L’indiscreto di Borsa: ● 5 azioni per il Tesla bis ● 4 bond per il rialzo degli yield Usa ● 3 dividendi da petrolio


Nel primo caso si tratta di “stock” fortemente speculative con storie tutte da costruire. Nel secondo di titoli in $ adatti a una situazione di totale incertezza. Nel terzo di azioni europee (Eni, Repsol e Tota), di cui scopriamo i veri rendimenti.

Hot markets

I dati sulle immatricolazioni di nuove auto nell’Unione europea sono impressionanti: nel quarto trimestre 2020 una su sei è stata di tipo a trazione totalmente o parzialmente elettrica. Trend altrettanto significativi negli Usa e in Cina. L’evoluzione è partita e sembra inarrestabile. Non altrettanto in Borsa, dove la rappresentanza delle “EV stock” è ancora modesta. Certamente ci sono stati i boom di Tesla (Usa) e Nio (Cina), con altre vicende di contorno, ma in fondo è poca cosa rispetto alla svolta economico-industriale in atto. Oggi vi presentiamo allora dei titoli che potrebbero in futuro replicare il fenomeno Tesla, su cui fino a qualche mese fa qualcuno storceva il naso, prevedendo disastri che finora non si sono visti. Siamo così andati a cercare azioni di secondo piano, di fatto quasi sconosciute, tutte quotate a Wall Street e in parte riferite a interpreti a monte nella catena del valore della rivoluzione ecologica della mobilità. Occorre tuttavia segnalare che al momento le azioni più gettonate si riferiscono a “big”, quali la tedesca Volkswagen, le statunitensi General Motors e Ford nonché la coreana Hyundai. Le diamo per scontate e tiriamo oltre.

● Blink Charging (Nasdaq - BLNK): è successo che abbia addirittura battuto Tesla in Borsa con performance del 3.000% in otto mesi. Produce stazioni di ricarica, richiestissime in tutto il mondo e la concorrenza è bassa. C’è chi sostiene che sia un’azione ultra gonfiata da una posizione dominante e in effetti i numeri confermano che si tratta di un titolo iper speculativo: capitalizzazione di poco più di 2 miliardi di $, niente profitti, un p/e che non si può nemmeno citare e un numero di dipendenti di qualche decina di persone. Poco importa: al mercato piace, anzi piace a chi fa trading velocissimo, sebbene da fine dicembre si muova in un range laterale compreso fra 43,9 e 60,7 $ (ultima quotazione 46 $). A marzo 2020 toccò minimi sugli 1,3 $. La performance a un anno risultava venerdì del 1.356%. E è una Tesla Bis o Tesla è una Blink bis? Impossibile dirlo, poiché perfino gli analisti si rifiutano di esprimere giudizi. Nel settore degli specialisti dell’industria auto c’è chi la vede a 100 $ e chi a 20 o addirittura 10 $.

● Canoo (Nasdaq – GOEV): qui si entra nel settore dei veicoli e più precisamente dei furgoni per distribuzione urbana a trazione elettrica (molto particolari) e a guida automatica, cioè non il plus ma il plus ultra. Anche sotto il profilo commerciale l’azienda ipotizza soluzioni innovative, con un particolare tipo di noleggio. Il titolo è quotato solo da poche settimane (sebbene precedentemente sia passato attraverso una Spac) e quindi da neofita si muove con bassi volumi e trend non facilmente individuabili. All’ultima quotazione di 15,3 $ si contrappongono un massimo a 24,9 $ il 22 dicembre – giorno d’esordio – e un minimo a 12 $ il 4 gennaio scorso. Di numeri sul business non si sa ancora nulla, salvo che i dipendenti sono già oltre 300. Chi volesse puntare su questa azione deve guardare certamente lontano.

 ● Romeo Power (Nyse – RMO): un produttore di batterie non è un produttore di auto ma corre ben meno rischi, almeno nella fase in corso. Questa società si è specializzata nella fabbricazione di accumulatori per la trazione del settore merci, dalle caratteristiche particolari: in media un 25% in più di funzionamento per ogni singola carica; capacità di operare anche a bassissime temperature esterne, risolvendo un problema che perseguita le tipologie attualmente disponibili sul mercato. Piccola annotazione di colore: nell’inverno del Covid le strade alpine sono state percorse quasi soltanto dai costruttori di auto elettriche, che hanno così potuto sperimentare senza occhi indiscreti pregi e difetti dei propri modelli su percorsi ghiacciati e ben sotto gli zero gradi. Torniamo ora a Romeo Power.  Anche quest’azione ha uno storico corto e negli ultimi giorni (quotazione venerdì a 14,9 $) è scesa sui minimi. Eventuali posizionamenti devono inevitabilmente guardare a obiettivi di medio e lungo termine.

Switchback Energy (Nyse – SBE): anche qui siamo di nuovo in presenza di un esordio. Dal 25 febbraio le azioni siglate SBE si trasformeranno in Charge Point (CHPT), società che gestisce oltre 100.000 stazioni di ricarica negli Usa. In realtà è un settore affollato ma dove le previsioni di business non rilevano – almeno per ora – limiti di espansione. Di fatto Switchback Energy non ha business in corso ma l’interesse nei suoi confronti è data da un’intensa attività di manovre per la conversione in Charge Point. Cosa succederà dopo? Di fatto si assisterà a una specie di nuova Ipo sulle cui evoluzioni è ancora impossibile fare previsioni. Un’azione quindi altamente speculativa.

XPeng (Nyse XPEV): un marchio sconosciuto riferito a un’Ipo dello scorso anno che potrebbe rappresentare l’alternativa a Nio. La società è cinese e produce auto a trazione elettrica intelligenti. Ci siamo letti un report tecnico diffuso dalla stessa Xpeng e non è facile riassumere tutto quello che i suoi progettisti stanno mettendo a punto (o forse starebbero, data l’assenza di riscontri concreti). Inutile dire che di profitti non se ne parla e non se ne parlerà per anni. Dai 19 $ di ottobre l’azione è salita comunque agli oltre 70 $ di fine novembre. Venerdì ha chiuso a 40,9 $. È evidente l’iper volatilità di una nuova protagonista della e-mobility.

Azioni da scalping o all’opposto per chi mette a rischio un piccolo capitale oggi allo scopo di puntare su potenziali straordinarie performance nel corso dei prossimi anni. Se invece si vuole essere conservativi non resta che affidarsi ai già citati “big” dell’industria automobilistica. I tre titoli cui il mercato guarda con più interesse sono nella fase in corso General Motors, Ford e …Ferrari, di cui si attende l’esordio della Testarossa versione elettrica altamente potente grazie a quattro motori elettrici posti uno per ogni ruota. In aggiunta le solite Toyota e Honda, trattate però sul poco accessibile mercato giapponese. 

Tassi Usa impazziti: quattro alternative per affrontare possibili evoluzioni

Chi nel 2019 o a inizio 2020 sosteneva “i bond sono morti” oggi si deve mangiare le mani. Ha perso forse una delle maggiori occasione degli ultimi 40 anni per portare a casa profitti fantastici. Soprattutto nell’area del dollaro, che per l’obbligazionista è come la farina per il pane. La rincorsa delle quotazioni di tantissimi titoli è stata fantastica ma oggi il mercato si sta ponendo una domanda inevitabile: di fronte al rialzo improvviso dei rendimenti dei Treasuries, con il decennale passato dallo 0,65% di fine settembre all’1,34% di venerdì, è il caso di vendere, incassare super plusvalenze e ricominciare da capo con un portafoglio diverso? Una risposta assoluta non è possibile e come sempre un intervento progressivo e molto meditato appare consigliabile rispetto a un’evoluzione su cui nemmeno gli istituzionali sanno esprimersi, davanti a un contesto in cui:

  • L’inflazione sale
  • I rendimenti volano (più per i titoli di Stato che per i corporate)
  • I tassi resteranno fermi ancora per un periodo relativamente lungo.

C’è da impazzire? No, c’è da agire attivamente, come sempre in ambito obbligazionario, dove ormai le strategie “buy and hold” perdono di significato.

In presenza di questa situazione ecco quattro eventuali strade da seguire in un piano di possibili lente e graduali vendite di obbligazioni su cui si siano riportate eccellenti plusvalenze.

Inflation linked

Solo con gli Etf: per esempio iShares Usd Tips (Isin IE00B1FZSC47) o Spdr Barclays Us Tips (Isin IE00BZ0G8977). In totale sono però ben di più: 11 su Piazza Affari

Perché con gli Etf? Risposta semplice: i Tips Usa non sono più quotati su Tlx (genialità italiana!). Si possono però comprare sulle Borse tedesche per chi operi sull’Otc (che in realtà tale non è). Strategia: piano di acquisto su livelli di prezzo

Step-up

La scelta è ampia ma con quotazioni sui 100 ci sono pochi titoli: per esempio Mediobanca step-up 2025 (Isin XS2226137953 -  cedola iniziale 0,90% per il primo anno fino al 7 ottobre 2021; poi 1,05% per il secondo anno, 1,20% per il terzo, 1,35% per il quarto e 1,50% per il quinto e ultimo anno) e Intesa Sanpaolo step-up 2027 (Isin XS2241390710 – cedole 1,20% - 1,20% - 1,50% - 1,50% - 1,90% - 1,90% - 2,25%)

I titoli a tasso crescente si adattano bene in questa fase, sebbene siano diventati molto cari. Solo alcuni mesi fa si compravano a prezzi quasi di saldo. Più interessante fra i due citati il secondo, che tratta proprio sui 100. Strategia: un primo acquisto e poi eventualmente altre quote in presenza di discese di prezzo

Tasso variabile con spread su Libor

La scelta si è molto ridotta negli ultimi tempi. Un titolo interessante è il General Electric 2026 (Isin US36962GW752 – 3 mesi Libor + 0,38%) per citarne uno quotato su Tlx

Lo si compra sui 98 $ ed è uno degli ormai pochi tassi variabili di società Usa. Molto più ampia l’offerta di tassi misti bancari italiani, taluni dai rendimenti anche discreti. Strategia: per ora la quota da destinare a titoli di questo tipo non può che essere marginale. Al massimo un 10% dell’intero pacchetto di dismissioni di tassi fissi su cui si registrino elevati profitti

High yield

Il motivo della scelta lo spieghiamo nel box a destra. Come strumento indichiamo il Pimco Us Short-Term High Yield Usd (Isin IE00B7N3YW49), riferito a emissioni a scadenza corta. Paga cedole mensili (yield in corso sul 5%)

La ricerca di rendimento finisce inevitabilmente per coinvolgere gli high yield ma corti per non subire impatti futuri da ulteriori tensioni sui tassi di mercato. Strategia: meglio impostare un piano di acquisto su livelli di prezzo, visto che da molti mesi questo Etf si muove in un stretto trading range. Inutile accumulare su quotazioni analoghe

Dividendi da petrolio: dove sta la realtà

Riparte la caccia ai rendimenti nel settore delle oil companies, storicamente fra le più generose nell’ambito delle “majors” dell’economia mondiale. Attenzione però alle facili promesse. Come abbiamo già segnalato in un articolo riservato agli abbonati, nelle ultime settimane si sono sentiti pronostici di “dividend yield” strabilianti un po' in tutti i settori, a cominciare dalle banche per finire alle leader petrolifere. Ecco allora il punto di quanto pagato recentemente e di quanto potrebbero pagare nei prossimi mesi.

● Eni (Milano - IT0003132476): c’è chi indica un dividend yield al 10%. Non si sa come si possa giungere a questo risultato. O meglio lo si sa: calcolando quanto pagato nel 2020 (0,86 euro) all’ultima quotazione, con un risultato del 9,35%. In realtà il 24/5/2021 sarà versato 0,24 euro, che si aggiungerà a 0,12 euro di acconto del settembre scorso. Perfino Borsa Italiana sbaglia, indicando per maggio l’intero importo di 0,36 euro. I rendimenti sono quindi i seguenti alla quotazione di chiusura di venerdì:

Totale 0,36 euro

3,9%

Saldo maggio 0,24 euro

2,6%

Altro che 10%!

● Repsol (Madrid - ES0173516115): dividend yield stimato da alcune fonti al 10,5%. Dove sta la verità? Agli 0,288 euro versati il 12 gennaio si stima un importo a saldo di 0,30 euro per luglio. Il totale quindi risulterà di 0,588 euro, che alla quotazione di chiusura di venerdì equivale al 5,9%. Quasi la metà del 10,5% indicato da non pochi media e del 7% stimato dallo stesso sito della società spagnola. Qualcuno fa forse i conti dopo aver bevuto tanta sangria?

Total (Parigi - FR0000120271): alcuni media finanziari danno un rendimento del 7,2%. È credibile? La società francese scrive in una sua comunicazione agli azionisti: “Il Consiglio di amministrazione si è riunito l'8 febbraio 2021 e ha deciso di proporre all'Assemblea degli azionisti, che si terrà in data 28 maggio 2021, la distribuzione di un dividendo definitivo di 0,66 €/azione per l'esercizio 2020, stabile rispetto al i tre acconti sui dividendi pagati per l'anno fiscale 2020. Considerati questi ultimi di 0,66/azione precedentemente deliberati, il dividendo annuale per l'esercizio 2020 sarà pari a 2,64 €/azione”.

Totale 2,64 euro

7,1%

Saldo luglio 0,66 euro

1,78%

Nel caso di Total le stime diffuse appaiono quindi corrette.

E le altre big, soprattutto Usa? Ci stiamo lavorando per fornire una risposta ma anche su questo fronte le notizie risultano spesso ben diverse da quella che è la realtà, appesantita poi nel caso delle straniere dalla doppia imposizione fiscale. Ciò non esclude che l’interesse per le petrolifere in chiave di rendimento stia crescendo, grazie soprattutto ai maggiori profitti in prospettiva derivanti dal netto aumento del prezzo del greggio.

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