Numeri e notizie sui dividendi azionari, dall’Italia e dal mondo (2/2017)


Cedole & dividendi

Azioni caratterizzate da buoni dividendi, ma soprattutto relative a società attive in settori “chiusi”, cioè a bassa concorrenza: ecco un nocciolo duro cui bisogna guardare, soprattutto in presenza di fasi di debolezza dei mercati, che potrebbero presto o tardi manifestarsi. Ne esistono varie. Oggi ne segnaliamo due: la prima riguarda Waste Management (sigla WM al Nyse), gruppo statunitense leader nella raccolta e nel riciclaggio dei rifiuti, un comparto sicuro per due motivi: il business non può subire contraccolpi da contrazione della domanda! (il punto esclamativo è d’obbligo); negli Usa e in altre parti del mondo ci sono barriere per l’accesso a tale mercato. Il “dividend yield” lordo non è elevatissimo in un’ottica europea: si attesta infatti al 2,3%, ma prevede una crescita dei profitti nei prossimi anni. Per il 2017 dovrebbe trattarsi di un 8,2%. Negli ultimi quattro trimestri ha pagato 0,41 $ di dividendo, con un progresso che prosegue ormai da molti anni (nel 2007 distribuiva 0,24 $ per trimestre). La volatilità delle ultime 180 sedute è stata del 12,4%.

Come e perché

Azione destinata a chi ha una visione di lunghissimo periodo

Il titolo appare sopravalutato nella fase attuale (p/e 28,3)

Un livello di acquisto consigliato? Sui 55 $ contro i 71 circa delle ultime sedute: non è una quotazione irrealistica, poiché toccata a inizio 2016. In realtà le correzioni medie storiche del titolo si aggirano su un 15%, il che oggi equivarrebbe a una presa di profitto fino a 60,3 $

Il “dividend yield” salirebbe al 3% su una quotazione a 55 $ e al 2,7% su una quotazione a 60,3 $

Il consensus più accreditato è “buy”, ma si sta indebolendo.

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Una situazione abbastanza simile riguarda una corporate Usa più generosa in termini di dividendo: AT&T (sigla T al Nyse). La sua storia è inequivocabile: da 32 anni distribuisce profitti in crescita. Si tratta di una compagnia telefonica statunitense con sede a San Antonio, Texas, molto attiva nella diversificazione del business e che ha cercato di svilupparsi in settori con elevate barriere di accesso, scelta ormai fondamentale nel garantire crescite equilibrate. Il “dividend yield” lordo è ottimo, in quanto si attesta al 4,8%, con volatilità media del titolo al 16,6% nelle ultime 180 sedute. L’incremento dei dividendi è presto confermato: nel 2015 ha pagato 0,47 $ ogni trimestre, nel 2016 0,48 $ e da gennaio 2017 l’importo trimestrale è salito a 0,49 $.

Come e perché

● Azione destinata a chi ha una visione di lungo periodo

●Un livello di acquisto consigliato? Sui 36 $, contro gli attuali 40, 8$. Il “dividend yield” salirebbe così al 5,4%, molto interessante per una “big” di Wall Street

Il consensus più accreditato è “buy”, ma si sta indebolendo. Il prezzo target massimo è di 43 $.

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Passiamo all’Italia, dove si comincia a conoscere l’importo dei dividendi 2016/pagamento 2017, in particolare riferiti al settore bancario.

Ubi Banca staccherà il 22/5 e pagherà il 24/5 l’importo di 0,11 euro, equivalente a un “dividend yield” – riferito alla quotazione di oggi – del 3,2%. E’ un risultato soddisfacente, che conferma quanto distribuito nel 2015/pagamento 2016, in forte incremento rispetto al 2014/pagamento 2015, quando fu versato 0,08 euro. E’ indubbio che la performance in termini di “d.y” deriva dal forte calo della quotazione del titolo nel corso del 2016. Necessariamente ogni debolezza va sfruttata da chi punti a un miglioramento del rendimento in un contesto fragile quale l’attuale per il settore.

Intesa Sanpaolo resta – come già segnalato in precedenti report – un caso un po’ unico in Europa in termini di “dividend yield”: Staccherà – per l’ordinaria – 0,178 euro il 22/5, con pagamento il 24/5. Ne consegue un rendimento lordo – alla quotazione attuale – dell’8,1%, che potrebbe migliorare di qualche punto decimale in presenza di eventuale correzione al raggiungimento dei livelli di resistenza ipotizzabili per il listino milanese. L’anno scorso Intesa pagò 0,14 euro e l’anno precedente 0,07 euro. La risparmio verserà invece quest’anno 0,189 euro, con un “dividend yield” di ben il 9%.

Bper Banca prevede un rendimento ben più modesto (1,19%), poiché staccherà il 22/5, con pagamento il 24/5, 0,06 euro per azione, contro gli 0,10 euro dello scorso anno. Sotto il profilo della redditività non si tratta certamente di un’azione significativa.

FinecoBank è un caso più interessante, non fosse altro perché nella sua giovane vita segna già un dividendo in netta crescita. Nel 2014/pagamento 2015 aveva versato 0,20 euro e nel 2015/pagamento 2016 0,255 euro. Quest’anno (stacco 24/4 e pagamento 26/4) ha annunciato un importo di 0,28 euro, equivalente a un 5,1% lordo, valore di tutto rilievo, tanto più in confronto alle realtà bancarie strutturalmente simili del contesto europeo. Il “payout ratio”, ovvero la quota di utili distribuiti, è pari all’80% e la banca, a fine 2016 evidenziava un Cet1 ratio al 22,9%.

In Europa i casi di banche con rendimenti da dividendo superiori al 5% sono poco numerosi. Fra le “top” segnaliamo le svedesi Nordea Bank e Skandinaviska Enskilda, che si collocano rispettivamente al 5,6% e al 5,3%, mentre la francese Credit Agricole si attesta al 4,8%.