Cacciatori di dividendi è il vostro momento. I rendimenti del Ftse Mib e delle leader europee


E sì, gli yield azionari crescono grazie al calo delle quotazioni, proprio quando è meglio che ciò succeda, cioè a qualche mese dagli stacchi. Prime stime sul principale listino italiano e su quattro settori a livello continentale.

Cedole & dividendi

Cari “collezionisti” di reddito non temete di esprimere la vostra soddisfazione di fronte ai mercati in rosso! Se una correzione più o meno consistente doveva manifestarsi meglio che ciò stia avvenendo prima dello stacco dividendi, che inizierà con la fine dell’inverno. Così posizionamenti, riposizionamenti, piani di acquisto e switch diventano più agevoli, seppur la distribuzione concentrata degli utili azionari in un unico periodo dell’anno non sia certo ideale per chi investe con un occhio rivolto a questa forma di proventi. Meglio chiaramente la soluzione Usa del pagamento trimestrale, come dimostrato nella newsletter “Obiettivo reddito” di gennaio.

L’Europa è indietro da tale punto di vista ma sta cercando in parte di rimediare. Certo è che le “aristocratiche” del dividendo – cioè le azioni che hanno regolarmente aumentato di anno in anno la distribuzione di profitti nell’ultimo ventennio – sono molto meno da noi rispetto a oltre Oceano. Un modo più coerente di strutturare l’erogazione si registra infatti a Wall Street e dintorni ma presto o tardi dovrà essere imitato dalle società quotate nell’Ue di fronte a un’esigenza di reddito che la crisi dei sistemi pensionistici renderà inevitabile.

Un segnale in questo senso viene dalla crescita degli yield medi. Nel 2019 l’indice Msci Europe ha reso il 3,7%, percentuale pur penalizzata da performance positive di tutto rilievo. Inoltre si sta registrando un fenomeno interessante: la volatilità media dei titoli “aristocratici” si rivela minore rispetto al resto del mercato agendo come un airbag. Non solo: numeri alla mano si può dimostrare che dal 1975 a oggi i dividendi hanno contribuito per il 37,8% alla performance globale dell’Msci Europe, il che smentisce l’opinione che l’investimento di lungo periodo (il classico “buy and hold”) appartenga al passato. Non è così ma certamente per attivarlo occorrono quotazioni ben più basse rispetto alle attuali.

In un recente meeting a porte chiuse fra operatori istituzionali e vertici di alcune importanti società quotate su Dax, Cac, Smi e Ftse Mib il consiglio dato dai primi è stato netto: “Signori dell’economia, se volete fornire segnali straordinariamente positivi a noi che agiamo sui mercati gestite meglio le vostre politiche di assegnazione dei dividendi, che devono diventare centrali nel rapporto con gli investitori, al contrario di quanto è avvenuto in Europa negli ultimi anni, non tanto in termini di rendimenti quanto di relazione con il mercato. Il che è ancor più criticabile se si considera che i cicli economici sono stati positivi”.

Quindi la strategia del dividendo diventa fondamentale. Ma dove puntare? A questa domanda risponde “Obiettivo reddito” (disponibile solo per gli abbonati). Oggi tuttavia vogliamo fornire alcuni spunti utili a tutti i lettori. Iniziamo con una valutazione di quanto renderà il Ftse Mib, in base a un’interessante ricerca curata da Intermonte Sim, presentata a inizio gennaio. Inevitabilmente – date le correzioni delle ultime sedute – la situazione dei rendimenti è di poco migliorata, come ricordavamo all’inizio del report odierno. Essendo però indicato il valore di Dps (Dividend per share), naturalmente stimato, si possono realizzare facili aggiornamenti in base al titolo che più interessa.

Vediamo ora a livello europeo come si comportano quattro settori caratterizzati dalla distribuzione di rilevanti profitti.

Assicurativo – Ottimo il rendimento medio anche perché le valorizzazioni dei maggiori titoli (salvo Allianz) appaiono ragionevoli. Le prospettive future sono interessanti in presenza fra l’altro di leader del mercato che puntano a una forte globalizzazione delle proprie attività.

Aviva

Gran Bretagna

8,1%

Axa

Francia

5,6%

Swiss Re

Svizzera

5,1%

Bancario – Trend opposto fra le leader italiane (molto generose) e quelle di altri Paesi (Germania, Spagna e Francia), nettamente meno munifiche, a causa dei tassi Bce. Tuttavia la contrazione degli ultimi anni sembra aver raggiunto un livello di minimo sotto il quale non dovrebbero scendere salvo in presenza di terremoti finanziari.

Abn Amro

Olanda

8,9%

Intesa Sanpaolo

Italia

7,7%

Danske Bank

Danimarca

7,5%

Telefonico – Il settore più magnanime in passato sta cominciando a soffrire, sebbene alcune leader siano ancora prodighe. Ora ci si domanda se gli investimenti nel 5G comporteranno contrazioni dei dividendi o all’opposto maggiore redditività. E’ una scommessa tutta da esplorare.

Telefonica

Spagna

6,5%

Telia

Svezia

6,0%

Orange

Francia

5,5%

Petrolifero – Le leader restano assai generose, grazie all’andamento positivo del greggio negli ultimi anni e a una sempre maggiore diversificazione delle attività. Certamente le più favorevolmente esposte alla distribuzione di profitti sono le società medie statunitensi, che hanno goduto dell’effetto “shale oil” ma questo è un altro mondo.

Repsol

Spagna

7,4%

Royal Dutch Shell

Gran Bretagna

7,3%

Eni

Italia

6,3%

La lista potrebbe proseguire all’infinito ma ci riserviamo di proporre molte più informazioni agli abbonati di Lombard Report. Appuntamento quindi con la prossima newsletter “Obiettivo reddito” che sarà disponibile alla fine della prossima settimana.

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