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Over-diversificazione: quando troppi fondi ed ETF peggiorano il portafoglio


Over-diversificazione: quando troppi fondi ed ETF peggiorano il portafoglio

Negli ultimi anni si è diffusa un’idea molto intuitiva: più strumenti si inseriscono in portafoglio, maggiore sarà la diversificazione e quindi minore il rischio.

Nella pratica, tuttavia, accade spesso il contrario.

Molti portafogli costruiti da investitori retail presentano un numero elevato di ETF e fondi comuni che, pur appartenendo a categorie diverse, finiscono per replicare le stesse esposizioni. Questo fenomeno prende il nome di over-diversificazione.

La conseguenza è una struttura apparentemente sofisticata, ma poco efficiente, in cui il beneficio reale della diversificazione si riduce significativamente.

La domanda centrale diventa quindi una sola: quando la diversificazione smette di essere utile e inizia a diventare un problema?

Il metodo di analisi: diversificazione reale vs apparente

Per valutare correttamente un portafoglio non basta contare il numero di strumenti presenti.

La vera analisi si concentra su:

  • sovrapposizione delle partecipazioni (overlap)
  • esposizione geografica e settoriale
  • stile di gestione (growth, value, blend)
  • correlazione tra strumenti
  • contributo marginale al rischio

L’obiettivo è distinguere tra diversificazione “formale” e diversificazione reale.

Esempio concreto: il portafoglio tipico

Un caso molto diffuso è il seguente:

  • ETF MSCI World
  • fondo azionario globale attivo
  • ETF S&P 500
  • fondo tecnologico
  • ETF Nasdaq 100

A prima vista il portafoglio appare ben diversificato, combinando gestione attiva e passiva.

Tuttavia, analizzando le principali partecipazioni emerge una forte sovrapposizione:

  • Apple
  • Microsoft
  • Amazon
  • Nvidia

Questi titoli sono presenti sia negli ETF che nei fondi attivi, spesso con pesi rilevanti.

Il risultato è una concentrazione elevata su poche large cap statunitensi, in particolare nel settore tecnologico.

Indicatori di concentrazione e rischio

Analizzando la struttura del portafoglio emergono alcune criticità.

La concentrazione sui primi 10 titoli può facilmente superare il 30–40%, soprattutto quando si combinano fondi attivi globali e ETF USA.

La correlazione tra strumenti resta elevata, spesso superiore a 0,85, anche quando si mescolano strategie diverse.

La volatilità complessiva non si riduce in modo significativo rispetto a un’esposizione più semplice, mentre aumenta il rischio di sovraesposizione a specifici fattori, come il growth o il settore tecnologico.

In fase di drawdown, il comportamento tende a essere molto simile tra strumenti apparentemente diversi, segno di una diversificazione limitata.

I principali effetti dell’over-diversificazione

Il primo effetto è la falsa diversificazione.

ETF e fondi attivi possono sembrare complementari, ma spesso investono negli stessi titoli, riducendo il beneficio reale della diversificazione.

Il secondo è l’inefficienza nei costi.

Nel caso dei fondi attivi, il TER è generalmente più elevato. Se combinati con ETF, si crea una struttura in cui:

  • si pagano costi attivi senza reale differenziazione
  • si duplicano esposizioni già presenti in strumenti passivi

Il terzo è la perdita di controllo.

Con molti strumenti diventa difficile capire:

  • il peso reale delle singole posizioni
  • l’esposizione ai fattori di rischio
  • il contributo dei gestori attivi rispetto al mercato

Perché accade

Le cause sono spesso comportamentali.

Una delle principali è la ricerca di “completezza”: inserire sia ETF che fondi attivi per coprire ogni possibile scenario.

Un altro fattore è la fiducia nella diversificazione per numero di strumenti, senza analizzare cosa questi contengano realmente.

Infine, la presenza di più interlocutori (consulenti, banche, piattaforme) porta spesso ad accumulare strumenti nel tempo senza una revisione organica del portafoglio.

Come evitarla: approccio strutturato

Il punto di partenza non sono gli strumenti, ma la struttura del portafoglio.

È necessario definire prima:

  • asset class (azionario, obbligazionario, ecc.)
  • esposizione geografica
  • stile di investimento

Solo successivamente si selezionano ETF o fondi.

Una domanda chiave diventa:

Questo fondo o ETF introduce una nuova fonte di rendimento oppure replica qualcosa che ho già?

Se la risposta è negativa, l’inserimento è probabilmente inefficiente.

Esempio di semplificazione

Consideriamo due approcci.

Portafoglio complesso:

  • 3 ETF globali
  • 2 fondi azionari attivi
  • 1 fondo tematico
  • forte sovrapposizione

Portafoglio semplificato:

  • 1 ETF azionario globale
  • 1 fondo attivo con stile differenziato (ad esempio value o small cap)
  • 1 ETF obbligazionario

Nel secondo caso, ogni strumento ha un ruolo specifico e contribuisce realmente alla diversificazione.

Il ruolo dei fondi attivi: quando hanno senso

I fondi comuni possono avere un ruolo importante, ma solo se apportano una reale differenziazione.

Questo avviene tipicamente quando:

  • adottano uno stile chiaro (value, quality, small cap)
  • si discostano in modo significativo dal benchmark
  • generano alpha non replicabile con ETF

Al contrario, un fondo attivo molto simile all’indice, inserito accanto a ETF sullo stesso mercato, tende ad aumentare i costi senza migliorare il portafoglio.

Il vero punto: la diversificazione ha un limite

La diversificazione resta uno strumento fondamentale, ma presenta rendimenti decrescenti.

Oltre un certo livello, aggiungere fondi ed ETF non riduce il rischio in modo significativo, ma aumenta complessità, costi e opacità.

In altre parole, non è la quantità di strumenti a determinare la qualità del portafoglio, ma la loro combinazione.

In sintesi

L’over-diversificazione è un errore diffuso che porta a portafogli articolati ma poco efficienti.

Il problema non è utilizzare sia ETF che fondi attivi, ma farlo senza una logica di complementarità reale.

Un portafoglio efficace non è quello con più strumenti, ma quello in cui ogni componente ha un ruolo chiaro, distinto e coerente.

La differenza, quindi, non sta nel numero di prodotti utilizzati, ma nella qualità della costruzione complessiva.

L'autore del presente articolo è un trader privato e detenendo gli strumenti finanziari oggetto delle sue analisi potrebbe essere in conflitto di interesse con i lettori.
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