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Strategia Value: analisi del primo trimestre 2026 per KERING


Il primo trimestre 2026 si colloca in perfetta continuità con quanto emerso a chiusura del 2025. Non è ancora il momento della svolta, ma neppure quello del peggioramento. È, piuttosto, una fase intermedia in cui KERING prova a stabilizzare la dinamica dei ricavi mentre porta avanti, con una certa disciplina, il processo di riassetto industriale e strategico.

Il contesto resta complesso. Il lusso, dopo anni di crescita sostenuta, si confronta oggi con una domanda più selettiva, con un’Asia meno brillante e con una maggiore volatilità legata anche a fattori geopolitici. In questo scenario, il gruppo ha presentato a Firenze il piano “ReconKering”, che rappresenta la cornice entro cui leggere anche i numeri del trimestre: meno enfasi sulla crescita immediata, più attenzione alla ricostruzione delle basi.

RICAVI DI KERING:

Nel primo trimestre 2026 KERING ha registrato ricavi per € 3.568 mln, in calo del -6% reported, ma sostanzialmente stabili su base comparabile (0%).

È proprio questo il dato che ha attirato l’attenzione del mercato. Dopo trimestri di contrazione significativa, la discesa si arresta. Ma, come spesso accade, il numero aggregato racconta solo una parte della storia.

All’interno del gruppo, infatti, le dinamiche restano divergenti. La divisione Fashion & Leather Goods – che rappresenta il cuore del business – registra ricavi per € 2.852 mln, in calo del -3% comparabile, mentre Gucci, da sola, scende a € 1.347 mln, con una flessione del -8% comparabile.

A compensare questa debolezza intervengono le altre divisioni, in particolare Jewelry ed Eyewear. La prima cresce in modo sostenuto raggiungendo € 269 mln, mentre la seconda segna il miglior trimestre della sua storia con € 489 mln.

Il risultato è una stabilizzazione che potremmo definire “di equilibrio”: il gruppo smette di scendere, ma non cresce ancora, perché il motore principale continua a girare sottotono.

Sul piano geografico, il trimestre evidenzia ancora una forte disomogeneità.

Il Nord America si conferma l’area più dinamica, mentre l’Europa resta debole. L’Asia Pacifico continua a mostrare segnali di fragilità e il Giappone evidenzia una contrazione più marcata.

Se si guarda nello specifico a Gucci, la fotografia è ancora più evidente: il contributo positivo del Nord America non è sufficiente a compensare la debolezza dell’Asia e del Giappone.

È una dinamica che il mercato conosce bene: il vero nodo resta la domanda asiatica, che negli ultimi anni aveva sostenuto in modo decisivo l’intero settore.

IL GRAFICO DI KERING:

Dopo la rottura della trendline discendente rossa, l’uptrend del titolo è stato respinto dalla media mobile a 200 settimane. Attualmente le quotazioni si sono riportate in prossimità del test situato sulla resistenza posta a circa € 280.

RIFLESSIONI:

Per comprendere il significato di questo trimestre è utile tornare al punto di partenza.

Il 2025 si era chiuso con ricavi pari a € 14.675 mln, un utile netto di € 532 mln e una struttura finanziaria in miglioramento, con indebitamento sceso a € 8.039 mln. Il messaggio era chiaro: accettare un anno di debolezza per ricostruire le basi.

Il primo trimestre 2026 conferma solo in parte questo percorso. La stabilizzazione dei ricavi è un primo passo, ma non rappresenta ancora un’inversione. Gucci continua a scendere, anche se a un ritmo più contenuto, mentre le altre divisioni svolgono un ruolo di supporto senza poter trainare da sole il gruppo.

In questo contesto si inserisce il piano presentato a Firenze, che rappresenta probabilmente l’elemento più rilevante emerso nelle ultime settimane. L’approccio del management è chiaro: riportare il gruppo su un percorso di crescita richiederà tempo, disciplina e un ritorno ai fondamentali del lusso – desiderabilità, qualità del prodotto e coerenza del posizionamento.

La strategia è articolata su più fasi e accompagnata da obiettivi finanziari ambiziosi nel medio termine, tra cui un significativo recupero della marginalità e una maggiore efficienza del capitale investito.

Il punto, però, resta sempre lo stesso. Il mercato non contesta la direzione, ma i tempi.

Nel breve periodo mancano indicazioni puntuali sull’evoluzione dell’esercizio. La traiettoria resta quella di un miglioramento progressivo, ma senza una chiara visibilità su quando la stabilizzazione potrà trasformarsi in crescita.

È qui che si gioca la partita. Il gruppo ha avviato un processo di ricostruzione credibile, ha rafforzato la struttura finanziaria e ha chiarito la strategia. Ma la verifica passerà inevitabilmente dai numeri, in particolare da Gucci.

Il primo trimestre non segna ancora un punto di svolta. Segna piuttosto una fase di rallentamento della discesa.

E, come spesso accade in Borsa, tra il rallentare e il ripartire c’è una differenza che il mercato misura con estrema attenzione.

La scommessa su KERING prevede, pertanto, una buona dose di pazienza. Chi non è disposto ad averla, cambi cavallo.

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Francesco Norcini è un investitore privato che detiene le azioni oggetto dei suoi articoli creando in questo modo un potenziale conflitto di interesse con i lettori.
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