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Bond KME 2024–2029: conviene davvero? Analisi del rendimento, confronto con Alerion e rischi per l’investitore


Numerose richieste dei lettori hanno acceso i riflettori sul bond KME 2024–2029, un’emissione corporate di dimensioni ridotte ma molto discussa. Tra aspettative di tagli ai tassi, confronti spontanei con i più solidi bond Alerion e dubbi sulla mancanza di rating, la domanda è una sola: questo titolo è adatto all’investitore che vuole cedolare in serenità fino a scadenza? L’analisi suggerisce prudenza.


Con un certo stupore abbiamo ricevuto in redazione diverse richieste sul bond KME 2024–2029 (ISIN IT0005597874), emesso dal 1° al 23 luglio 2024. Il taglio minimo di 1.000 euro e il controvalore complessivo di 150 milioni indicano un’emissione “non enorme”, come tipico delle aziende medio-piccole italiane.

Non ci aspettavamo un interesse così forte da parte dei lettori, considerando che il nostro giornale solitamente si occupa di altri strumenti finanziari. Visto l’entusiasmo crescente verso le obbligazioni corporate, stiamo valutando la possibilità di seguirle con maggiore continuità.

Molti ci hanno chiesto se fosse il caso di comprare KME oppure no. Come sempre, la scelta finale spetta al lettore, ma un’analisi obiettiva può aiutare a capire quale ruolo possa avere questo bond in un portafoglio.

In linea generale, quando la vostra banca vi propone un’obbligazione corporate a tasso fisso in collocamento, e quando il mercato è in odore di taglio dei tassi — forse già da settembre — è spesso un’occasione interessante. Lo abbiamo visto con i grandi successi delle emissioni Alerion, Carraro e Alperia, che abbiamo seguito con entusiasmo e risultati apprezzabili.

Il punto, però, è distinguere tra due mondi molto diversi: la speculazione di breve termine e l’investimento di lungo periodo.

Un conto è tentare di portare a casa qualche punto percentuale in poche settimane approfittando della fase iniziale post–collocamento; tutt’altra cosa è acquistare un bond per incassare le cedole fino a scadenza, che è il vero scopo dello strumento obbligazionario per l’investitore “padre di famiglia”.

Ed è proprio sotto quest’ottica che KME ci convince molto meno rispetto agli altri titoli che abbiamo promosso in passato.

Per rendere il confronto più chiaro, abbiamo preso un riferimento semplice e immediato: il bond Alerion Clean Green 6.75% 2029 (ISIN XS2717294487), quotato sul mercato e quindi facilmente valutabile senza doverci trasformare in matematici in pieno agosto, cosa che contrasterebbe duramente con la naturale inclinazione dell’analista a non fare niente durante l’estate.

Dal confronto — qui riportato nella tabella elaborata da Indipendente di Borsa — emerge senza necessità di analisi particolarmente forbite che il bond KME è un titolo da maneggiare con cura. Non si tratta di un giudizio negativo assoluto, ma di una constatazione importante: richiede competenza, consapevolezza e tolleranza al rischio più elevata rispetto ai bond citati in precedenza.

Ecco i punti chiave che emergono:

Punti critici del bond KME 2024–2029

  • Non esiste rating dell’emittente, elemento che pesa molto per chi cerca stabilità.

  • La struttura del business non offre la stessa solidità patrimoniale vista su Alerion, Carraro o Alperia.

  • Il profilo rischio/rendimento è meno equilibrato rispetto ai bond corporate più seguiti e sottoscritti dal pubblico retail.

  • È un titolo più adatto a investitori in grado di valutare con precisione il rischio emittente, non a chi desidera “cedolare tranquillo”.

Detto in modo ancor più chiaro: se per Alerion, Carraro e Alperia abbiamo espresso giudizi entusiasti e convinti, per KME non possiamo fare lo stesso. Non significa che il bond sia da evitare a priori, ma che non risponde ai criteri di tranquillità e robustezza che il nostro pubblico richiede per un investimento obbligazionario di medio-lungo periodo.

Spesso il lettore non si accorge di un aspetto fondamentale: parte del nostro lavoro consiste nel decidere di non parlare di certe obbligazioni. Per ogni titolo che segnaliamo positivamente — e finora siamo a tre “promossi” e uno “non promosso” — ce ne sono almeno dieci che scartiamo senza nemmeno arrivare alla pubblicazione.

È la parte più invisibile, la meno riconosciuta, ma anche la più importante: la selezione rigorosa che permette ai lettori di vedere solo ciò che vale davvero la loro attenzione.

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