Una grande patrimoniale? No, tante piccole patrimoniali! Se ne studiano tre

Raider Tax al posto della Tobin: e una! Tassa sui prelievi di contanti: e due! Aumento dell’imposta di bollo sui c/c: e tre! Per ora sono progetti ma…

Cedole & dividendi

Il Governo smentisce qualsiasi ipotesi di patrimoniale. Bene! Intanto lavora però alla realizzazione di diverse patrimonialine, che colpiranno chi detiene capitali mobiliari. Molte indiscrezioni corrono al proposito e noi facciamo il punto sulla situazione dei diversi progetti che le componenti della maggioranza e il ministero dell’Economia stanno studiando. Naturalmente la nostra è una pura valutazione tecnica, esente da considerazioni politiche, di cui sono già pieni i media generalisti.

► Raider tax, si aspettano chiarimenti

Un disegno di legge – noto da tempo – intende modificare la Tobin Tax, sostituendola con la Raider Tax, i cui obiettivi sono così identificabili:

● trasformazione da tassa piatta a tassa progressiva basata su scaglioni;

● inasprimento della tassazione sui derivati;

● penalizzazione del trading ad alta frequenza;

● introduzione di una nuova imposta per l’operatività sulle criptovalute;

● appesantimento della tassazione sul trading di Btp.

Questi i principi, che svelano solo in parte le intenzioni degli estensori. Le percentuali massime di tassazione previste sono indicate nella tabella seguente (sebbene venga poi lasciata al Governo l’identificazione dei vari scaglioni d'aliquota in maniera decrescente all’aumento della durata dell'investimento).

Si noti che negli intenti c’è quello di esentare i piccoli risparmiatori e le società quotate a ridotto flottante. Sarà davvero così?

Transazioni finanziarie in acquisto

Le aliquote (0,10 o 0,20%) che oggi pesano sulle operazioni di acquisto sono modificate in scaglioni con massimo dello 0,0030% e ridotte di un terzo per le negoziazioni nei mercati regolamentati ma “differentemente più alte” per i soggetti istituzionali rispetto ai privati. Nel caso si venda prima di un anno si aggiunge un’imposta dello 0,1%. Sarebbero esentate le operazioni sotto i 200.000 euro ma su quest'aspetto non c’è certezza.

Transazioni finanziarie in vendita

Si pagherà al massimo lo 0,1% (la metà in caso di scambi effettuati su mercati regolamentati) con decrescita di imposizione al dilatarsi del tempo di detenzione dello strumento finanziario e scaglioni fiscali su base giornaliera, settimanale e mensile, nonché con esenzione per quelle operazioni di vendita concluse oltre l'anno dall'acquisto, in modo da agevolare investimenti più stabili e duraturi.

Trading dei Btp

La vendita di titoli con vita residua superiore a dieci anni sarà tassata al 26% invece che al 12,5%, come avviene ora. Non si sa se verrà previsto un importo limite sotto il quale l’operatività resterà al 12,5%.

Derivati

Di qualunque categoria siano, indipendentemente dal sottostante, si contemplerà una tassazione non più fissa ma variabile (0,0030% massimo), differente a seconda della tipologia di strumento e commisurata al valore del contratto.

Vendita allo scoperto di titoli di Stato

Tassazione massima dello 0,5% in base al valore del contratto.

Criptovalute

Introdotta una tassa sugli acquisti non superiore allo 0,009%.

Trading ad alta frequenza

La tassazione è estesa a ogni tipo di strumenti, con aliquota 0,10%, da modulare in funzione dell’importo della transazione.


Le criticità che ci possono identificare sono varie.

1°)

Se non si introdurranno esenzioni per il retail la gestione fiscale di un piccolo patrimonio diventerà talmente complessa da richiedere per tutti il titolo quanto meno di ragioniere!

2°)

I capitali scappano verso i mercati a minore tassazione. Quasi tutti gli strumenti sono quotati anche in altri Paesi. Inevitabili le conseguenze.

3°)

La tassa sulle criptovalute è un principio condivisibile ma difficilmente attuabile, dato che molti exchange operano da paradisi fiscali.

4°)

Premiare l’investimento di lungo termine è giusto e importante per l’economia nazionale ma perché non lo si fa gratificando i Pir, che invece sono diventati una Cenerentola?

5°)

Imporre una maggiore tassazione sul trading dei Btp (quanto incide il retail?) con vita residua oltre i 10 anni vuol dire forzare la curva. Ci si sposterà sotto tale scadenza e l’effetto sarà altrettanto penalizzante per lo spread, ammesso che l’obiettivo perseguito sia effettivamente quello di limitare la speculazione e quindi il costo che ne consegue per il debito pubblico.

6°)

Si è pensato che ci sono prodotti strutturalmente complessi (per esempio vari Etf) per i quali queste normative diventeranno di difficile attuazione?

7°)

Ipotizzare l’introduzione di scaglioni temporali giornalieri, settimanali, mensili e oltre significa alimentare possibili speculazioni a danno dei mercati (e forse anche dello Stato!).


In sintesi – Una patrimonialina (entrate fiscali previste per 2-3 miliardi l’anno) tecnicamente complessa e che richiede importanti chiarimenti.

► Imposta sui prelievi Bancomat: meglio premiare che punire!

Seconda patrimonialina quella riferita a una tassa del 2% sui prelievi in contanti oltre i 1.500 euro mensili e a un bonus del 2% per tutti coloro che pagano con carta di credito o bancomat. La proposta è stata avanzata da Confindustria.

Obiettivo digitalizzazione

La lotta all’evasione fiscale è sacrosanta e il tentativo di aumentare l’utilizzo dei pagamenti elettronici lo è altrettanto. Una tassa sul ritiro di liquidità dal Bancomat appare però contraria alla logica della libertà dei cittadini di disporre come meglio ritengono dei propri risparmi, sebbene l’articolo 41 della Costituzione sia un po’ incerto in merito.

Le criticità in questo caso sono molte. Due le principali.

1°)

La tracciabilità dei pagamenti va perseguita con forme premianti e non con punizioni, che colpirebbero i cittadini onesti e non toccherebbero i disonesti, che operano con liquidità esterna a quella dei circuiti bancari.

2°)

Gli scambi commerciali sono già troppo complessi per mille norme (spesso disattese): vanno semplificati e questa novità andrebbe proprio in senso opposto. Il bonus del 2% appare una difficoltà in più, che ricadrebbe sulle spalle delle piccole aziende, già al collasso per l’eccessiva burocrazia.


In sintesi – Una patrimonialina – ma forse nemmeno tanto – che andrebbe calibrata in maniera diversa, imponendo semplicemente l’obbligatorietà dei pagamenti elettronici oltre un certo importo (per esempio 50 euro).  Com’è possibile che ci sia ancora gente che vuole comprare auto e case versando in contanti?

► Aumento dell’imposta di bollo sui c/c

Molto semplice: incrementare quella che per tutte le persone fisiche è l’imposta di bollo sui conti correnti: attualmente ammonta a 34,20 € su base annua, in genere ripartiti con 8,55 € su base trimestrale oppure 2,85 € su base mensile. Solo qualche euro in più e sarebbe una bella botta! Il progetto è sul tavolo del ministero dell’Economia ormai da vari Governi.

Il problema giacenza media

I 5.000 € sotto i quali non si applica l’imposta hanno comportato problemi a tanti piccoli risparmiatori. Nessuno pensa di eliminare la “no tax area” ma di ricalibrarla sì, in occasione di un ritocco dei 34,2 €, maggiorati magari di poco.


La criticità è soprattutto di opportunità in un momento in cui la liquidità non rende nulla, anzi…

1°)

La decisione colpirebbe quasi tutti i cittadini e soprattutto i più deboli: per questo motivo incontra opposizioni da parte di alcuni partiti.

2°)

Vari istituti stanno attuando aumenti dei costi di gestione dei c/c, causa Bce. Un incremento del bollo porterebbe la detenzione della liquidità a essere ancor più negativa come rendimento.


In sintesi – Un’alternativa da “si salvi chi può”, la più semplice e redditizia di tutte per le casse dello Stato. Ma sarebbe un ulteriore depredamento del già tartassato risparmio privato.

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