L’indiscreto di Borsa: ● Arriva la settimana cruciale ● “Sell in May”? ● Tre su tutti fra le quattro ruote


Treasuries alla prova di quasi 100 miliardi di $ di aste. Maggio ribassista per poi rivedere un recupero: è un’ipotesi probabile. Ecco i titoli automotive che piacciono di più.

Hot markets

Gli operatori professionali attendono un evento o meglio una serie di eventi per decidere quali strategie adottare nelle prossime settimane. Di cosa si tratta ve lo spieghiamo nel primo punto dell’indiscreto di oggi.

Quell’asta continua dei Treasuries

Le sale operative di Wall Street sono rimaste sorprese nelle ultime ore dalle evoluzioni sul fronte dei titoli di Stato Usa. Erano esposte a un netto rialzo dei rendimenti dei Treasuries e invece per tutta la seduta di venerdì si sono scontrate con un loro significativo ribasso (chiusura all’1,59% ma con un minimo all’1,55%). Si prevedeva un fine settimana sopra l’1,7%. Cosa è successo? Cosa potrebbe succedere? E soprattutto perché in Europa si è avuta una reazione opposta?

A cosa è successo gli analisti rispondono così: “Certamente il movimento dei Treasuries è stato contrario alle aspettative", sostiene Justin Hoogendoorn di Piper Sandler, che aggiunge: "Con il dato dell'aumento delle vendite al dettaglio negli Usa del 9,8% a marzo, un sell-off sembrava inevitabile. Invece si è avuta una rincorsa agli acquisti". Intanto un sondaggio fra gli operatori attribuisce così le ragioni prevalenti dell’inversione:

● Si ripassa al “risk-off” per motivi geopolitici (tensioni Usa-Urss);

● C’è un ritorno di interesse degli investitori stranieri (giapponesi?) sul debito Usa grazie al suo rendimento

● Il rilevante rimbalzo dell’economia a stelle e strisce è già prezzato da tempo

● Gli “shortisti” (sulle quotazioni) hanno ridotto le posizioni nette sul decennale Usa.

Il tutto – messo assieme – è stato inesorabile negli effetti.

A cosa potrebbe succedere il riscontro ora è molto incerto. La prossima settimana porta a consistenti aste sul fronte Usa (è questa la serie di eventi di cui si diceva sopra). Il mercato prevedeva addirittura che ci fossero delle difficoltà stanti gli importi enormi in gioco e riteneva che lo yield Usa potesse salire in concomitanza verso l’1,8%, primo gradino per un progressivo rimbalzo verso il 2%. Invece marcia indietro. Probabilmente i quasi 100 miliardi di Treasuries immessi nei portafogli degli istituzionali non saranno un terremoto ma per saperlo è meglio attendere la metà della prossima ottava.

Il fronte Ue invece in netta controtendenza: Bund al negativo 0,259% contro massimi (essendo un valore con segno meno occorre ragionare all’opposto!) al negativo 0,33% in settimana e Btp iper volatile, ormai stabilmente sopra lo 0,70% di yield. Da dove viene tanta debolezza? Dalle pessime notizie su Italia, Francia e Spagna, le cui economie soffrono più dell’atteso. Questa volta – al contrario del recente passato – si è evidenziata poi una netta decorrelazione rispetto ai Treasuries, con il debito europeo visto globalmente più fragile rispetto a qualche settimana fa. Sul fronte italiano c’è da seguire l’andamento delle sottoscrizioni del nuovo Btp Futura, step-up (4-4-4-4) con successione di cedole dallo 0,75% dei primi quattro anni all'1,20% dei secondi quattro e all'1,65% dal nono al dodicesimo anno, per concludere con un tasso del 2% dal 13° al 16° anno. Il rendimento medio annuo si attesta all’1,4% lordo, valore tutto sommato più che dignitoso, cui si aggiungerà il cosiddetto “premio fedeltà” correlato a un’indicizzazione sul Pil, valido solo per chi terrà il Btp dalla sottoscrizione fino a determinate scadenze.

La prossima settimana sarà quindi decisiva per valutare la nuova forza delle quotazioni dell’obbligazionario e da lì si valuteranno gli effetti sugli altri asset.

62% di azionario, è troppo? Timori di “Sell in May”?

State tranquilli! Non è un suggerimento di LombardReport per i vostri portafogli ma l’esito di un sondaggio condotto da Bank of America Merrill Lynch su 200 gestori professionali Usa, con un patrimonio complessivo di 550 miliardi di $. Laddove questi hanno libertà di operato – perché non vincolati da particolari indici – il loro posizionamento sull’azionario è attualmente a livelli appunto del 62%. Adesso però qualcosa comincia a cambiare e lo si avverte nel fatto che la quota di liquidità aumenta. Cosa preoccupa? Tre fattori:

● l’inflazione negli Stati Uniti

● un possibile “taper tantrum” della Fed, cioè una riduzione degli stimoli monetari

● l’aumento delle imposte sulle società, voluto dalla Presidenza Biden.

Pessimismo quindi? No, visto che solo il 7% degli intervistati ritiene che il mercato sia in bolla. Di fronte a questa contraddittorietà, dovuta all’incertezza sulle evoluzioni future, si avverte appunto un incremento delle posizioni cash. Per ora contenute ma che nei prossimi mesi potrebbero raggiungere dimensioni nettamente superiori.

Intanto il comportamento degli investitori retail continua a essere “bullish” (Toro), con la rilevazione dell’American Association of Individual Investors di mercoledì scorso che stima la loro percentuale al 53,8% contro il 24,6% “bearish” (Orso). Non sempre questa rilevazione anticipa però trend ulteriormente rialzisti. È la fotografia tuttavia di un sentiment, che può cambiare naturalmente nell’arco di poche sedute.

Affidiamoci allora ad altri numeri, cioè a una mappa del rischio misurato a venerdì:

Parametro

Cosa misura

Valore attuale

Valore

da monitorare

 S&P Vix

Volatilità S&P 500

16,2

25

Dax Vix

Volatilità Dax

17,0

25

Eurostoxx Vix

Volatilità Eurostoxx

16,1

25

Blackrock G7 Growth GPS

Crescita economia

Sotto il consensus in tutti i Paesi G7

Situazione migliore in Australia – situazione peggiore in Italia

Indice stress finanziario Ofr

Stress dei mercati a livello mondiale

Negativo 4

0 (sopra aumenta il rischio)

S&P 500 P/e ratio

Rapporto prezzo/utili S&P 500

42,6

20 (sopra è sempre più preoccupante)

P/e Apple

Rapporto prezzo/utili prima maggiore capitalizzazione Usa

36,4

20 (sopra è sempre più  preoccupante)

P/e Microsoft

Rapporto prezzo/utili seconda maggiore capitalizzazione Usa

38,9

20 (sopra è sempre più preoccupante)

Citigroup Economic Surprise Index

Scarto tra attese dei mercati e realtà

41,2 e sta scendendo

Se il grafico sale i dati macro hanno battuto il consensus degli operatori; se scende hanno deluso

Mondo Pmi Composite

Indicatore dello stato di salute dell’economia

54,8

50 (sopra è in progresso)

C’è un clima di relativa calma, confermato dai Vix – che vanno monitorati di giorno in giorno e comunque troppo bassi – mentre l’economia sta migliorando ma non in tutto il mondo in un contesto di assoluta bolla dei p/e azionari. Attenzione ai volumi degli scambi in discesa, segnale preoccupante, il che potrebbe far prevedere un maggio caldo, con uno alleggerimento delle quotazioni, anticipatore però di un loro successivo recupero.   

Quattro ruote, c’è nuovo interesse per tre nomi

Fino a due/tre anni fa l’investimento nel settore automobilistico appariva molto rischioso, a causa di una concorrenza sempre più aspra e di costi in aumento, non compensati da listini in crescita. Ora il quadro è cambiato e lo si deve al fattore ambientale. Gli investimenti necessari sono enormi ma la redditività è destinata a salire, grazie anche ai nuovi modi di proporsi sul mercato. Su quali marchi puntare in una visione di medio/lungo termine? Leggendo i tanti report che il mondo finanziario propone tre Case sembrano piacere davvero molto. A loro dedichiamo un’analisi più approfondita.

Renault

Isin / Ticker / Borsa

FR0000131906 / RNO / Parigi

Ultima quotazione

36,1 €

Ipotesi target

54 €

I trend

Da novembre si muove fra minimi a 33 € e massimi a 41 €: sono questi i livelli da sorvegliare. Una discesa sotto i 33 diventerebbe pericolosa a causa del successivo incrocio con la media mobile a 200 sedute

P/e

14,4

Dividend yield

0,40%

Punti forti

Multipli degli utili apprezzabili – Forte impegno nel settore ambientale – Rilevante diversificazione di marchi e modelli – Rispetto al pre Covid il titolo è ancora indietro

Punti deboli

I livelli di redditività sono considerati insufficienti – Bassa remunerazione degli azionisti – Complesse vicende societarie

Stellantis

Isin / Ticker / Borsa

NL00150001Q9 / STLA / Milano

Ultima quotazione

15,26 €

Ipotesi target

21 €

I trend

Considerare Stellantis come erede in Borsa di Fca ha poco senso, vista l’aggregazione con Peugeot. Lo storico quindi è corto e la forza manifestata troppo rilevante. I massimi a 15,3 € sono un riferimento decisivo: solo con una netta rottura al rialzo il titolo potrebbe continuare a crescere. In numeri ciò significa sopra i 16 €

P/e

6,7

Dividend yield

5,2% ma probabilmente in crescita per il 2023

Punti forti

Interessanti prospettive di rendimento futuro – Grandi potenzialità di razionalizzazione delle gamme relative a 20 diversi marchi – Presenza globalizzata sui mercati di tutto il mondo – Previsioni di vendite riviste al rialzo

Punti deboli

Nella fase in corso il titolo è caro e solo sopra i 16 € ci sarà un nuovo allungo – Aspettative sugli utili viste al ribasso nel breve/medio termine – Troppi impianti produttivi in Europa – Ritardi nell’elettrificazione di molti modelli

Volkswagen

Isin / Ticker / Borsa

DE0007664039 / VOW3 / Xetra

Ultima quotazione

245 €

Ipotesi target

300 €

I trend

L’esasperata pressione rialzista del 17 e 18 marzo è da attribuire a operazioni di hedge Usa ma ora si ha un riferimento chiaro di un massimo a 250 €, nuova resistenza. La distanza dal primo supporto (188 €) è fortissima e deve mettere in guardia sulla situazione in corso. Possibile una forte volatilità

P/e

9,4

Dividend yield

2,8% ma probabilmente in crescita per il 2023

Punti forti

Ottima situazione finanziaria – Previsioni di vendite riviste al rialzo – Forte impegno nel settore delle auto “green” – Rete distributiva ben strutturata – Moltissimi nuovi modelli in arrivo

Punti deboli

Graficamente il titolo deve superare varie importati resistenze – Il rendimento in corso non è rilevante – Poco significativa la presenza negli Usa

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