Mercato obbligazionario: i rendimenti salgono nonostante la BCE

Importante appuntamento, quello di giovedì scorso, in merito alla riunione BCE che ha visto un Draghi piuttosto “irritato” nei confronti della deriva protezionistica/espansionistica dell’amministrazione Trump. I rendimenti impliciti sul mercato obbligazionario hanno, in questa settimana, ripreso ad allargare con le obbligazioni che hanno ritoccato un po’ in termini di prezzo. Movimenti di una manciata di basis points, sia chiaro, ma ormai da settimane osserviamo un progressivo – seppur lento – aumento dei rendimenti impliciti su tutto il tratto di curva. Singolare che questo avvenga nonostante Draghi sia stato, su questo punto, molto fermo del dire che i tassi rimarranno bassi anche ben oltre il QE; non di meno, la stoccata a Trump di manovrare il cambio per fini espansionistici e competitivi dà il senso di quanto la BCE sia in questo momento in difficoltà nel gestire il target di inflazione al 2% a causa di un Euro troppo forte rispetto alla divisa USA.

Le rilevazioni di dicembre 2017 sul dato dell’inflazione mostrano tuttavia una salita, e il fatto che il mercato prosegua il suo lento rialzo dei rendimenti potrebbe significare che i timori della BCE sono superiori al vero pericolo di un target minacciato da un Euro tonico. Chiaro, è ancora presto, troppo presto, per trarre delle conclusioni, anche perché voci insistenti ipotizzano una “guerra” valutaria poiché la BCE non gradisce l’utilizzo della leva valutaria per favorire la competitività. Staremo a vedere cosa succede, e nel frattempo seguiremo le evoluzioni dei nostri modelli che hanno il pregio di fornire dati oggettivi e non sono influenzati da “sentiment” o aspettative.

La nostra consueta lettura del mercato obbligazionario attraverso la ZC-Yield Curve, ci mostra questa settimana una curva con rendimenti impliciti in salita rispetto alla scorsa rilevazione. Sul tratto a lunga rimaniamo siamo ora ben sopra area 1,50% per le scadenze dal 2036 (contro il 2037 della scorsarilevazione), e area 1,40% la si vede già dalle scadenze 2033 (contro il 2034 precedente); anche sulla scadenza a 10 anni siamo ora sopra area 1% rispetto alla precedente rilevazione. Riprende ad irripidirisi la parte a breve, con una variazione abbstanza marcata nel tratto a medio. Più stabili invece i forward su Euribor 6 mesi, sia sul tratto a lunga sempre fermo poco oltre area 2,00% sia sulla parte a breve che conferma l’allontanamento progressivo dai tassi negativi puntando allo zero.

Compatibili con i movimenti della ZC-Yield Curve anche l’allineamento dei rendimenti dei benchmark governativi decennali, con alcuni spread che invece restringono, ma solo per una questione puramente matematica, e cioè il Bund ha corretto maggiormente rispetto agli altri governativi. Il decennale tedesco “vola” quindi a 0,67% di rendimento, seguito dalla Francia ora a 0,95% e dall’Irlanda ora a 1,12%; risalgono leggermente anche i rendimenti dei periferici – beneficiati la scorsa settimana da un momentum molto più favorevole rispetto al Bund – e così il nostro Btp torna al 2% di rendimento, il Portogallo a 1,74% e la Spagna a 1,40%. Sul fronte spread, sostanzialmente stabile l’Italia, mentre migliorano sensibilmente la Spagna e il Portogallo, rispettivamente a 73 bps e 108 bps.

Osservando – a livello di analisi integrata – le curve dei rendimenti dei benchmark decennali dei principali mercati, notiamo che l’ipotesi n.2 (mercato obbligazionario con rendimenti in lieve ma costante rialzo) prende sempre più piede e diventa sempre più verosimile. Il modello Trendycator è passato a LONG sia sull’area UK sia sull’area BUND, confermando nei fatti quanto già indicato la scorsa settimana. L’area UK supera con decisione area 1,40% portandosi a 1,45%; il rendimento del Bund mette a segno un filotto di barre positive e supera di slancio area 0,60% di rendimento, ed è un evento, poiché tali rendimenti non si vedevano da gennaio del 2016. Il nostro Btp ritorna in area 2% di rendimento e il Trendycator abbandona la zona rossa per portarsi in zona neutrale, cosa che lascia ben presagire per la conferma del potenziale BOTTOM realizzato a fine 2017. Infine, l’area USA che ormai è ben avviata – come da tempo abbiamo già avuto modo di considerare – e con i rendimenti che arrivando in area 2,70% rappresentano un altro evento poiché è dal 2014 che i T-Bond non rendevano così “tanto”.

Il quadro generale del mercato obbligazionario, quindi, prosegue la via dei cambiamenti osservati dai nostri modelli già da qualche settimana. Vi sono alcuni elementi (in area Euro) che apparentemente stridono e che il mercato – in qualche modo e a torto o a ragione – sta provando a “correggere”. I timori della BCE per un Euro troppo forte non sono del tutto infondati, poiché è vero che l’inflazione prosegue la sua marcia ma stando al modello di stima – corretto per la stagionalità – per il 2018 gli ZC Inflation Swap indicano un’inflazione in crescita dell’1,25% circa, quindi sotto il target del 2% ambito dalla Banca Centrale. Tuttavia i mercati stanno spingendo in su i rendimenti impliciti – in netto contrasto con le dichiarazioni di Draghi – e quindi di fatto stanno “scontando” una politica monetaria “applicata” leggermente diversa da quella “raccontata”; altra ipotesi è che in qualche modo la BCE sia irritata ormai a sufficienza da un Dollaro USA così “remissivo” verso l’Euro e quindi è possibile che qualcuno si aspetti un intervento per riportare un po’ di “equilibrio”.

Tutte ipotesi e supposizioni, voci e rumors, nulla di concreto, salvi i dati e i numeri che vediamo sui nostri modelli, unico appiglio oggettivo per valutare i movimenti dei mercati.  Sinora ci hanno guidati bene, talvolta fornendo – con discreto anticipo – l’instaurarsi di una tendenza o il cambiamento della stessa; non dobbiamo far altro che seguirli con costanza e trarre le conclusioni più logiche o verosimili per essere – almeno se non proprio dalla parte giusta – almeno dalla parte meno sbagliata del mercato.

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