Pro & contro – Criptovalute con gli Etn, un modo per guadagnare senza impicci o un azzardo?


Confronto di posizioni sulla validità dell’utilizzo dei replicanti quotati in Borsa. I motivi per cui piacciono e quelli per cui vengono osteggiati. Le rispettive posizioni sembrano comunque inconciliabili.

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Il linguaggio deve essere schietto perché il mondo della finanza sta diventando sempre più macchinoso, con vicende talvolta incomprensibili. Oggi affrontiamo allora un tema sollecitato da vari lettori: davanti alla svolta delle criptovalute, che hanno dato finora fantastiche soddisfazioni a chi ha saputo cavalcarle, l’utilizzo degli Etn o Etf (definizione quest’ultima del tutto impropria) con sottostanti appunto tali asset, quali vantaggi e quali svantaggi comporta? Il confronto - volutamente sintetizzato e spersonalizzato - si realizza fra chi è bendisposto e chi è ostile al loro impiego.

I favorevoli

Gli ostili

È il caso di spiegare i vantaggi di questo tipo di strumenti, che in fondo risultano nuovi rispetto alla relativa novità (scusate il gioco di parole!) delle criptovalute. Quali sono?

Moltissimi e nettissimi. Eccoli:

1°) E’ assai più semplice operare con gli Etn, in quanto lo si può fare dalla stessa piattaforma utilizzata per azioni, bond ecc. senza dover ricorrere a intermediari specifici del comparto cripto, con tutti i dubbi che ciò comporta; 2°) I rischi appaiono nettamente inferiori; inoltre i maggiori exchanger di valute digitali sono stranieri e obbligano a trasferire la liquidità all’estero, con le implicazioni fiscali che ne conseguono; 3°) Forse dovrebbe essere inserito al primo punto: proprio la fiscalità è nettamente più conveniente, giacché trattandosi di Etn è consentita la compensazione di eventuali minusvalenze presenti nello zainetto, evitando allo stesso tempo la relativa dichiarazione nel quadro RW del modello reddituale, come avviene per le “digital money”; 4°)  Si tratta di titoli quotati in Borsa e quindi soggetti a controlli degli organi di vigilanza.

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C’è un problema: solo pochi Etn bissano direttamente il sottostante digitale mentre altri si basano su swap, con risultati diversi in termini di replica. Questo è un problema…

Siamo in una fase iniziale ed è inevitabile che ciò accada. Pensiamo alla prassi di alcuni emittenti di Etf di preferire la soluzione della replica sintetica – basata cioè su derivati - in grado di replicare i sottostanti in modo più efficiente ed accurato rispetto alle versioni con detenzione fisica dei titoli. Sono entrati nel portafoglio di centinaia di migliaia di investitori senza che nessuno sollevasse dubbi in merito. Oggi che lo si fa con le criptovalute si urla allo scandalo. È un modo di ragionare oltremodo fazioso.

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I numeri comunque confermano che ci sono dei disallineamenti…

Bisogna capire di quali numeri si parla. Facendo un confronto alla pari non è vero che si registrano forti discrepanze, almeno riguardo al Bitcoin, che consente di eseguire paralleli affidabili. Nell’ultimo mese (dati a giovedì) la valuta è scesa del 6,4% e l’Etn VanEck Bitcoin dell’8,2%: una differenza contenuta, dovuta più a inefficienze di apertura della quotazione nella seduta finale di rilevazione per l’Etn che ad altri fattori.

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Però il disallineamento si conferma e per altri Etn appare ancora maggiore. Non sembra che i dati appena forniti siano confortanti.

È un mercato nuovo, che deve ancora stabilizzarsi. Il fatto stesso che non si possano effettuare confronti di lungo termine lo dimostra. Su un anno non ci sono replicanti con una vita sufficiente per disporre di numeri comparabili.

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Allora è giusto che il regolatore profili i livelli di rischio in maniera diversa, come avviene anche per i bond. Se non sei operatore professionale l’Otc te lo sogni! Stessa cosa per gli Etn cripto.

All’opposto è una scelta ridicola. I divieti applicati al retail per gli Etn imponendo l’obbligo della profilatura professionale dovranno essere presto superati, visto che nuovi prodotti stanno per essere quotati anche su Borsa Italiana e saranno acquistabili con qualsiasi piattaforma. Com’è possibile che si possa comperare l’azione Coinbase, riferita a un exchanger, e non l’Etn su Ethereum, che ha fatto guadagnare tantissimo? Sono retaggi di una vecchia visione delle cose, da superare.

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Da ciò si potrebbe dedurre che gli Etn sono un modo per regolamentare il mercato. Lo sono davvero?

Ma certo. Con i replicanti si evitano attività illecite poiché i loro scambi sono monitorati. Chi volesse utilizzare Bitcoin e compagni per usi illegali certamente non lo farebbe avvalendosi degli Etn. Se ne deduce che bisogna svilupparne il mercato e non penalizzarlo, proprio allo scopo di mettere ordine in un settore strutturalmente complesso. Penalizzandoli invece si fa l’opposto e non si premia l’unico modo per cominciare a regolamentare correttamente le criptovalute. Converrebbe agire quindi in maniera contraria, limitando il mercato delle monete digitali a chi le vuole realmente utilizzare come tali e convogliando chi le impiega per investimento o per speculazione sui cloni quotati. Troppo complesso per capirlo?

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Così facendo si penalizzerebbe però chi vuole cavalcare la volatilità delle cripto, visto che almeno finora gli Etn si sono caratterizzati per valori di volatilità appunto minori.

Quisquiglie dovute alla giovane età dei replicanti. Con il passare del tempo questo difetto scomparirà.

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In conclusione?

La riposta la dà il mercato. A febbraio sugli Etn erano già collocati 6,5 miliardi di $ e di questi una buona parte da istituzionali e perfino da qualche fondo pensione. Basta quindi criminalizzazioni. Gli investitori sono convinti della validità di questa scelta e i numeri lo dimostrano. 

Le voci contrarie ritengono che acquistare criptovalute con gli Etn sia una forzatura. È così?

Sì perché le monete digitali non sono un asset finanziario. È vero che non lo sono nemmeno le commodities ma su queste ultime si è costruita una struttura finanziaria con i relativi future, logica quasi assente per Bitcoin e compagni. C’è infatti una differenza: mentre del grano o del rame si può calcolare un valore equo, per le cripto ciò non è possibile e quindi si opera in un contesto senza riferimenti reali. Trasformare il tutto in Etn è inevitabilmente una forzatura.

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Bisogna dire che si sta aprendo un mercato impensabile solo due anni fa. Quindi certe inefficienze sono scontate.

Smembriamo questa affermazione in due parti. Un mercato nuovo? Non lo si può definire tale, perché le cripto per ora sono una speculazione pura. E allora c’è il rischio che investitori probabilmente del tutto restii ad affrontare l’insidia degli exchanger di divise digitali si facciano attrarre dalla maggiore semplicità degli Etn. Non sapendo magari cosa c’è realmente sotto. Si veda poi il tema delle inefficienze. Derivano dalla natura stessa dei replicanti, troppo complessi dato il meccanismo di duplicazione delle performance. Si consideri inoltre che i prodotti basati su swap comportano il rischio di credito della controparte relativamente al fornitore dei derivati. Tutto questo spiega come chi investe debba essere cosciente di strutture così farraginose. Solo pochi lo sanno.

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Perché alzare un polverone su questi prodotti quando nulla si dice dei certificati, dei covered warrant e perfino di certe obbligazioni, dove la complessità non è da meno. Non è un’esagerazione?

No, è una precauzione, anche perché se si compra il Bitcoin lo si può utilizzare come valuta, mentre l’Etn è solo una soluzione di investimento per beneficiare di variazioni di prezzo. Va quindi visto come una forzatura rispetto a un qualcosa che non sappiamo ancora come entrerà effettivamente nella vita di tutti i giorni.

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La loro liquidità sta però migliorando e gli scambi crescono…

All’opposto di quanto affermato la liquidità è invece ancora inadeguata, con buchi durante le sedute, soprattutto per alcuni emittenti minori. Anche da questo dipende il diverso trattamento riservato dal punto di vista normativo a chi acquista criptovalute con un exchanger o con un Etn.

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Ciò conferma come ancora una volta il regolatore adotta due pesi e due misure, confermando una vetustà di visioni da vecchi burocrati rimasti legati agli schemi del passato!

Che la normativa sia arretrata è vero ma si deve tenere conto di un presupposto: chi acquista Bitcoin su un exchanger non è un investitore ma o un avvenirista o uno speculatore. Che accetta il rischio di frodi convinto di cavalcare il futuro. Chi mette i propri risparmi su un Etn è un’altra figura, da salvaguardare, anche perché i costi di gestione sono ancora elevati (in taluni casi perfino del 2% annuo).

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Intanto entrano in scena Etc (definizione più corretta) a replica fisica, con per esempio la cosiddetta compensazione centrale, assente nei mercati sottostanti delle criptovalute ma caratteristica che gli investitori si aspettano quando scambiano un clone su una Borsa regolamentata, poiché riduce notevolmente i rischi di controparte. Questa svolta è importante?

No, è solo un modo di soddisfare la clientela istituzionale, che chiede prodotti regolamentati in criptovalute liquidi e a compensazione centrale. Si tratta di un nuovo business poiché molti gestori non vogliono perdere un’occasione di performance ma devono farlo con cloni affidabili, per complesse imposizioni dei propri regolatori interni.

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Qualunque novità viene criticata. Intanto è stata trascurata l’entrata in scena del future sui Bitcoin. E una presa di posizione che appare solo un’ostilità a ogni costo. Parliamo un po’ del future sul Bitcoin…

E che c’è da dire? È un prodotto per istituzionali con un taglio molto elevato su cui nessun trader almeno in Italia opera. Si tratta di un progresso inevitabile nel momento in cui entrano in scena Etn, Etc e quant’altro. Negli Stati Uniti si “futurizza” qualsiasi sottostante, quindi anche le criptovalute.

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C’è perfino chi ha criticato il frazionamento di alcuni Etn sulle cripto da parte della specialista svizzera 21Shares, che in realtà è stata un’operazione a vantaggio del mercato. Quindi c’è del preconcetto…

Lì è stato un problema di comunicazione, sebbene l’operazione avesse lo scopo di ridurre il prezzo aumentando l’accessibilità da parte degli investitori. La verità è che qualunque movimento avvenga su questi prodotti porta a credere che si tratti di crollo delle quotazioni, proprio perché l’investitore valuta tutto in chiave di volatilità, in positivo e in negativo.

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In conclusione?

Sarebbe necessaria minore enfasi su questi prodotti, per evitare false illusioni. Così come sarebbe auspicabile che gli istituzionali non esagerassero nel cercare facili performance con gli Etn sulle cripto. Per ora è andata bene ma se un giorno il vento girasse?

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