Mercato obbligazionario: rendimenti in costante ascesa

La tendenza pare ormai confermata, poiché i rendimenti impliciti sul mercato obbligazionario hanno, in questa settimana, continuato ad allargare con le obbligazioni che hanno ritoccato ovviamente un po’ in termini di prezzo. I mercati azionari hanno vissuto due giornate (venerdì e lunedì) da vero panico, ove si trovava a stento una giustificazione plausibile per tanta furia ribassista. Come sempre se ne sono lette di cotte e di crude, e a mio parere non vale la pena indagare più di tanto; ciò che invece può avere un senso, in queste dinamiche, e a maggior ragione in rapporto ai movimenti del mercato obbligazionario: è davvero verosimile, come letto su alcuni media, che l’inflazione inizi a fare “paura”.   

Già in tempi non sospetti abbiamo più volte detto che uno dei driver di mercato per questo 2018 sarebbe stata la dinamica inflazionistica e già la scorsa settimana abbiamo considerato come fosse per lo meno singolare che l’allargamento dei rendimenti impliciti avvenisse nonostante Draghi abbia affermato che i tassi rimarranno bassi anche ben oltre il QE. L’equazione è molto semplice: rendimenti in rialzo e Borse in discesa uguale timori di inflazione superiori a quanto scontato sino ad oggi. Questa l’ipotesi che ci sentiamo di formulare alla luce degli ultimi movimenti che, per altro, si sposa molto bene con quanto già detto a suo tempo in merito ad un mercato obbligazionario disposto a riconoscere via via rendimenti superiori.

La nostra consueta lettura del mercato obbligazionario attraverso la ZC-Yield Curve, ci mostra anche questa settimana una curva con rendimenti impliciti in salita rispetto alla scorsa rilevazione. Sul tratto a lunga rimaniamo siamo ora ben sopra area 1,50% per le scadenze dal 2034 (contro il 2036 della scorsa rilevazione), e area 1,40% la si vede già dalle scadenze 2033 (contro il 2034 precedente); anche sulla scadenza a 10 anni siamo ora sopra area 1,10% rispetto alla precedente rilevazione; per le scadenze dal 2037 siamo ora già oltre area 1,60% di rendimento. Confermata inoltre la ripidità sulla parte a medio/breve, come osservato già dalla scorsa settimana. Anche i forward su Euribor 6 mesi si muovono lievemente al rialzo, e sul tratto a lunga siamo ora sopra area 2,10% mentre è più stabile la parte a breve.

Esattamente come osservato la scorsa settimana, risultano compatibili con i movimenti della ZC-Yield Curve anche i movimenti dei rendimenti dei benchmark governativi decennali, con alcuni spread che invece proseguono a restringere, ma come già detto solo per la questione puramente matematica che vede il Bund più debole rispetto agli altri governativi. Il decennale tedesco schizza quindi a 0,76% di rendimento, seguito dalla Francia ora a 0,98%; stabile l’Irlanda sempre a 1,12%; contrastato il quadro dei periferici con il nostro Btp che torna sotto al 2,00% di rendimento, il Portogallo che sale a 2,01% e la Spagna a 1,42%. Sul fronte spread, allarga un po’ il Portogallo, mentre migliorano Italia e Spagna, rispettivamente a 125 bps, e 119 bps e 67 bps.

Osservando – a livello di analisi integrata – le curve dei rendimenti dei benchmark decennali dei principali mercati, continuiamo a riscontrare l’impostazione che vuole rendimenti in lieve ma costante rialzo, trovando quindi ulteriori conferme alla nostra ipotesi di lavoro, fatta ormai parecchio tempo fa. Il modello Trendycator si conferma così LONG sia sull’area UK sia sull’area BUND: l’area UK si è ora portata con decisione sopra area 1,50% e il Bund mette a segno un ulteriore allungo superando ora area 0,70% di rendimento, livello più alto dall’ormai lontano novembre del 2015. Il nostro Btp lateralizza intorno ad area 2% di rendimento e il Trendycator rimane in zona neutrale, evento favorevole per la conferma del potenziale BOTTOM realizzato a fine 2017. Infine, l’area USA con il trend dei rendimenti al rialzo ormai stabile, con Trendycator verde ormai dai sedici settimane consecutive e rendimenti ormai al 2,80%.

Il quadro generale del mercato obbligazionario, quindi, conferma l’andamento osservato sui modelli da tempo a questa parte, che da un lato – per lo meno verosimilmente – spiegano gli elementi che risultavano in contraddizione la settimana scorsa, dopo la riunione della BCE. Se le dinamiche sin qui osservate proseguiranno, ha certamente senso iniziare a valutare la possibilità che le Banche Centrali siano costrette a rivedere almeno in parte la politica monetaria sin qui prospettata; stiamo cioè valutando la possibilità che le decisioni delle Banche Centrali debbano essere riviste in modo più restrittivo e che i mercati stiano di fatto scontando con il consueto anticipo tale eventualità. D’altronde, una politica monetaria più restrittiva – seppur di poco – è perfettamente compatibile con quanto stiamo osservano a livello di movimenti dei mercati e pertanto è un’ipotesi che non possiamo non prendere in considerazione.

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