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Assestamento sull’azionario


Ottava caratterizzata da prese di beneficio, comunque modeste, dopo il buon rimbalzo della settimana precedente. Come evidenziato la scorsa settimana, nonostante i tentativi di risalita dell'azionario, "il quadro tecnico più ampio negli USA, con epicentro il Nasdaq, oltre al mercato giapponese, rimane inserito in un trend dominante ribassista su orizzonti plurimensili". 

Sull'SP500 (PC 3.948), il forte rimbalzo dai minimi a ridosso di 3.500 toccati il 13 ottobre 2022 si è arrestato in corrispondenza del picco a 4.180 del 13 dicembre scorso, da dove le quotazioni sono ridiscese verso 3.800: da tali livelli si è sviluppato un movimento di rimbalzo verso 4.000-4.020, dove sono prevalse le prese di beneficio con un ripiegamento delle quotazioni verso 3.900. Nuova perdita di spinta sotto 3.870, per un nuovo test del supporto in area 3.750-3.800, la cui violazione fornirebbe un nuovo segnale di debolezza, riproponendo il test del supporto critico in area 3.550/650, sotto al quale si avrebbe una ripresa convinta del movimento dominante su orizzonti plurimensili, che rimane orientato al ribasso, con possibili obiettivi in area 2.800-3.000. Per avere un segnale di recupero più convincente rimane necessario il superamento dei picchi di metà dicembre (prematuro). Si conferma quindi la strategia di approfittare delle fasi di rimbalzo per alleggerire/vendere, su orizzonti strategici. 

Il mercato azionario europeo rimane più forte, anche se appare assai improbabile un decoupling su orizzonti strategici con l'azionario statunitense. Sull'Eurostoxx50 (PC 4.124) il forte rimbalzo dai minimi del 03 ottobre a 3.236 si è spinto fino a un massimo a ridosso di 4.200, per poi ripiegare verso 4.100. Per mantenere una buona impostazione le quotazioni devono ora mantenersi al di sopra di area 3.950-4.000. La tenuta del valido supporto a ridosso di 3.800 è essenziale per mantenere un quadro positivo su orizzonti plurisettimanali.

Come indicato le scorse settimane, "il susseguirsi di alternanti previsioni sull'evoluzione delle dinamiche inflazionistiche, e di conseguenza delle politiche monetarie, rimane il driver dominante. Al di là dei movimenti di breve, appare chiaro come l'inflazione, scatenata da anni di politiche monetarie ultraespansive, sia verosimilmente destinata a rimanere per un tempo superiore a quello dichiarato da molti analisti e commentatori; col connesso rischio di politiche monetarie più restrittive e durature del previsto, e non solo a livello di tassi ufficiali ma anche sui Bilanci delle Banche centrali, attuando il cosiddetto QT (quantitative tightening), e di conseguenza anche sull'aggregato monetario M2. siccome era stato l'incremento costante della liquidità a partire dalla primavera del 2009 a spingere all'insù sia il mercato azionario sia il mercato obbligazionario (ma anche il settore immobiliare e altri asset), appare inevitabile una prolungata fase di sgonfiamento delle bolle sui mercati man mano che la liquidità si ritirerà. L'inflazione sembra destinata a rimanere per più tempo di quanto sperano, o comunque dichiarano, le Banche centrali, con probabili derive di stagflazione, ovvero stagnazione+inflazione. In tal senso sembra assai improbabile una ripresa stabile delle Borsele cui quotazioni dovrebbero correggere ampiamente, se non in termini nominali per lo meno in termini reali, per ridurre le profonde discrasie tra dinamiche finanziarie e dinamiche economiche accumulate negli anni passati. La protezione del potere d'acquisto dei risparmi rimarrà quindi al centro delle decisioni finanziarie per molto tempo a venire". 
 

player dominanti, quindi, rimangono, e ciò costituisce un'evidente anomalia, le "Banche centrali, chiamate a porre rimedio agli errori di politica monetaria degli ultimi lustri, cercando di evitare crash sui mercati finanziari e gravi recessioni sull'economia reale, continuando a sgonfiare in termini reali il debito, pubblico e privato, esploso negli anni come conseguenza delle politiche espansive degli anni passati. Un compito assai arduo".
 

In termini intermarket, "le sorti del listino azionario statunitense rimangono legate, con correlazione inversa, a quelle del dollaro USA". L'EurUsd (PC: 1,0879), dopo avere pressoché raggiunto l'obiettivo a 0,9500 (minimo 0,9592 il 28.09.2022),ha messo a segno un forte rimbalzo che ha riportato le quotazioni su un massimo a ridosso di 1,0928. Per conservare un'impostazione tonica l'euro deve mantenersi al di sopra di 1,0500, pena una ripresa delle vendite. Il quadro plurimensile rimane ancora favorevole al dollaro statunitense ma non si può escludere una prosecuzione del rimbalzo dell'euro, con primo obiettivo area 1,1000-1,1100. 

Prosegue il trend rialzista dell'Oro, che beneficia dello storno del dollaro USA, e ancora bene i metalli industriali come rame, alluminio e zinco. La generalità delle materie prime rimane sostanzialmente laterale. È opportuno mantenerle comunque in portafoglio su orizzonti strategici, stante il contesto di rendimenti reali negativi sull'obbligazionario e i rischi sul comparto azionario.

OPERATIVAMENTE: si conferma quindi la strategia in essere long commodities e dollaro Usa e short azionario, attuata con i seguenti Etc quotati su Borsa italiana (si ricorda che ancorché quotati in euro comportano un’esposizione lunga sul dollaro Usa: un elemento a favore in questa situazione di incertezza sul fronte geopolitico e di rientro dei capitali negli USA grazie al rialzo dei rendimenti dei governativi):

LUNGHE: Oro (ticker PHAU: PC 167,02); Argento (ticker PHAG: PC 20,400); Platino (ticker PHPT: PC 89,760); Palladio (ticker PHPD: 148,28); Caffè (ticker COFF: PC 0,8870); Cotone (ticker COTN: PC 2,8395); Rame (ticker COPA: PC 34,750); Alluminio (ticker ALUM: PC 3,298); Zucchero (ticker SUGA: PC 9,258); Cacao (ticker COCO: PC 2,270) e Zinco (ticker: ZINC: PC 10,113).

CORTE: ETF short sull’S&P500 Xtrackers S&P500 Inv Day (ticker XSPS: PC 8,0010).

(L'autore del presente articolo non è iscritto all'ordine dei giornalisti e potrebbe detenere i titoli oggetto dei suoi articoli)