Mercati emergenti, gli ultimi saranno i primi? Strategie per vincere con gli Etf


Hot markets

Se i mercati azionari del mondo cosiddetto sviluppato procedono quasi sempre all’unisono, quelli emergenti marciano invece per strade divergenti, perfino fra loro. Ecco perché vanno seguiti con attenzione nell’attesa di un risveglio - che richiederà del tempo - inevitabilmente connesso all’andamento del coronavirus e ai suoi effetti sulle singole economie. Per fornire una panoramica più vicina possibile all’operatività dell’investitore italiano abbiamo preferito però non analizzare i vari indici nazionali quanto l’andamento degli Etf – relativi ai tanti Paesi – considerando un valore medio delle loro performance da inizio anno a oggi. Si tenga conto del fatto che sono appunto estrapolazioni mediane riferite a replicanti basati per ogni singolo mercato su benchmark eterogenei ed espressi anche in valute di denominazioni diverse.

IN POSITIVO

IN NEGATIVO

Cina: +10/12% (ma alcuni Etf risultano negativi)

Brasile: -36/37%

Taiwan: +7/8%

Turchia: -36%

Corea: +2%

Indonesia: -30%

Russia: -28/30%

Messico: -28%

Thailandia: -28%

Sud Africa: -23%

Malesia: -12%

Vietnam: -11%

India: -9%

Il bilancio evidenzia una netta prevalenza di mercati in profondo rosso, con l’eccezione del contesto asiatico e in particolare di quello cinese. Fra gli Etf relativi a Pechino e dintorni si sottolineano però situazioni contraddittorie, dovute alle diverse tipologie di benchmark.

Sei Etf sotto analisi

Iniziamo dalla Cina. L’Xtrackers Ftse China 50 Etf (Isin LU0292109856 – valuta di denominazione Usd), riferito alle maggiori capitalizzazioni, attenua i possibili entusiasmi della tabella qui sopra. Da alcune sedute combatte infatti con la media mobile a 200 sedute e per di più si muove verso il cuneo di un triangolo, la cui formazione è iniziata ad aprile. Ci sono molte indicazioni che consigliano prudenza, sebbene passando a un’analisi su base mensile si evidenzino: 1°) una volatilità in compressione; 2°) un Chaikin Money (oscillatore di forza) esposto fortemente sul negativo da maggio 2019 e che potrebbe riportarsi verso valori meno sfavorevoli già a breve. Situazione quindi incerta nell’attesa di capire cosa succederà dopo la chiusura del triangolo su base “daily” cui si accennava.

Proseguiamo con l’India. L’Amundi Msci India Etf (Isin LU1681043086 – valuta di denominazione Eur) ha rotto all’insù la media mobile a 200 sedute il 21 agosto e sembra intenzionato a voler proseguire nel trend rialzista, sebbene alcuni oscillatori tecnici siano progrediti un po' troppo. Il Chaikin verso quota zero anticipa una possibile momentanea debolezza.

Quella indonesiana è una situazione altrettanto particolare. Il Lyxor Msci Indonesia Etf (Isin LU1900065811 – valuta di denominazione Eur) sta procedendo da giugno in lenti e successivi rialzi e ribassi che identificano una fase di lateralità, da cui potrebbe uscire con un “pull back” accentuato in presenza di una netta rottura dei 92 euro, livello contro cui si è appoggiato proprio nelle ultime sedute.

Il caso coreano è da tempo anomalo, anche perché il Paese ha saputo gestire l’emergenza Covid meglio di altri. L’Ishares Msci Korea Etf (Isin IE00B0M63391 – valuta di denominazione Usd) sta tornando verso il massimo di febbraio. Sui 39,4 euro (valuta di negoziazione) della chiusura di venerdì è poco lontano rispetto al relativo valore di 41,3, con buoni segnali di forza.

Gli avvisi di una tempesta globale sulla Turchia non si palesano ma il mercato stenta a risalire dai minimi di aprile. Il Lyxor Msci Turkey Etf (Isin LU1900067601 – valuta di denominazione Eur) è sceso sotto il supporto dei 21,05 euro e non dà segnali particolari. La forza del 2017 e del 2018 sembra ormai lontana e un fattore di instabilità viene dal crollo della lira.

Infine il Brasile, che aveva fatto ben sperare a giugno. Si era infatti manifestato un bel rimbalzo ma la diffusione del Covid ha riportato un po' indietro l’indice di San Paolo. L’Ishares Msci Brazil Etf (Isin IE00B0M63516 – valuta di denominazione Usd) si muove in un “trading range” compreso fra massimo a 22,7 euro e minimo a 19,5 euro, senza particolari segnali.

Una valutazione complessiva

Quanto emerge è chiaro:

1°) i mercati emergenti sono in forte ritardo rispetto agli occidentali; il relativo indice Msci è ben più negativo quest’anno in confronto all’Msci World.

2°) Una certa prudenza si impone ancora ma sorprende la volatilità media inferiore rispetto al passato. Questo fa immaginare che gli “emerging” potrebbero muoversi di colpo o al rialzo o al ribasso, con l’elemento decisivo costituito dall’andamento del Covid.

3°) Lo dimostra il fatto che la Cina sia stata la prima a reagire positivamente e un continuo monitoraggio di questo mercato oggi è altrettanto decisivo quanto la verifica dello stato di salute di Wall Street.

4°) Meglio gli Etf dei singoli mercati o quelli riferiti genericamente agli indici “emerging”? Nella fase attuale preferibili i secondi, data l’incertezza di quali Paesi riusciranno a debellare per primi il Covid.

Come muoversi

Una strategia di Pac flessibile e non a rate costanti può sembrare vincente. I movimenti degli Etf “emerging” si dimostrano nella fase attuale molto tecnici, con livelli di entrata e di uscita facilmente identificabili. Importante poi l’indicazione della media mobile a 200 sedute, che si sta avvicinando alle quotazioni in corso, pur sovrastandole ancora nella maggior parte dei casi. È probabile ulteriore debolezza entro fine anno, che comporterebbe ottime occasioni per l’avvio di piani di acquisto basate non su scadenze temporali (ogni mese o ogni due mesi) ma - lo ribadiamo - su livelli di prezzo. Prima che parta un deciso trend rialzista si dovrà attendere; nel frattempo successive fasi oscillanti probabilmente si susseguiranno.

In proposito Matteo Villani, Head of Asset Management Italy di Vontobel Asset Management, casa d’investimento pioniera dal 1992 negli investimenti nei mercati emergenti dove, al 30 giugno scorso, aveva in gestione asset per circa 27 miliardi di franchi svizzeri, sostiene che “gli emerging continuano a presentare per gli investitori opportunità di crescita che superano quelle dei mercati sviluppati. Al contempo evidenziano un diverso insieme di criticità che richiede una gestione del rischio prudente e un’allocazione di alta qualità”. Noi traduciamo questa rispettabile opinione nel suggerimento (già esposto) di puntare almeno per ora sugli Etf complessivi riferiti agli “emerging” e al proposito fotografiamo questa complessa categoria con una selezione dei cloni preferibili in base ai diversi criteri di scelta.

Il meno costoso

ComStage Msci Emerging Markets

LU0635178014

Ter 0,14%

Valuta Usd

Il più scambiato

iShares Core Msci Emerging Markets

IE00BKM4GZ66

Capitalizzazione circa 12 miliardi €

Valuta Usd

La migliore performance da inizio anno

HANetf Emerging Markets Internet & Ecommerce

IE00BFYN8Y92

+38,5%

Valuta Usd

La migliore performance (seppur negativa) da inizio anno fra quelli con valuta di denominazione €

BNP Paribas Easy Emerging ex Controversial Weapons

LU1291097779

-4,7%

Valuta Eur

Il più volatile (su base annua)

HANetf Emerging Markets Internet & Ecommerce

IE00BFYN8Y92

31,6%

Valuta Usd

Quello sui mercati di frontiera (emergenti fra gli emergenti)

Xtrackers S&P Select Frontier

LU0328476410

Volatilità 29%

Valuta Usd

Il più redditizio come distribuzione di dividendi

Invesco Emerging High Dividend Low Volatility

IE00BYYXBF44

Yield 7%

Valuta Usd

Il migliore fra i “green”

Lyxor Emerging ESG Trend Leaders

LU1769088581

Performance 6 mesi +27,7%

Valuta Usd

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