Mercati, già si parla del 2018. La crisi? Verrà dagli Usa

Lo sostiene Natixis e lo fa temere Pimco, a causa di un rallentamento dell’economia. Molte altre previsioni sui mercati 2018 nei report dei big del risparmio gestito.

Cedole & dividendi

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Settimane ricche di studi e di valutazioni da parte dei leader del risparmio gestito in un quadro tranquillizzato dalle parole del “politico” Draghi. Le opinioni sul futuro sono naturalmente diverse fra loro e c’è chi ravvisa possibili ritracciamenti delle Borse già nel corso del mese di novembre e chi rinvia la marcia indietro al prossimo anno. In questo contesto ecco alcune valutazioni più interessanti sulle prospettive dei mercati 2018.

Natixis vede un 2018 con Wall Street in crisi

Uno dei maggiori e più diversificati attori del risparmio gestito, Natixis, sta realizzando un roadshow autunnale, riferito proprio alle aspettative dei mercati 2018, nel quale conferma quanto scritto anche in un documento destinato alla clientela. Vi si sostiene che l’economia statunitense sta per avvitarsi e che ciò avverrà nel prossimo anno, con alcuni segnali già in atto, riferiti a un rallentamento dell’occupazione. Tre gli effetti possibili:

1°) l’aumento dei tassi di interesse sarà minore di quanto ci si attende;

2°) si avrà un calo di Wall Street;

3°) l’effetto sarà depressivo anche per il dollaro.

Nel frattempo i numeri (ma queste sono cifre estrapolate da Lombard Report) fotografano una situazione ancora favorevole, relativamente alle ultime rilevazioni disponibili:

Tasso crescita Pil (trimestrale)

+3%

Tasso disoccupazione

4,2%

Tasso inflazione

2,2%

Il quadro attuale appare molto positivo. Il futuro potrebbe essere meno roseo.

E la conferma (più prudente) arriva da Pimco

Di qui a dicembre diventerà il tema portante di tutti gli eventi del settore finanziario. Come andranno i mercati 2018? In un suo report Pimco anticipa tutti con una visione delle maggiori aree mondiali.

► Stati Uniti

Atteso un rallentamento della crescita del Pil al 2% (o meno), livello inferiore alle stime di consenso, e un’accelerazione della componente di fondo del Cpi (indice dei prezzi al consumo) al 2% su base annua (si tenga conto che il dato attuale del 2,2% si riferisce alla valutazione di ottobre, non ancora disponibile al momento della redazione dello studio), da raggiungere nel corso del 2018. Ci si aspettano pressioni al rialzo cicliche sui salari, a fronte di un'ulteriore erosione della capacità inutilizzata; riduzione, quest'ultima, che dovrebbe rendere difficoltoso sostenere l'attuale ritmo di espansione occupazionale e produttiva. Non è attesa inoltre un'accelerazione significativa della crescita della produttività. Secondo le stime, la Fed continuerà il suo cammino di graduale inasprimento, con due o tre innalzamenti dei tassi d’interesse entro la fine del prossimo anno. Si prevede infine una modesta riduzione delle imposte (piuttosto che una riforma fiscale di ampio respiro) del valore di 500 miliardi di dollari in 10 anni, cifra troppo esigua per spostare l'ago della bilancia dalla parte della crescita. Le speranze di un accordo fiscale bipartisan saranno probabilmente deluse, poiché Democratici e Repubblicani sembrano avere posizioni troppo distanti sulle questioni tributarie.

► Area Euro

Prevista un’espansione della crescita del 2% nel 2018 (un livello superiore alle stime di consenso), battendo significativamente il trend. Le riforme del mercato del lavoro, i persistenti divari di competitività tra gli Stati membri e l'apprezzamento della moneta unica suggeriscono che l'inflazione compirà progressi solo modesti verso il target della Bce, inferiore ma prossimo al 2% nel medio termine. Rischio significativo per le prospettive dell’Eurozona è rappresentato dalle elezioni italiane nella prima metà del prossimo anno. Tuttavia, gli squilibri politici appaiono più contenuti, giacché i partiti cosiddetti euroscettici hanno smorzato i toni.

► Gran Bretagna

Attesa una crescita sull'attuale livello dell'1,5% per il resto del 2017 e gli inizi del 2018. Si prevede un accordo di transizione per rendere meno dolorosa Brexit. Il processo soft riporterà la fiducia delle imprese e l'approvazione di potenziali investimenti aziendali. Prospettive d'inflazione a livello obiettivo del 2% entro la fine del 2018, prima di quanto ritenuto dalle stime di consenso e dalla Banca d'Inghilterra (BOE).

► Cina

Attese di crescita in rallentamento nel 2018 rispetto all'attuale ritmo del 6,6%, con previsioni attorno al 6%. Incertezza elevata sul futuro atteggiamento dei vertici del Paese dopo il Congresso del partito, in merito alla stabilità finanziaria, alla riduzione dell'indebitamento e alla crescita economica.

Quattro valutazioni del team Multi Asset di M&G

Per la società inglese, che nella sua storia ha lanciato diverse innovazioni, come il primo fondo comune di investimento (1931), il primo piano di accumulo (1954), il primo fondo comune d'investimento in obbligazioni corporate (1994) e il primo fondo comune d'investimento in obbligazioni high yield, “al momento stiamo attraversando un periodo piuttosto tranquillo sui mercati finanziari. In apparenza, non sta accadendo niente di speciale: i prezzi sia azionari sia obbligazionari sono sorprendentemente stabili, quindi la volatilità è molto bassa. Il progresso costante che sta emergendo nei dati relativi all’economia e agli utili dà sostegno ai mercati azionari, molti dei quali sono vicini ai massimi degli ultimi anni. Anche se le obbligazioni mainstream si sono trovate sotto pressione in vista del ritiro dei programmi di stimolo all’economia, l’ambiente finanziario al momento sembra calmo. Neppure la dichiarazione di indipendenza della Catalogna dalla Spagna è bastata a smuovere in misura significativa i titoli di Stato del Paese. Visto che gli investitori appaiono così rilassati, bisogna preoccuparsi di un possibile shock di mercato?Le conclusioni cui M&G giunge, in relazione anche ai mercati 2018, sono le seguenti:

1°)A nostro avviso, gli investitori non credono a una disgregazione della Spagna dato che lo spread fra i titoli governativi spagnoli a 10 anni e i Bund di scadenza analoga si è ampliato meno dello 0,2% nei giorni successivi al voto. Il differenziale di rendimento delle obbligazioni spagnole resta inferiore a quello dei titoli italiani, a indicare che gli investitori le ritengono più sicure di questi ultimi”.

2°) “I dati economici in miglioramento nell’Eurozona rinforzano la nostra convinzione che i titoli governativi dei Paesi europei periferici continuino a presentare quotazioni attraenti rispetto ad altri investimenti possibili, come le obbligazioni societarie di buona qualità”.

3°) In campo azionario i parametri non sembrano segnalare un collasso del mercato”.

4°) Tuttavia, esiste un problema di cui gli investitori dovrebbero essere consapevoli: il possibile incremento dell’offerta netta di titoli di Stato con la progressiva riduzione degli acquisti di asset da parte delle banche centrali, che porterebbe a un aumento dei rendimenti”.

Per Pictet tutto bene nei Paesi emergenti

Pictet Asset Management è da sempre attenta agli emergenti e al proposito ha creato un indicatore di proprietà per misurare il livello delle attività in tale area. L’ultima rilevazione segnala che si continua a prevedere un ritmo di crescita del 4,7% quest’anno, nonostante una debole diminuzione registrata nell’ultimo mese. La crescita annua del Pil aggregato in termini reali nei Paesi Emergenti ha subito un’accelerazione nel corso del secondo trimestre (per il quarto consecutivo), raggiungendo il suo ritmo più rapido negli ultimi tre anni”. Non si vedono quindi crisi in una prospettiva anche di mercati 2018.

Infine il punto di vista di Raiffeisen Capital Management

Di facile lettura la sintesi della market view del gruppo austriaco in una visuale pure di mercati 2018. I consigli di investimento presentati nel suo più recente FinRoad Magazine sono i seguenti (da 1 = poco attraente a 5 = molto attraente):

Azioni Usa

Voto attrattività 2

Azioni Europa

Voto attrattività 2

Azioni Giappone

Voto attrattività 5

Azioni Paesi emergenti

Voto attrattività 5

Oro

Voto attrattività 5

Petrolio

Voto attrattività 5

Dollaro Usa

Voto attrattività 5

Titoli di Stato area euro

Voto attrattività 2

Titoli di Stato Usa

Voto attrattività 2

Inflation linked area euro

Voto attrattività 3

Inflation linked Usa

Voto attrattività 4

Bond Corporate euro

Voto attrattività 3

Bond High Yield euro

Voto attrattività 2

Bond High Yield dollaro

Voto attrattività 4

Bond emergenti valute locali

Voto attrattività 4

Bond emergenti in $

Voto attrattività 4

Questo report non costituisce sollecitazione all’investimento e contiene informazioni giornalistiche a puro scopo divulgativo

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