Mercato obbligazionario: rendimenti ancora in calo


Come da programma, la FED nella sua ultima riunione – la prima con la presidenza Powell – ha alzato i tassi dello 0,25% come ampiamente scontato dai mercati. Così, mentre negli USA i rendimenti sono di fatto rimasti a lateralizzare più o meno sempre sugli stessi livelli, il mercato obbligazionario europeo ha visto rendimenti impliciti in ulteriore contrazione rispetto all’ultima rilevazione.

Tornado alla riunione della FED, è emerso che la Banca Centrale USA è un po’ meno ottimista sulle condizioni dell’economia, rispetto a qualche mese fa; ciò tuttavia non comporta per ora nessun cambiamento sul ritmo della stretta monetaria che proseguirà ad un ritmo graduale, per voce dello stesso Powell. Le previsioni sono quindi per una stretta graduale ma più ampia, con uno scarto di 25 bps. Infatti, per il 2019 la mediana attesa per i FED Funds era del 2,75% mentre ora pare indicare un 3%. Se così dovesse essere avremo un rialzo di 0,25% in più rispetto al programma originale della FED. Vedremo.

La nostra consueta lettura del mercato obbligazionario attraverso la ZC-Yield Curve, ci mostra questa settimana rendimenti impliciti ancora in contrazione rispetto alla scorsa rilevazione. Sul tratto a lunga siamo ora in area 1,50% per le scadenze dal 2037 (contro il 2035 della scorsa rilevazione) e siamo sotto ad area 1,40% per le scadenze 2033 (contro il 2032 precedente); sulla scadenza a 10 anni siamo ora in area 1,02% rispetto alla precedente lettura di 1,07%; sul tratto a lunga siamo ben sotto 1,60% di rendimento per rimanervi sino alle scadenze oltre il 2048. Il movimento di contrazione, come si vede, è stato decisamente più marcato sulle scadenze lunghe, pur mantenendo stabile la conformazione della curva, sempre ripida sul tratto a breve, solo un po’ più piatta a partire dalle scadenze ventennali. Anche i forward su Euribor 6 mesi hanno reagito con un’ulteriore leggera contrazione e sul tratto a lunga siamo ora in area 2,00% (contro il 2,14% della scorsa settimana) mentre rimane ormai stabile da tempo la parte a breve.


Si contraggono anche i rendimenti dei benchmark decennali, in accordo con quanto osservato sulla ZC-Yield Curve, mentre il quadro è più variegato in termini di spread. Il decennale tedesco scende in area 0,53% di rendimento (da 0,62% della scorsa rilevazione), la Francia passa dallo 0,87% all’attuale 0,79% e l’Irlanda scende a 0,96%. Sul fronte spread, Restringimento anche per i periferici con il nostro Btp che si porta a 1,82% di rendimento, il Portogallo che scende a 1,76% e la Spagna che passa a 1,25% da 1,41%. Non univoci invece i movimenti degli spread, con il Portogallo che allarga di un’inezia, Italia stabile e Spagna in diminuzione, rispettivamente a 122 bps, 128 bps e 71 bps.

Osservando – a livello di analisi integrata – le curve dei rendimenti dei benchmark decennali dei principali mercati non si notano per ora modifiche all’impianto generale, pur a fronte di rendimenti in decisa contrazione sull’area Euro. Il modello Trendycator si mantiene LONG sia sull’area UK sia sull’area BUND: l’area UK rimane di fatto stabile scendendo poco sotto area 1,50% con Trendycator verde, il Bund torna ad avvicinarsi ad area 0,50% ma senza modificare l’impostazione di Trendycator che anche in questo caso rimane verde. Decisa la contrazione sul nostro Btp che torna sotto 1,80% di rendimento con Trendycator sempre in zona neutrale e non ancora in grado di confermare il BOTTOM realizzato a fine 2017. L’area USA – e non potrebbe essere diversamente vista la politica FED – consolida di fatto il rialzo dei rendimenti dopo il balzo in area 3%, proseguendo nell’oscillazione tra 2,90% e 2,80% e con il modello Trendycator sempre impostato al rialzo.

Al di là dei movimenti dei rendimenti, le linee guida delle politiche monetarie delle Banche Centrali è tracciato: della FED già sapevamo, poiché il suo ciclo di rialzo dei tassi è già iniziato da tempo, e della BCE ci manca il tassello sulla fine del QE e sulla finestra più papabile per il primo ritocco all’insù dei tassi d’interesse.

Ora queste informazioni, che il mercato obbligazionario ha scontato in anticipo, cercando il punto di “equilibrio”, sono ufficiali e assistiamo al riposizionamento. L’area Euro è quella ancora più soggetta a periodi di volatilità con rendimenti in altalena, un po’ in rialzo e un po’ in contrazione; questo è ragionevole poiché il piano della BCE è chiaro ma ha tempi medi di realizzazione, e quindi il mercato si adegua. Stiamo ad ogni buon conto avvicinandoci ad un nuovo ciclo per le obbligazioni.