L’indiscreto di Borsa: ● Liquidità, che dolori! ● Inflazione, i consigli di Lyxor ● 7 azioni per la ripartenza ● 5 brutti segnali di Wall Street ● E altro ancora


Pessime notizie per chi detiene cash. Proteggersi o attaccare con gli Etf “inflation”? Sono cari ma il mercato guarda a questi titoli per il post Covid. Attenzione ai numeri della Borsa Usa terribilmente anomali. E sette notizie in breve per chi sta sui mercati.

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Oggi non iniziamo con delle indiscrezioni ma con delle constatazioni. Settimane di sofferenza per chi opera nel mondo della finanza. Il rientro in scena infatti dell’inflazione riporta in primo piano un tema che rischia di esplodere, quello della liquidità detenuta su conti correnti, conti deposito e strumenti simili, su cui i pervicaci risparmiatori conservano le proprie fortune. Cosa sta succedendo? In estrema sintesi questa l’evoluzione della situazione:

● L’inflazione appunto rientra in scena: +0,9% su base annua in ambito europeo e +0,5% su base mensile in Italia. Certamente c’è l’impatto petrolio, con l’effetto sul prezzo della benzina, di cui si anticipa una stangata a Pasqua. C’è poi l’inflazione nascosta, quella che paghiamo per le speculazioni da Covid. In Italia nessuno ne parla ma l’impatto è pesante e lo sarà ancor più nei prossimi mesi, perché chi ne avrà le possibilità si rifarà per i business persi nell’ultimo anno.

● I costi bancari stanno aumentando a dismisura, come confermano alcune recenti indagini. Sono soprattutto gli istituti online a colpire.

● Gli importi di un certo rilievo detenuti in liquidità (oltre 100.000 euro) vengono ormai mal tollerati dalle banche: talvolta sono gravati da pesanti “fee” – soprattutto nel caso dei private; in altri rifiutati con rescissioni dei contratti; in non pochi infine convogliati su forme di investimento redditizie solo per chi le propone.

● I rendimenti reali intanto per chi ha scelto di restare liquido segnalano perdite impressionanti: non aver infatti sfruttato la corsa dei mercati nell’ultimo anno ha causato un fardello fra potenziali profitti mancati e oneri sopportati stimabile al minimo in un 10%. Un’occasione persa che deve preoccupare chi ha preferito la prudenza.

● E ora c’è un altro rischio: una patrimoniale, che Draghi ha sempre auspicato quando non aveva incarichi governativi e che proprio di recente ha trovato il supporto di Banca d’Italia e Corte dei Conti, favorevoli a tagli della tassazione sul lavoro con imposte sul capitale e (forse) sulla liquidità. Ci stanno lavorando nei Ministeri economici e, dopo l’estate, qualche progettino verrà portato all’attenzione del Consiglio dei Ministri, in previsione della Legge di Stabilità 2022.

La somma del tutto è semplicemente esplosiva. I risparmiatori se ne rendano conto e si rivolgano ai professionisti del settore per trovare una soluzione adeguata. L’immobilismo rischia di costare carissimo.

► Inflazione, come gestirla: lo spiega Lyxor

È lampante che in questo contesto cominciare quanto meno a proteggersi dall’inflazione è già una parziale risposta. Di possibilità ce ne sono tante. Sentiamo cosa propone in merito uno dei maggiori emittenti mondiale di Etf, Lyxor.

“Due dei migliori modi per beneficiare del rialzo dei prezzi sono l'investimento in obbligazioni indicizzate all'inflazione – le cui cedole aumentano o diminuiscono parallelamente all'inflazione e il cui capitale ne viene analogamente incrementato – e le strategie legate alle aspettative in merito – che mirano ad assumere esposizione al tasso d'inflazione di pareggio (la differenza tra rendimento obbligazionario nominale e rendimento delle obbligazioni indicizzate all'inflazione).

Qual è la migliore delle due strategie? La risposta dipende principalmente dalle previsioni di inflazione. Se le obbligazioni indicizzate all'inflazione rappresentano la scelta convenzionale, le tattiche incentrate sulle previsioni d'inflazione possono evidenziare una performance migliore nel caso i mercati sottovalutino l'entità del suo aumento. Senza dimenticare che, grazie alla loro duration quasi neutrale, le strategie incentrate sulle previsioni d'inflazione non subirebbero l'effetto negativo che l'aumento dei rendimenti dei tassi fissi produrrebbe sul prezzo delle obbligazioni sottostanti.

Vediamo alcuni fattori da considerare quando si opta per queste due tipologie di investimento.

Obbligazioni indicizzate all'inflazione

Prima di investire in obbligazioni di tale tipo, occorre valutare alcuni elementi tra cui:

● L’andamento del sistema economico;

● Le aspettative d'inflazione (tasso d'inflazione di pareggio);

● I driver inflattivi (per esempio il prezzo del petrolio)

● Le previsioni sugli interventi delle Banche centrali, verificando l'inclinazione delle curve dei rendimenti.

Analizzare questi fattori aiuta a valutare a quali Paesi esporsi in un portafoglio globale nonché a decidere la corretta collocazione al rischio di duration da assumere. Bisogna anche ricordare che la struttura dei mercati delle obbligazioni indicizzate all'inflazione può variare in misura significativa da un Paese all'altro.

Ad esempio, il mercato statunitense delle “inflation linked” ha una duration di 8,2 anni, lievemente superiore alla duration media di 6,9 anni dei Treasury. La duration media delle linked britanniche, invece, è notevolmente superiore (quasi 21,1 anni), mentre quella dei Gilt è attorno ai 12,6 anni.

Questo ha profonde implicazioni per gli investimenti. Più un'obbligazione è lontana dalla scadenza, più il suo rischio di duration è elevato e maggiore sarà il ribasso in caso di aumento dei rendimenti obbligazionari reali. Come regola generale, ogni punto base di incremento nei tassi d'interesse riduce di 1 punto base il valore capitale di un'obbligazione per anno di duration.

La duration lunga del mercato britannico delle obbligazioni indicizzate all'inflazione comporta che il suo contributo al rischio di sensibilità ai tassi in un portafoglio di “inflation linked” globale sarà superiore rispetto alla sua ponderazione misurata in termini di valore di mercato. Un modo per ridurre questo rischio è limitare l'esposizione a una serie di scadenze più brevi (per esempio obbligazioni a 1–10 anni) anziché assumere un'esposizione su tutte le scadenze.

Strategie legate alle aspettative d'inflazione

Gli indici delle aspettative d'inflazione sono concepiti per intercettare le variazioni del tasso d'inflazione di pareggio – differenza tra il rendimento di un'obbligazione nominale e quello di un'obbligazione indicizzata all'inflazione a pari scadenza. Per farlo, si acquista un paniere di titoli indicizzati all'inflazione mentre si vende un paniere di tassi fissi con scadenze corrispondenti, su base giornaliera. Per via della relazione non lineare tra variazioni del rendimento e oscillazioni della dinamica tra offerta e domanda sul mercato, l'ampiezza delle oscillazioni delle strategie legate alle aspettative d'inflazione rispetto alle variazioni dell'inflazione di pareggio può variare. Ma anche in questo caso esistono alcune regole di fondo. Per esempio si è intuito che una strategia legata alle aspettative d'inflazione Usa registrerà una variazione di circa 8 punti base per ogni variazione assoluta di 1 punto base del tasso d'inflazione di pareggio sottostante. Per una strategia sensibile alle aspettative d'inflazione nell'area euro, questa sensibilità è vicina a una variazione di 4 punti base, per via della maggiore complessità della struttura del mercato delle obbligazioni indicizzate in quest'area”. Posizionarsi quindi su un titolo “inflation” sembra facile ma può non esserlo. Terminiamo allora con una breve scheda degli Etf di Lyxor riferiti appunto al sottostante inflattivo.

Sei Etf per proteggersi o per attaccare

Etf

Isin

Valuta

Sottostante / Utilizzo

Lyxor Eur Government Inflation Linked Bond

LU1650491282

Eur

Obbligazioni governative area euro indicizzate all’inflazione / Protezione dall’inflazione di un portafoglio in euro

Lyxor Eur 2-10 years Inflation Expectations

LU1390062245

Eur

Replica la cosiddetta inflazione di equilibrio in area euro / Gestione attiva dell’inflazione area euro

Lyxor Core Global Inflation-Linked

1-10 years

LU1910939849

Usd

Obbligazioni governative inflation emesse da Paesi sviluppati di tutto il mondo / Investimento dinamico sull’inflazione dei Paesi ricchi (Usd 52,9% - Eur 25,1% - Gbp 13% - Jpy 5,4% - Aud 1,1% - Cad 0,4% e altre valute)

Lyxor Core Us Tips

LU1452600270

Usd

Obbligazioni governative inflation degli Usa – tutte le scadenze / Investimento dinamico su inflazione Usa

Lyxor Core Us Tips Monthly Hedged to Eur

LU1452600437

Eur

Obbligazioni governative inflation degli Usa con copertura cambio – tutte le scadenze / Investimento dinamico su inflazione Usa senza rischio di cambio

Lyxor Usd 10 years Inflation Expectations

LU1390062831

Usd

Replica la cosiddetta inflazione di equilibrio in area dollaro / Gestione attiva dell’inflazione negli Usa

► 7 azioni per la ripartenza

Adesso entriamo nelle indiscrezioni e vi indichiamo sette titoli internazionali su cui i grandi gestori stanno puntando in previsione di un rilancio dell’economia mondiale dopo la crisi Covid.

Azione

Mercato / Ticker

Quotazione

Perché

Amadeus

AMS / Madrid

59,5 € (+38,4% su 1 anno) – Rsi (14 periodi) 58,5

Società leader nella vendita di servizi di turismo ha saputo riorganizzarsi già da tempo in previsione del post pandemia

Broadcom

AVGO / Nasdaq

474,5 $ (+144 % su 1 anno) – Rsi (14 periodi) 50,4

Specialista nei semiconduttori e nei servizi di telecomunicazioni beneficerà di una ripartenza dell’economia in chiave 5G

Comcast

CMCSA / Nasdaq

55,5 $ (+54,3% su 1 anno) – Rsi (14 periodi) 56,9

Controlla il gruppo multimediale Nbc e ha acquistato il colosso televisivo Sky. Può trarre vantaggi su tutti i fronti e soprattutto da maggiori investimenti pubblicitari

Disney

DIS / Nyse

191,1 $ (+101,3% su 1 anno) – Rsi (14 periodi) 51,9

La riapertura dei parchi di divertimento in tutto il mondo è attesa da milioni di persone

Marriott

MAR / Nasdaq

152,3 $ (+127,9% su 1 anno) – Rsi (14 periodi) 64,1

Una catena alberghiera che – per il tipo di business – non dovrebbe soffrire in presenza di un rialzo dell’inflazione

Rockwool

ROCK / Copenhagen

2524 Dkk (+144,1% su 1 anno) – Rsi (14 periodi) 59,9

È uno dei maggiori produttori mondiali di materiali isolanti per l’edilizia. L’onda degli investimenti “green” andrà tutta a suo vantaggio

Zalando

ZAL / Francoforte

84,4 € (+178% su 1 anno) --Rsi (14 periodi) 46

Le vendite online dell’abbigliamento sono aumentate fortemente negli ultimi mesi ma la profittabilità del gruppo deve ancora trarne beneficio

I numeri indicano chiaramente come le quotazioni abbiano subito un netto “upgrade” nell’ultimo anno. I gestori sono però ancora confidenti su questi titoli per i motivi esposti. Certamente una bella correzione li renderebbe più attraenti: della banalità di una simile considerazione siamo coscienti ma – bolla o non bolla – i mercati oggi si confrontano con una situazione esasperata in cui si trova comunque ancora del valore da cogliere qua e là.

► 5 brutti numeri per Wall Street

Da anni ormai i ratio della Borsa Usa sono fuori controllo rispetto ai valori storici. Ciò non impedisce che gli indici non ne tengano conto e continuino a salire. Eppure i report con segnali preoccupanti continuano a avvicendarsi sui tavoli di operatori e giornalisti specializzati. Cinque “parametri da crash” sono soprattutto quelli più allarmanti. Servono? Non servono? Ce lo diranno i prossimi mesi.

● Il p/e Shiller è il classico p/e “aggiustato” coerentemente col ciclo economico in atto e più in particolare sui profitti correlati all’inflazione dei 10 anni precedenti. Negli ultimi 150 anni il suo valore medio è stato di 16,8. A inizio marzo 2021 si attestava a 34,59, più del doppio della media storica. Solitamente quando supera quota 30 scatta un campanello d’allarme.

● Secondo i dati della società di analisi di mercato Yardeni Research, dall'inizio del 1950 si sono verificati 38 cali di almeno il 10% per l’S&P 500. Nell’arco di 71 anni si tratta in media di una correzione a due cifre ogni 1,87 anni. Questo valore è stato stravolto nell’ultimo quinquennio e ciò deve cominciare a preoccupare.

● Il “Q-Ratio” esprime la relazione tra valutazione di mercato e valore intrinseco. In altre parole, è un mezzo per stimare se una determinata azienda o mercato è sopravvalutato o sottovalutato, costituendo un indicatore della convenienza di un investimento. Andando a prendere un grafico di valutazione dal 1950 ad oggi, il “fair value” viene stimato a 1, sebbene il valore storico medio si attesti a 0,80. L’ultima rilevazione disponibile (inizio anno) lo dà a 2,85!

● La 5-Year 5-Year Forward Inflation Expectation Rate, valore di riferimento in prospettiva dell’andamento dell’inflazione, il più seguito dagli operatori economici, si attesta a 2,11 e sta risalendo verso i massimi degli ultimi cinque anni. Non è tanto il numero a preoccupare quanto la forza del movimento rialzista (era a 0,86 esattamente un anno fa).

● L’S&P 500 earnings yield, rapporto fra utili di tutte le società presenti nell’indice e livello di quest’ultimo, è sceso al 2,92% rispetto al 3,32% del trimestre precedente e alla media del 4,46% dell’ultimo anno. Ne consegue che l’S&P 500 risulta terribilmente caro.

► E tanto altro ancora

Per Fidelity “quasi il 70% degli analisti specialisti della regione Asia Pacifico segnala che i management team sono più propensi a investire quest’anno e che quasi il 60% prevede un aumento dei dividendi. L’ottimismo è nettamente migliorato rispetto ai primi tre trimestri del 2020 e le aziende dovrebbero potenziare le spese in conto capitale e assumere più lavoratori nei prossimi 12 mesi. Un analista aggiunge in particolare: “Grazie ai rialzi dei prezzi e degli spread, la generazione di cassa è migliorata notevolmente a tutto vantaggio dei bilanci e dunque di una maggiore capacità di investire per la crescita futura”. Con il rafforzamento della ripresa, i margini dovrebbero ampliarsi nella regione nei prossimi 12 mesi. Uno sguardo al continente giallo potrebbe quindi riservare una buona profittabilità nel 2021.

Per Axa Investments la sua strategia in corso vede in estrema sintesi questo posizionamento: sovrappesare il settore azionario aggiungendo anche il mercato inglese e il settore delle materie prime; ridurre l’esposizione obbligazionaria, stante il rialzo in corso dei tassi di mercato, il che comporta inevitabilmente una scelta di “duration” corte.

L’azione attualmente preferita dagli hedge funds Usa? È quasi banale: si tratta di Amazon! Il 30,8% dei fondi più speculativi è lungo su questo titolo, con posizioni complessive per 51,5 miliardi di dollari.

Sempre sul fronte degli hedge funds Usa l’azione non tecnologica in testa ai gradimenti e quindi più presente nei loro portafogli è Cardinal Health, società che vende prodotti farmaceutici generici e sanitari da banco ma che allo stesso tempo rifornisce ospedali e laboratori. È detenuta da ben 49 hedge.

● Da lunedì Siemens Energy entra a far parte dell’indice Dax, sostituendo Beiersdorf Ag, spostato sul MDax. Siemens Energy, specializzate in tecnologie per le energie “green”, è una società fondata il 1º aprile 2020, appartenente al gruppo Siemens Ag.

● Confronto acerrimo fra le banche Usa in merito alla validità delle criptovalute come strumento di investimento. Mentre JPMorgan ammette che possano essere inserite – seppur limitatamente – nei portafogli dei propri clienti e Morgan Stanley sta valutando l’offerta di prodotti specifici con tali sottostanti, Bank of America in un suo studio reso disponibile in maniera riservata negli ultimi giorni si oppone alla diffusione di Bitcoin e compagni nelle gestioni proposte, sostenendo che si tratta di prodotti non ancora utilizzati nelle normali attività economiche.

● I Treasuries Usa sempre sotto osservazione. Un’indagine condotta presso i maggiori operatori finanziari di Wall Street e resa disponibile ieri – seppur in maniera riservata – indicherebbe nel 2,3-2,4% di yield del decennale il possibile traguardo per fine anno. Venerdì il rendimento ha chiuso la seduta all’1,73%.

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