di tenuta, ma i dati anticipatori (PMI) iniziano a scontare un rallentamento pesante.

Il weekend più lungo: Perché il tempo è il nemico

Questo weekend di Pasqua è anomalo. I mercati occidentali resteranno chiusi più a lungo del solito, ma la geopolitica non va mai in vacanza, figuriamoci a Pasqua.

Abbiamo lasciato la situazione con un ultimatum in scadenza e le navi da guerra nella zona. I fatti sono due:

  • Il petrolio è già schizzato oltre i 100 dollari in questa settimana. Se durante la chiusura dei mercati occidentali dovessero esserci nuovi raid, o peggio, l’annuncio di un’operazione di terra come ventilato da alcuni media, la riapertura dei mercati martedì (o mercoledì) potrebbe farci trovare un prezzo del Brent ben oltre i 120 dollari.

  • L’effetto recessione: Un petrolio a 120 dollari non è solo una voce al distributore. È il killer della domanda. Con i tassi alti per combattere l’inflazione, l’economia reale (consumi, mutui, produzione) rischia di fermarsi di colpo. E quella che doveva essere una "soft landing" si trasformerà in una "hard landing" inevitabile.

Conclusione e strategia

Mentre prepariamo le uova di Pasqua, tenete gli occhi sulle notizie provenienti dal Golfo. La situazione è estremamente fluida.

  • Sull’Oro: Il rimbalzo da $4.100 è stato tecnico. La resistenza è a $4.700. Attenzione alla riapertura: se $4.400 verrà riconquistato al rialzo, potremmo rivedere i massimi. Se fallisce, il prossimo supporto serio è a $4.150. La direzionalità è stata ribaltata, ora tocca ai prezzi dimostrare se questo è un falso segnale o l’inizio di un nuovo trend.

  • Sull’azionario: Godetevi il rimbalzo di SIMO (Silicon Motion), ma non abbassate la guardia. La volatilità è elevatissima e i fondamentali peggiorano di giorno in giorno.

  • Sul petrolio: È il termometro della guerra. Se lo Stretto rimane bloccato, non ci sono storie che tengano. I 120 dollari sono più vicini di quanto molti pensino.

Buona Pasqua a tutti e che sia di buon auspicio per un futuro più sereno.

Fabio Tanevini è un trader privato e potrebbe detenere gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi risultando così in conflitto di interesse con i lettori.
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