ll filosofo si pone buone domande; piuttosto che dare risposte si interroga. Ritiene che la domanda sia l'essenza stessa del pensiero e metta in discussione quelle certezze che a volte diamo per scontate.
La domanda consente di non accontentarsi delle apparenze ed apre i dibattiti.
Può essere interessante conoscere quali siano alcune tra le domande più ricorrenti che si pone il consulente finanziario. Conviene delegare completamente alla propria banca la view di mercato? Quale sarà l’asset allocation ottimale per il resto dell’anno? Riuscirà il mio gestore a navigare bene con il fondo x? I fondi obbligazionari
verranno premiati dall’andamento dei tassi tornando a diversificare dall’equity? Perché il consulente finanziario deve farsi troppe domande? Per quanto tempo lo S&P starà in area 7500? Punterà a 8000 per Natale o farà prima un giretto sotto l’ area 7000? Quanto devono aspettare i ritardatari per comprare su una correzione pesante? Il consulente finanziario pensa spesso a quel risparmiatore aggressivo dagli obiettivi ambiziosi, riuscirà a sopportare un eccesso di volatilità o dovrò procurarmi un kg di Malox?
Propongo una ulteriore domanda: è valida la scelta di applicare lo stop loss sui fondi? Molti concetti come stop loss, trend–following, take profit, money management sono in realtà strumenti essenziali per tutti, non solo per chi opera in azioni o etf.
In particolare, la filosofia dello stop loss si concentra sulla gestione del capitale, in quanto più importante della generazione dei profitti. Alcuni elementi di questo approccio sono l’accettazione dell'errore per evitare il peggio o la gestione del rischio sulla traccia delle regole dei costi operativi di un’azienda quando si devono limitare le perdite se il mercato va contro le aspettative. In sostanza è come avere una specie di assicurazione del capitale che
salvaguarda la capacità di operare in futuro e consente di non rimanere passivamente ingessati in attesa dei “recuperi”. La tendenza umana a sperare nei rimbalzi, che spesso amplifica le perdite, è pilotata dall’avversione alla perdita e non da una regola oggettiva.
Ecco che lo stop loss consente di distanziarsi dal comportamento istintivo e di sostituire la decisione emotiva con una regola prestabilita, statisticamente affidabile.
In realtà non si tratta propriamente di stoppare le perdite o vendere in perdita ma di preservare i guadagni fatti fino a quel momento.
In allegato propongo l’andamento del famoso fondo G B della SICAV M S, collocato da molti consulenti finanziari che va bene dal 2000, anno di lancio. Notiamo che fino al 2023 la linea blu del fondo segue la linea rossa del benchmark.
Ricordo che il benchmark è un parametro di riferimento cioè un indice rappresentativo di un determinato mercato. Ad esempio, per i fondi azionari America, i gestori hanno l’obbligo di indicare lo S&P500. Il benchmark si usa comunemente nella valutazione della gestione di un fondo per comprendere se i risultati della gestione sono in linea, sotto o sopra il benchamark.
Nel 2023 si apre la forbice tra l’andamento del fondo ed il benchmark: è il primo segnale di allarme. Il secondo alert di conferma c’è stato nell’estate 2025 quando il fondo ha imboccato una brutta via ... che la retta trend line era smarrita. Possiamo comprendere tutte le ragioni, e le giustificazioni, sottostanti a tale debacle ma è giusto
che il risparmiatore usi fondi efficienti. Non può cedere all’abitudine, alla pigrizia o all’ ignoranza in attesa che il fondo cresca come il benchmark. Bene, il famoso fondo G B nel marzo 2024 si ammala. La situazione si aggrava a luglio 2025 quando si verifica un andamento divergente rispetto al benchmark: il fondo va al ribasso
mentre il benchmark va al rialzo. Ecco, attraverso il grafico, possiamo notare come il risparmiatore, con il contributo del consulente finanziario, ha avuto varie finestre temporali per applicare lo stop loss; ovvero più opportunità di uscita per cambiare cavallo.
https://marcobiagioli.it/2019/11/26/liquidare-i-fondi-migliori-e-un-po-come-allontanare-degli-ottimi-operari/
Siamo arrivati a fine maggio e, mentre il consulente finanziario chiede una consulenza alla moglie sulle vacanze estive, il nostro FTSE MIB, dopo 26 anni, torna a 50000 punti. Ricordiamoci che, considerando i dividendi, questa soglia è già stata superata e che il nostro mercatino, dal 2011, ha reso complessivamente quasi il 10% medio annuo composto. Oltreoceano i mercatoni USA hanno infilato otto settimane consecutive al rialzo, una roba vista altre dodici volte a partire dal 1970.
Eravamo rimasti in presenza del semaforo giallo ormai diventato rosso; non abbiamo accelerato scegliendo piuttosto di rallentare e scaricare un po' di azionario come hanno fatto del resto le mani forti. Il sondaggio NAAIM rileva che i gestori attivi hanno ridotto l'esposizione. Anche la media a 10 giorni del put/call ratio sulle opzioni indici USA che gira verso SUD, indica che l'attività di copertura che solitamente coincide con l'accumulazione di azioni da
parte dei grossi sta calando. Molti altri indicatori suggeriscono di ridurre l’esposizione azionaria.






