Cambiano gli scenari, cambia il “sentiment”

Rapidi e sostanziali cambiamenti del “sentiment” dei mercati, nel volgere di appena una settimana. Sono bastati due eventi – di una certa portata, si intende – per rendere tonici e scoppiettanti i mercati nel loro complesso sia sul fronte azionario sia su quello obbligazionario.

A giudicare dai numeri che vediamo sui monitor, prosegue la “luna di miele” tra Italia e UE con lo spread che è crollato come un sacco vuoto sotto i 290 bps, roba che solo qualche settimana fa pareva impossibile. Che poi duri o meno è un altro paio di maniche e lo vedremo ma intanto i nostri bond hanno messo a segno recuperi degni di nota.

Altra importante “novità” è la tregua USA-Cina che ha fatto esplodere al rialzo l’azionario cinese e al contempo ha fatto ridimensionare i rendimenti dei T-Bond. I titoli di Stato USA scendono così sotto il 3% di rendimento che è il minimo da settembre ad oggi. Stessa sorte per il rendimento dei Bund che scende sotto lo 0,30% di rendimento, anche se le buone news dovrebbero spingere più verso il risk on e alleggerire le posizioni sui c.d. titoli “rifugio”.

Ad ogni buon conto, il nostro portafoglio beneficia decisamente di queste nuove evoluzioni e torna a recuperare terreno con un salto di NAV a 110,12 – ai prezzi correnti di mercato – dai precedenti 109,45 della scorsa settimana. Siamo sempre liquidi per 5.000 Euro e tra pochi giorni incasseremo le ultime tre scadenze per altri 15.000 Euro. Totale che avremo a disposizione, 20.000 Euro, pari di fatto al 20% del portafoglio.

Liquidità che per ora ci teniamo stretta, il tempo necessario per capire se questa nuova buona onda dei mercati è destinata a durare almeno qualche settimana oppure se è un fuoco fatuo che può spegnersi da un momento all’altro. Come sappiamo il 2019 sarà fortemente caratterizzato dall’interazione delle politiche monetarie delle Banche Centrali e abbiamo visto come la FED abbia decisamente tirato il freno sui tassi.

Sul fronte europeo il dato relativo all’indice dei prezzi alla produzione ha registrato un aumento dello 0,8% per il mese di ottobre, superiore allo 0,6% registrato a settembre. Le attese erano per un aumento dello 0,5% quindi ben più contenuto.

Ultimo aspetto da tenere in considerazione per il 2019 è il cambio dei pesi all’interno della quota di capitale dell’Italia nella BCE. Come sappiamo, ad una Banca Centrale (nazionale…) spetta una quota di capitale dell’istituto (BCE) pari alla percentuale del PIL dell’economia domestica rispetto al totale del PIL UE. L’Italia, in base alla scorsa media quinquennale (al 2013), aveva un PIL pari al 12,31% del totale della UE, per cui a Bankitalia è stata assegnata una quota di capitale nella BCE del 12,31% fino alla fine di quest’anno. A causa del pessimo andamento economico ora l’incidenza del PIL italiano (media dell’ultimo quinquennio) si è ridotta all’11,8%; questa sarà pertanto dal prossimo gennaio (e fino alla fine del 2023) la nuova quota di Bankitalia.

Sulle possibili conseguenze di minor peso indagheremo a parte, ma è chiaro che la questione non ha solo rilevanza economico-finanziaria, ma ha anche un “peso” politico. Tuttavia, a livello pratico non si aprono scenari catastrofici come certa stampa dipinge.

Portafoglio aggiornato nell’apposita sezione.

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