Mercato obbligazionario: Egitto meglio della Turchia?


Spostando la nostra attenzione verso i Paesi emergenti abbiamo letto alcune analisi e articoli che sostengono che investire in Egitto sia meglio che investire in Turchia, poiché pare che vi siano segnali piuttosto promettenti per i bond sovrani egiziani.

Sappiamo che nel corso del 2019 gli alti rendimenti offerti, l’inflazione calante, il miglioramento delle prospettive economiche e la stabilizzazione delle condizioni finanziarie hanno contribuito a ridurre in misura considerevole i rendimenti sovrani di entrambi i Paesi, con i bond molto ben comprati. In queste ultime settimane la curva egiziana ha vissuto un allargamento dei rendimenti, saliti di circa 30 bps sulle scadenze a 2 e 10 anni, attestandosi rispettivamente in area 14,50% e area 14,00%.

La Turchia, al momento, offre meno sulle stesse scadenze (poco più dell’11% sul 2 anni e circa l’11,40% sul 10 anni), ma i movimenti dei rispettivi cambi ha di molto mitigato questa differenza. Molto diversa invece la situazione relativa all’inflazione che è salita oltre il 12% in Turchia mentre è stabile intorno al 7% in Egitto. E qui abbiamo una notevole differenza: come sappiamo i tassi turchi sono stati tagliati all’11,25% (circa 100 bps meno del tasso d’inflazione), mentre l’Egitto li tiene ancora a 500 bps sopra l’inflazione, al 12,25%.

Questa differenza di politica monetaria porta come conseguenza che in Egitto si ha un rafforzamento del tasso di cambio, un raffreddamento delle aspettative d’inflazione per il prossimo futuro e quindi l’ingresso dei capitali esteri in cerca di rendimenti elevati da obbligazioni plausibilmente destinate ad apprezzarsi. In prospettiva, infatti, la Banca Centrale egiziana dovrà tagliare i tassi, a seguito di un’inflazione che resta contenuta, poiché un margine reale del 5% è oggi introvabile su qualunque altro mercato.

Ad onor del vero, va detto che i conti pubblici egiziani restano decisamente peggiori rispetto a quelli turchi, posto che il debito pubblico supera il 90% del Pil e il deficit-obiettivo per il prossimo anno fiscale risulta superiore al 6%. Tuttavia, la buona crescita sostiene il sentiment sui mercati e le emissioni sovrane domestiche nei primi sei mesi dell’anno fiscale in corso (luglio-dicembre 2019) hanno superato il 70% del totale fissato dal governo: 513 Mld Lire su emissioni complessive per circa 725 Mld. Ne consegue che nei primi sei mesi di quest’anno, il Tesoro egiziano dovrà reperire solamente altri 12 Mld di dollari, poco più del 4% del Pil.

Infine, l’Egitto ha emesso nel periodo luglio-dicembre 2019 il 31% in più di titoli a medio-lunga scadenza e il 34% in meno di titoli con scadenze fino ai 12 mesi. E’ quindi evidente che l’Egitto stia cercando di consolidare il debito pubblico, esponendosi meno alla volatilità dei mercati nel breve termine. E sappiamo bene come il consolidamento del debito sia molto apprezzato dai mercati, senza considerare che almeno per ora l’Egitto suscita molto meno allarme sul fronte geopolitico rispetto alla Turchia, restando saldamente ancorato alle alleanze occidentali e fungendo da paciere nella regione.

Torniamo ora alle nostre analisi, con la nostra consueta lettura del mercato obbligazionario attraverso la ZC-Yield Curve. Tornano a contrarsi i rendimenti rispetto alla nostra ultima analisi: ora infatti abbiamo rendimenti negativi sino alle scadenze 2030; il tratto a lunga scende verso area 0,36% di rendimento per le scadenze 2050; la scadenza a 10 anni torna in negativo e si porta a -0,05%. La curva nel suo complesso rimane lievemente più ripida sul tratto a medio per poi appiattirsi su tratto a lunga, rimanendo sostanzialmente invariata sulla parte a breve. Scendono leggermente anche i forward su Euribor 6 mesi che sul tratto a lunga si portano ora sotto area 0,90% mentre sul tratto a breve si rimane fermi in area -0,40%.

In contrazione anche i rendimenti dei governativi decennali, così come gli spread contro Bund rispetto alla scorsa lettura. Il rendimento del decennale tedesco torna a scendere in area -0,40%; il rendimento della Francia scende a -0,16% e quello dell’Irlanda va a -0,10%. Scendono anche i rendimenti della Spagna che va allo 0,23% e quelli del Portogallo che si porta allo 0,28% di rendimento. Prosegue lo stato di grazia per i nostri Btp, con il rendimento ora sceso in area 0,90%. A livello di spread Vs Bund abbiamo Portogallo, Spagna e Italia rispettivamente a 68 bps, 63 bps e 130 bps.

Osservando – a livello di analisi integrata – le curve dei rendimenti dei principali benchmark decennali non osserviamo particolari variazioni rispetto a quanto visto nelle ultime settimane. Trendycator si mantiene NEUTRAL sull’area UK, con rendimenti in leggera contrazione, con il Gilt che ora offre poco meno dello 0,60%. Trendycator sempre NEUTRAL sull’area BUND con il rendimento del decennale tedesco che ritorna verso i minimi di periodo in area -0,40%. Sempre tonico il nostro Btp, con Trendycator sempre SHORT e rendimento che rimane ora abbastanza stabilmente in area 0,90%. Infine, ritoccano leggermente al ribasso anche i rendimenti USA, con Trendycator che si conferma ancora SHORT sul decennale ora in area 1,65%.

Bond Weekly Ranking
Riprendiamo l’analisi sotto forma di ranking dei bond con rating sotto l’investment grade, a caccia di idee da rapporto rischio/rendimento un po’ spinto. Il ranking considera i bond in Euro con scadenza dal 01.01.2021al 31.12.2026, aventi rating da BB+ sino a CCC+ e con rendimento minimo del 4,00% lordo.

ATTENZIONE: si rammenta che i bond High Yield hanno un rischio spesso non trascurabile in termini di Credit Risk, per cui non sono da considerarsi come suggerimenti operativi, bensì come mere segnalazioni che non saranno poi seguite in modo organico. Pertanto, chi decidesse di prendere spunto da tali segnalazioni dovrà poi seguire in via autonoma l’andamento del titolo e le eventuali notizie relative all’emittente, controllando con frequenza il mercato.

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