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Etf sotto la lente – Quelli sull’inflazione, come gestirli e quando evitarli


Dopo aver pubblicato la lista completa di quelli quotati su Borsa Italiana ecco un’analisi delle loro caratteristiche. Che vanno conosciute per non commettere errori dovuti a una non comprensione dell’atipico funzionamento.

Cedole & dividendi

Si riparla di inflazione e forse se ne parla in maniera esagerata, perché le dinamiche sul costo della vista e sull’impatto a livello di patrimoni – piccoli o grandi che siano – risultano finora marginali. E’ pur vero che – salvo in presenza di situazioni esasperate, come quelle vissute nell’ultimo anno – di inflazione ce n’è sempre. Collocarsi quindi su obbligazioni “inflation linked” è opportuno, con percentuali variabili in rapporto al suo andamento. L’Italia vive una situazione molto favorevole da questo punto di vista, per la presenza di due tipologie di governativi, i Btp€i (indicizzati all’inflazione europea) e i Btp Italia (indicizzati a quella domestica). Inoltre su Borsa Italiana sono trattati molti Etf “inflation”, con sottostanti diversi ma tutti indicizzati alla variabile inflattiva, conosciuti anche come “linker”.

Non vogliamo perderci in analisi teoriche e segnalare subito come l’andamento sia in certe fasi correlato alle variazioni (e ai sentiment) di politica monetaria. Guardate questo grafico riferito all’Etf Lyxor Core Euro Government Inflation-Linked Bond (Isin LU1650491282), il cui indice di riferimento è rappresentativo della performance di obbligazioni governative denominate in euro indicizzate all’inflazione, proposte da Stati dell’Unione Monetaria Europea con al minimo 50 miliardi di euro di emissioni. I bond devono avere scadenza non sotto un anno e ammontare in circolazione di almeno 500 milioni di euro.

E’ evidente come, a seguito della politica super espansiva della Bce e pur in presenza di inflazione negativa, l’Etf abbia corso non poco nel corso del 2020 per poi iniziare una fase correttiva dall’inizio del 2021. Perché tutto questo? Il motivo dipende dal fatto che in condizioni di inflazione negativa o bassissima la componente cedolare base dei bond, collegata a un indice dei prezzi al consumo, si comporta quasi come un tasso fisso. Diversa invece la situazione se l’inflazione dovesse salire di molto, accumulandosi sul capitale, che viene rettificato in base appunto all’inflazione.  

In sintesi c’è un concetto base di cui tenere sempre conto:

Le quotazioni dei classici bond a tasso fisso dipendono dalle variazioni dei tassi di riferimento.

Le quotazioni dei bond inflation dipendono dalle variazioni dei tassi reali. Questi sono calcolati sottraendo l'inflazione attesa dal rendimento dei titoli a tasso fisso.

Ne consegue che il migliore modo per investire sugli Etf sta nell’impostare delle pianificazioni di acquisto correlate al variare dei prezzi, ovvero nell’impostare dei Pac più o meno veloci in rapporto all’andamento delle quotazioni.

Se nell’area euro l’interesse per gli Etf inflation è minore, data la presenza appunto dei Btp€i e dei Btp Italia, nonché di quelli di altri Paesi, nel caso si punti all’inflazione mondiale o su quella Usa il loro utilizzo diventa fondamentale, data l’assenza di singoli titoli quotati in Italia e relativi a tali contesti.

Non solo. C’è anche una diversificazione di tipologie molto ampia.

Ci sono per gli Usa Etf sui Tips in dollari o con copertura del cambio, relativi alle scadenze fino a 10 anni e oltre 10 anni e perfino con strategie attive. E’ il caso dell’Amundi Usd Breakeven Inflation (Isin Amundi Usd Breakeven Inflation (Isin LU2037750168), che ha l'obiettivo di replicare la performance dell'indice Markit iBoxx Usd 10-Year Breakeven Inflation (Futures) sia al rialzo che al ribasso. In cosa consiste? Nell’ottenere un'esposizione all'inflazione di equilibrio a 10 anni, assumendo una posizione lunga sugli U.S Treasury Inflation-Protected Securities (Tips) con vita residua media a 10 anni e una posizione corta sul contratto futures ultra 10-Year Treasury Note. Simile il Lyxor US $ 10Y Inflation Expectations (Isin LU1390062831), che replica la performance di una posizione lunga nelle ultime 6 emissioni di Treasury Inflation-Protected Securities decennali statunitensi e di una posizione corta in titoli di Stato Usa a tasso fisso con scadenze simili. Il differenziale di rendimento tra queste obbligazioni viene comunemente denominato "tasso d'inflazione di pareggio" ed è considerato un indicatore delle aspettative d'inflazione del mercato rispetto a un determinato periodo di tempo.

Il panorama globale è quindi complesso e si presta sia a investimenti di breve-medio periodo in presenza di trend di prezzo rialzisti sia di lungo termine per proteggere un portafoglio per esempio in euro o in dollari dal surriscaldamento dei prezzi e quindi da quanto ne consegue, sempre che si tenga presente quanto spiegato sopra.

Fra tutti gli Etf i “linker” non sono i più facili da gestire ma il loro ruolo si adatta a situazioni diverse dei mercati, salvo di quelli emergenti di cui in Italia non è presente alcun clone di tale tipo. C’è da augurarsi che presto o tardi qualche emittente si accorga di questa carenza.