L’indiscreto di Borsa: ● 5 azioni record da Bitcoin ● 4 banche da “buy” ● Inflazione, salirà, salirà: parola della Bundesbank ● E altro ancora


Quelle che detengono quote di criptovalute e ne stanno traendo forti vantaggi. Gli istituti di credito che piacciono ai gestori. Aumento dei prezzi al 3% entro fine anno in Germania? E, appunto, altro ancora.

Hot markets

Il tema della settimana è stato certamente quello del sempre più ampio coinvolgimento di alcuni gruppi leader della finanza e dell’industria globale nel mondo Bitcoin. Cerchiamo allora di carpire dai bilanci di grandi e medie aziende quali abbiano anticipato il trend, nell’ottica di un ragionamento molto semplice: se la criptovaluta d’eccellenza continuerà a crescere i rendiconti di queste imprese ne trarranno vantaggio, indipendentemente dai loro business di base. Scartabellando fra news e voci di mercato abbiamo stilato una classifica che vede emergere queste cinque azioni riferite appunto a “corporate” che per prime hanno creduto nell’integrare i Bitcoin nelle proprie tesorerie. Una sfida rischiosa? Lo diranno gli anni. Noi intanto vi sveliamo i nomi, evitando di rifarci alle classiche Tesla, Amazon e altre di cui già molto si è detto.

Bank of New York Mellon (Nyse – BK) – È la più vecchia banca Usa, molto conservatrice nell’approccio ai mercati. Ben gestita da sempre, risulta che detenga Bitcoin nel proprio patrimonio, sebbene non se ne conosca l’importo. Intanto ha annunciato un servizio di gestione delle cripto per conto dei clienti. Allo scopo sta realizzando una piattaforma in cui si potranno possedere e amministrare le principali campionesse delle valute digitali, al punto che è stata battezzata “Digital Asset”. Il titolo è ancora lontano dai massimi del 2018 e da qualche tempo evidenzia una forte volatilità. Si sta muovendo fra un supporto a 39,8 $ e una resistenza a 46,6 $. Il p/e risulta favorevole (stima per il 2021 a 10,66) ma secondo Standard & Poor’s le prospettive di ricavi sono basse per i prossimi anni. Di qui forse (è una nostra valutazione) la svolta a favore di Bitcoin e compagni (ultima quotazione 41,9 $ / -1,2% dal 1° gennaio 2021).

Galaxy Digital (Toronto - GLXY) – È una banca d’affari canadese, una delle tante di un Paese solido, ricco e ben gestito. Specializzatasi in business digitali, inevitabilmente detiene quote rilevanti di Bitcoin. I numeri resi pubblici oscillano, perché chiaramente la strategia è molto dinamica. Si parla di 180 milioni di dollari (le fonti non specificano se in Usd o in Cad!). La capitalizzazione non è rilevante e il titolo è trattato solo sulla Borsa canadese, con un trend rialzista che non sembra voler rallentare, favorito anche da volumi in forte crescita dall’autunno in poi (ultimo prezzo 18,98 Cad / +74,1% dal 1° gennaio 2021).

MicroStrategy (Nasdaq – MSTR) – Altro che Tesla! Il gruppo Usa specializzato in piattaforme software vendute in tutto il mondo ha da tempo puntato sull’effetto Bitcoin, di cui detiene l’equivalente di 3 miliardi di dollari. Ormai la quotazione dell’azione è correlata all’andamento della cripto e il grafico lo conferma, con un trend che l’ha portata da novembre 2020 a gennaio 2021 a sestuplicare di valore. Inutile in questo caso analizzare i fondamentali. Gli analisti si sforzano di capire ma il mercato va per la sua strada, considerando MicroStrategy un fuoriclasse da trading, anzi da scalping. Abbiamo cercato un dato di volatilità media ma ogni fonte la stima in maniera diversa. Comunque è da record (ultimo prezzo 1.034,1 Usd / +166,2% dal 1° gennaio 2021).

Paypal (Nasdaq – PYPL) – Ufficialmente la società specializzata nei pagamenti non deterrebbe criptovalute ma le indiscrezioni riferiscono invece di un rilevante impegno attivo. Il suo Ceo, John Rainey, ha sostenuto di non prevedere investimenti della liquidità aziendale in criptovalute: forse non direttamente ma indirettamente? In ogni caso, così come in futuro per Visa e Mastercard, si annuncia una sempre maggiore integrazione nel business delle valute digitali. All’assorbimento dell’exchange bitFlyer sono seguite voci sull’acquisto del provider BitGo, mentre è ufficiale la possibilità di gestire monete virtuali come Bitcoin, Ethereum, Bitcoin Cash e Litecoin: si inizierà a breve dagli Stati Uniti per poi offrire il servizio in tutto il mondo. L’azione è salita molto negli ultimi mesi e il movimento viene messo in relazione con queste notizie. Di massimo in massimo c’è chi la vede ben oltre i 300 $ (ultima quotazione 298,4 $ / +27.4% dal 1° gennaio 2021).

Square (Nyse – SQ) – Un gruppo specializzato nel promuovere i pagamenti online dei propri clienti. Ne avevamo scritto nel corso del 2020. Se qualcuno avesse seguito quell’indicazione ora incasserebbe plusvalenze record. La società, definita un “ecosistema dell’e-commerce”, deterrebbe 200 milioni di dollari investiti in Bitcoin, pari all’1% della liquidità, ma c’è chi stima che i numeri siano ancor più rilevanti. In questo caso – al contrario per esempio di MicroStrategy – il titolo viene segnalato più per posizionamenti di lungo termine che di trading. Tecnicamente parlando si riscontra un trend rialzista inserito in un canale piuttosto stretto con corti pull back, che si rivelano perfette occasioni di entrata. L’ottimismo è forte ma attenzione naturalmente a proteggersi con stop non troppo stretti e ben strutturati (ultima quotazione 272,7 Usd / +25,3% dal 1° gennaio 2021).

► Quattro banche che vanno in pancia ai fondi

Ci sono tanti modi per valutare l’interesse dei mercati nei confronti di specifiche azioni. Uno dei più efficaci consiste nel seguire quelle acquistate in prevalenza dai gestori di fondi. Se comprano loro! I numeri delle ultime settimane confermano posizioni abbastanza nette, con esposizioni in crescita su quattro istituti di credito europei e con una maggiore attenzione tattica nei confronti di parecchi titoli bancari minori, che potrebbero essere oggetto di merger nel medio termine. Vediamo però i primi.

Bnp Paribas (Francia)

FR0000131104

La discesa delle quotazioni negli ultimi dodici mesi non è stata ancora compensata dal rialzo a tre stadi iniziata a maggio. I margini di crescita non sono eccezionali, con obiettivi poco sotto i massimi di febbraio 2020, ma le prospettive di dividendo appaiono assai generose, soprattutto per il 2021 e il 2022. Quello 2020 (0,8 euro per azione), in realtà modesto, sarà versato a maggio.

Danske Bank (Danimarca)

DK0010274414

Si osservi il grafico su periodicità mensile. Dai massimi del 2017 si è realizzato un crollo e ora molti gestori guardano alla debolezza della banca danese come a un’occasione, con potenzialità di crescita nel medio termine di un 30%. Storicamente Danske è sempre stata molto generosa in termini di dividendi e potrebbe tornare a esserlo nei prossimi due anni.

Intesa Sanpaolo (Italia)

IT0000072618

Ha corso tanto nelle ultime settimane ma è poca cosa rispetto ai possibili spazi di crescita futuri, stimati in un 20%. Molto dipenderà però dal successo o meno del Governo Draghi. Sui dividendi c’è ancora incertezza e sul tema scriveremo nei prossimi giorni nell’ambito della sezione a pagamento di Lombard. Nel medio termine la redditività sarà comunque eccellente.

Swedbank (Svezia)

SE0000242455

Una banca solida ma penalizzata un po' dalla valuta svedese e un po' dalla concentrazione del business nel Paese d’origine. Il titolo, che non subisce mai forti scossoni, è ancora debole, con margini di crescita sul 15-17%. Il rendimento da dividendo non brilla (sul 3%) ma almeno non è penalizzato dalle decisioni della Bce.

► Tutti ne bisbigliano, nessuno ne parla ma ora la Bundesbank rompe gli indugi

Di che si tratta? Dell’inflazione. È il vero argomento dei confronti informali nel mondo della finanza. Negli Usa il timore comincia a farsi spazio, anche perché il grafico delle aspettative di medio termine desta preoccupazioni. Giovedì poi in Europa è esplosa una vera e propria bomba, con il numero uno della Bundesbank tedesca, Jens Weidmann, che ha dichiarato:

● in Germania l’inflazione rischia di salire al 3% entro la fine del 2021, a causa di vari fattori;

● la Bce ha sempre dimostrato di non riuscire a centrare le proprie previsioni in merito;

● attenzione alle politiche monetarie, che potrebbero dover essere ribaltate già nel medio termine.

Weidmann, dicendo questo, fa politica, mandando un messaggio indiretto a Draghi: “Attento a credere che la Bce potrà continuare ad acquistare Btp per tanto tempo ancora!”. Per chi teme per i propri portafogli obbligazionari (ma anche azionari) la soluzione non è semplice. Consisterebbe nell’acquistare bond “inflation linked” in euro, oggi però terribilmente cari, poiché impattati dai tassi a zero. Presto potrebbero sgonfiarsi e di brutto, dato che gli indicizzati all’inflazione saranno proprio i primi a risentire di eventuali tensioni sui tassi di interesse. Il rialzo del costo della vita impatta infatti sul capitale ma pochissimo sulle cedole, fra l’altro storicamente basse. In questa situazione si tratterà di entrare sugli “inflation linked” al momento in cui le quotazioni troveranno un punto di equilibrio fra inquietudini dei mercati e reale rialzo dell’inflazione. Bisognerà quindi agire con il bilancino e la cosa non sarà facile. Da notare poi che i Tips (Treasuries inflation) Usa non sono più quotati in Italia (motivazione: comportavano problemi fiscali per gli intermediari, mostruosità incredibile! E allora forza – per chi lo può – con il mercato Otc o meglio mezzo Otc, visto che i Tips sono regolarmente quotati alle Borse tedesche). Nell’area euro invece la possibilità di diversificare è ampia e la sintetizziamo in questa tabella, che considera la scadenza solitamente più protettiva, quella decennale.

Germania

Bund€i 0,5% 2030

DE0001030559

Prezzo 120,5 €

Francia

Oat€i 0,7% 2030

FR0011982776

Prezzo 121,4 €

Spagna

Bono€i 1% 2030

ES00000127C8

Prezzo 120,5 €

Italia

Btp€i 0,4% 2030

IT0005387052

Prezzo 109,0 €

I rendimenti sono di fatto tutti negativi, per i motivi sopra esposti. Ma se l’inflazione realmente risalisse la situazione potrebbe cambiare di colpo.

► E altro ancora…

● Che fine hanno fatto i Pir (Piani individuali di risparmio) dopo i pasticci governativi degli ultimi anni? L’industria finanziaria è ancora tiepida verso questa soluzione di investimento, molto interessante invece come principio. Il 2021 potrebbe portare varie novità in merito e la prima arriva da Mediolanum, pronta a proporre oltre a un Pir classico rinnovato anche un Pir alternativo. Si tratta di uno strumento più complesso, che anche altre banche stanno per offrire sul mercato. Queste le caratteristiche principali:

- vincoli di investimento più specifici: per 2/3 dell’anno almeno il 70% deve essere investito, in via diretta o indiretta, in asset finanziari (anche non negoziati in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione) di imprese italiane non appartenenti agli indici Ftse Mib e Ftse Italia Mid Cap;

- classe più ampia di strumenti: oltre che in quelli finanziari, si può investire anche in prestiti erogati alle stesse Pmi o in loro crediti;

- maggiore beneficio fiscale: la defiscalizzazione sulle plusvalenze è ampliata fino a 150.000 euro l’anno per dieci anni, rispetto ai 30.000 l’anno per cinque anni dei Pir tradizionali; su questo punto è intervenuto successivamente un secondo D.L., che ha elevato a 300.000 euro il limite di investimento annuo;

- più elevata capacità di investimento: il vincolo di concentrazione sul singolo emittente è elevato al 20% (resta comunque al 10% quello per i Pir tradizionali costituiti prima del 2020).

Serviranno ad aiutare l’economia reale? C’è solo da augurarselo.

Amazon non vuole restare indietro nella corsa alle valute digitali. Si appresta infatti a lanciare in Messico un suo specifico progetto, rivolto inizialmente ai mercati emergenti.

Amsterdam, città dei fiori, dei canali e del peccato ma anche della Borsa. La sua infatti si è classificata al primo posto in Europa come numero di scambi a gennaio, superando nettamente quella di Londra, causa Brexit. La piazza olandese ha quadruplicato i propri volumi rispetto a dicembre, con 9,2 miliardi di euro di transazioni al giorno, mentre l’inglese li ha dimezzati.

● L’onda lunga delle previsioni 2021 per le azioni calde Usa si fa ancora sentire. Leggendo i report interni dei maggiori broker d’oltre Oceano si evince una corposa classifica, con nomi spesso poco conosciuti. Ne estrapoliamo cinque fra i più citati:

Amarin (AMRN)

Settore biofarmaceutica

DraftKings (DKNG)

Settore scommesse sportive online

Stratasys (SSYS)

Settore stampanti 3D

Viasat (VSAT)

Settore sistemi satellitari

ZoomInfo Technologies (ZI)

Settore piattaforme cloud

I motivi per cui piacciono li spiegheremo nei prossimi giorni agli abbonati di LombardReport. Per tutti gli altri appuntamento a domenica 21 febbraio.

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